3 Trend (e Tecnologie) che stimoleranno la Creatività Digitale nel 2018

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Come già ben sottolineato nell’articolo “SOS Creatività” recentemente pubblicato su questo blog, la Creatività è una brutta bestia. Se da un lato infatti il mondo vive di idee – oggi, più che mai! – d’altra parte generare tali idee (possibilmente, con sistematicità e costanza) è una grande fatica.

Come fare, allora, per stimolare il pensiero laterale? Una risposta a tale domanda rimane sempre valida: lasciati ispirare!

Contenuti generati dalle persone sui / dai proprio canali social (chiamati tecnicamente user-generated content), forum, piattaforme di sharing e via dicendo – o meglio, scrivendo: il web si rivela un bacino formidabile di informazioni, contenuti, suggestioni preziose per nuove idee da ri-applicare in ambito lavorativo o nella propria quotidianità. Con questa grande abbondanza, che spesso sfocia in caos, la sfida diventa riuscire a setacciare adeguatamente, al fine di trovare esattamente quello che fa al caso tuo.

E qui entrano in gioco i trend: tendenze, pattern, linee guida che fanno ordine, raccontano cosa succederà in un dato momento storico a venire. In particolare, in questo articolo ti parlerò di qualcosa di importante per il successo del tuo business e delle tue attività nel 2018: ovvero, delle tre tendenze digitali (e, dove possibile, di alcune tecnologie molto interessanti correlate) che possono diventare molto utili per stimolare la tua creatività professionale attraverso preziosi consigli.

Iniziamo il viaggio: sei pronto?

Trend #1: Visual Intelligence

Sempre più spesso, le persone parlano per contenuti che hanno come formato l’immagine. Pinterest e Vine prima, Instagram adesso (per citare le piattaforme più diffuse) rappresentano solo la punta di un iceberg, nonché un indicatore di tale evoluzione.

Ciò porta a un importante cambiamento sintattico e semantico: stiamo passando da un linguaggio testuale e per parole, a uno visuale e per immagini. L’esplosione planetaria delle emoji – che alcuni esperti di linguistica non esitano a definire le prime vere lettere di un alfabeto universale – parla chiaro. Comunichiamo per immagini (spesso senza nemmeno accorgercene), sia tra noi che con le marche e le aziende, e sempre più dobbiamo essere ascoltati da queste ultime in funzione dei contenuti visual che pubblichiamo sui social media.

Talkwalker è una soluzione leader nel campo della tecnologia di image recognition, a sua volta alla base delle attività di Visual Intelligence. Provalo per scoprire se e in che modo i clienti usano il tuo logo per contestualizzarlo e “viverlo” in rete.

Trend #2: Story Listening

Per citare questo secondo trend, faccio largo uso delle parole dell’amico e collega Francesco Gavatorta, esperto di Storytelling e Tecniche Narrative e co-Autore di “Content Evolution. La Nuova Era del Marketing Digitale” (FrancoAngeli, 2015). E inizio con una frase ermetica.

Dietro ai contenuti generati dagli utenti citati al trend #1, stanno le storie.

Cosa significa? Semplice: che per “story listening” non intendo il semplice monitoraggio delle conversazioni in rete – ovvero, il tracciamento e l’analisi dei contenuti generati dagli utenti in rete legati a una specifica entità e/o argomento. Mi riferisco invece a qualcosa di più profondo. Esistono infatti alcune teorie che sostengono come tutto ciò che apprendiamo sia possibile grazie a un processo di traduzione fatto dal nostro cervello di ciò che osserviamo in contenuti narrativi, ovvero in storie.

Il 2018 si rivelerà un anno ancora più “narrativo”. Il trend #2 emergente di comunicazione e marketing si interroga proprio su questo: come riuscire ad analizzare le storie che stanno alla base dei contenuti generati dalle persone in rete?

Certamente, attraverso un’analisi semantica che permette di andare ben oltre alla superficie delle parole.

Protagonist.io è uno strumento di analisi che sfrutta machine learning, natural language processing e fa leva sulla competenza di analisti esperti per identificare i percorsi narrativi alla base dei contenuti generati dalle persone in rete. Ovvero, trovare delle “costanti narrative” che legano tra loro le conversazioni che le persone fanno in rete su di te e/o il tuo business. Solo così riuscirai a progettare comunicazioni rilevanti e non prodotto-centriche, ormai obsolete e completamente inefficaci. Un bel cambio di prospettiva rispetto anche solo a pochi anni fa, vero?

Trend #3: Social Packaging (ma non solo)

Da qualche tempo, infine, la comunicazione non può più permettersi di essere passiva. Ma deve agire in modo proattivo, essere progettata fin da subito per rivelarsi un potente meme, abilitatore di passaparola e di viralità. Questo vale anche per strumenti di comunicazione a prima vista lontani dalle dinamiche social; per esempio, il packaging.

Nutella e Coca Cola sono state tra le prime marche a capirlo.


Come hai capito, sto parlando di packaging che stimolano le interazioni – digitali, ma non solo – fin dal loro design. A cui sono seguiti sforzi di comunicazione di altri brand, come Barilla.

Il packaging è un esempio di strumento della comunicazione di un’azienda che è stato capace di trasformarsi in elemento social intrinseco, by design. Oggi tutto deve essere progettato in questo modo, capace di stimolare (e se possibile incanalare) le conversazioni delle persone fin dalla fase progettuale. Digital e non digital fa poca differenza: quello che conta è la logica fondamentale. Magari, sfruttando proprio le recensioni e i feedback delle persone ai fini progettuali.

Trend e applicazioni creative

E ora, il grande salto finale: come riuscire ad applicare questi trend alla tua quotidianità professionale?

Il primo e più importante take-away che è possibile estrapolare da questo articolo è certamente che il contesto conta, e tanto: non a caso, si parla del passaggio dal Content Marketing al Context Marketing. Capire come viene contestualizzato un logo nei discorsi online e/o identificare i pattern narrativi a fondamenta dei contenuti generati dalle persone in rete può rivelarsi fondamentale per ripensare al mondo di marca che si desidera rappresentare / raffigurare. Tale processo genera variabili di progettazione – o ri-progettazione – del logo e degli asset grafici. Per esempio, se un’analisi approfondita scoprisse la contestualizzazione di un logo specifico all’interno di contenuti grafici legati al tema del viaggionon necessariamente business – lo stesso logo potrebbe essere ripensato nel colore, nel font (a supporto delle linee guida tradizionali di font design), nel logotipo coerentemente con tale tematica emersa. E così tutti gli altri elementi e gli strumenti di comunicazione!

Il secondo take-away riguarda un altro passaggio importante degli artefatti di comunicazione, che devono diventare sempre più open e social. Dare spazio al contributo delle persone, giocare con esse, “ascoltare” (e, se possibile, anticipare) le loro storie, coinvolgerle nella propria. Come ho spiegato nell’articolo “Customer Experience fa Rima con Creatività? NO! Anzi, sì.”:

“I media digitali e l’innovazione tecnologica hanno infatti reso possibile la creazione di artefatti digitali che integrano al proprio interno e alla perfezione gesto creativo e sensibilità alla Customer Experience.”

Atom Bank e Google sono solo alcuni degli esempi che ho recentemente utilizzato per sottolineare la crescente rilevanza delle marche che progettano le propria creatività con uno sguardo all’esperienza globale vissuta dalle persone nell’interazione con la marca.

Spero che questo excursus su alcuni trend 2018 ti abbia aperto un mondo sulla relazione tra digitale, creatività e comunicazione. “Social” oggi non è più solo un ambiente, ma un vero e proprio mindset.

Sei pronto? In bocca al lupo e buon lavoro!

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