I font di Pedro Almodóvar

I font di Pedro Almodóvar

Giovanni Blandino Pubblicato il 6/21/2021

I font di Pedro Almodóvar

Colorato, eccessivo, divertente. Sociale e introspettivo. Star del cinema mondiale. La parabola di Pedro Almodóvar e dei suoi iconici film ha contrassegnato in un modo o nell’altro quaranta anni di cinema spagnolo ed europeo. Ciò che resta nel nostro immaginario è la sensualità dei suoi personaggi, insieme alla forza che li muove: il desiderio.

Oggi, la storia dei film di Pedro Almodóvar, la raccontiamo da un altro punto di vista: quello del lettering e delle sue scelte tipografiche. E scopriamo che anche i font ci dicono molto sull’evoluzione del regista spagnolo: i lettering fumettistici, imprecisi ma originali, del primo Almodóvar lasciano pian piano spazio a scelte tipografiche più eleganti ed equilibrate. In mezzo c’è un po’ di tutto, tra cui la storica, ricorrente collaborazione con il designer argentino Juan Gatti – tanto da far tracciare a molti un parallelo con il celebre sodalizio tra Alfred Hitchcock e Saul Bass.

Prima di andare a scoprire font e lettering dei film più celebri di Pedro Almodóvar – da Donne sull’orlo di una crisi di nervi a Legami!, fino all’ultima pellicola Dolor y Gloria – vi proponiamo, come spesso facciamo, una prima carrellata di alcuni dei titoli più belli.

Che ho fatto io per meritare questo?

Una commedia scura e particolarissima – tra i migliori esempi del primo AlmodóvarChe ho fatto io per meritare questo? esce nel 1984 ed è una pellicola trasgressiva e fortemente ironica. Non vi sveliamo molto: diciamo solo che nel corso della storia verrà compiuto un omicidio usando un’arma molto particolare.

Immagine: http://todopedroalmodovar.blogspot.com/

Il lettering dei titoli di testa ci racconta una delle prime passioni di Pedro Almodóvar: i fumetti. Prima di diventare un famoso regista, quando lavorava alla compagnia telefonica spagnola – suo impiego principale per ben 12 anni –, il giovane Pedro pubblicava infatti fumetti nelle riviste underground, oltre a interessarsi al teatro d’avanguardia, alla scrittura e, ovviamente, al cinema.

Forse proprio per questo i titoli di apertura di Che ho fatto io per meritare questo? hanno un lettering decisamente fumettistico, per le loro forme, per i colori e per il guazzabuglio di stili diversi posti uno accanto all’altro – fino ad arrivare all’enorme titolo principale, nero su rosso, scoperto da una veloce carrellata.

A disegnare i titoli è Iván Zulueta, artista e regista spagnolo, che dice di essersi ispirato ai lettering trovati sulle confezioni di detersivi.

Donne sull’orlo di una crisi di nervi

Donne sull’orlo di una crisi di nervi, uscito nel 1988, è un’irriverente commedia di Pedro Almodóvar che intreccia con ironia diverse storie. A essere le protagoniste assolute sono le donne, più volte raccontate e omaggiate dal regista spagnolo.

A introdurci al mondo femminile sono i meravigliosi titoli di apertura che segnano l’inizio della storica collaborazione tra Pedro Almodóvar e il designer argentino Juan Gatti.

Immagine: http://annyas.com/

In contrasto con la profondità psicologica delle protagoniste del lungometraggio, i titoli sono un ironico concentrato degli elementi femminili più appariscenti e naïve. Juan Gatti unisce in un sapiente collage ritagli e dettagli raccolti da riviste di moda degli anni Sessanta: silhouette eleganti, un fiore, il rossetto, una scarpa con il tacco.

Anche il font utilizzato nei titoli è quello tipico delle riviste patinate dell’epoca: il Bauer Bodoni. Ispirato agli originali caratteri creati da Giambattista Bodoni che rivoluzionarono il mondo della tipografia alla fine del Settecento (anche per questo abbiamo annoverato Bodoni tra i cinque inventori che rivoluzionarono la stampa.

Il Bauer Bodoni fu disegnato nel 1926 da Heinrich Jost, direttore artistico della storica fonderia Bauer a Francoforte. È considerato tra le più delicate interpretazioni dei caratteri Bodoni e molto diffuso, utilizzato soprattutto nelle riviste patinate.

Un’ultima curiosità: per confezionare questi splendidi titoli di testa Pedro Almodóvar e Juan Gatti usarono la truca, una particolare stampatrice per pellicole cinematografiche molto in voga all’epoca per creare piccoli effetti speciali.

https://www.youtube.com/watch?v=AaU8jkCSDY8&ab_channel=RaquelMoreno

Légami!

Uscito nel 1990, Légami! è una commedia a suo modo romantica in cui Pedro Almodóvar racconta alcuni dei temi più cari nei suoi primi film: il desiderio, l’amore e l’ossessione. La pellicola racconta infatti, in maniera piuttosto irriverente, la relazione tra un’attrice e il suo sequestratore.

Anche in questo film, Pedro Almodóvar si avvale della collaborazione di Juan Gatti per il disegno dei titoli. Nato in Argentina e formatosi a New York, Gatti era uno dei più stimolanti designer in circolazione all’epoca. Il loro rapporto assomiglia molto a quello tra Alfred Hitchcock e il designer newyorkese Saul Bass [link ad articolo “I font di Alfred Hitchcock”]. In entrambi i casi si tratta di collaborazioni durature – Gatti lavorerà per i titoli e le locandine di ben 11 film di Pedro Almodóvar – tra personalità estremamente creative e a loro modo geniali. “A volte siamo in disaccordo – racconta Gatti in un’intervista – entrambi possiamo essere ossessivi e testardi, ma alla fine sono queste differenze che rendono migliore l’opera finale”.

Immagine: http://annyas.com/

Ironia della sorte, Juan Gatti nei titoli di apertura di Légami! e nella locandina del film omaggia apertamente proprio il lavoro di Saul Bass. L’irregolare carattere bastoni del lettering, di un azzurro risplendente e quasi fumettistico, riprende esplicitamente alcune delle opere più famose dell’artista americano: Anatomia di un assassinio e L’uomo dal braccio d’oro di Otto Preminger.

Omaggio per omaggio, notiamo anche che il lettering realizzato da Juan Gatti appare sopra una serie di immagini in replica del Cuore di Gesù e Maria, quasi come in un’opera di Andy Wahrol. Una scelta improvvisata all’ultimo momento da Almodóvar.

Julieta

Uscito nel 2016, Julieta è uno dei film dell’Almodóvar ormai maturo e famoso. Il film racconta, tramite ripetuti flashback, le vicissitudini di una madre e una figlia nel corso di tre decenni. L’irriverenza lascia spazio alla malinconia e a elementi come il silenzio, l’abbandono e l’assenza. Dal punto di vista tipografico, i lettering più vistosi cedono il passo a font più equilibrati.

Immagine: http://todopedroalmodovar.blogspot.com/

Nella pellicola i destini di madre e figlia, della ragazza e della donna, sembrano unirsi. È da questa idea che nasce la locandina del film, realizzata dallo studio grafico madrileno Barfutura: a collegare le fotografie delle due donne è un potente titolo centrale. “Cercavamo un carattere elegante, forte, in qualche modo diverso. Ci serviva questo tipo di carattere anche perché il titolo, composto di una sola parola, avrebbe dato un forte risalto al font,” raccontano così in un’intervista la scelta del carattere i creatori della locandina.

La scelta ricadde sull’ITC Grouch, font che è stato usato anche nei titoli di apertura del film.

L’ITC Grouch è un font graziato ad alto contrasto – ovvero con una forte differenza di spessore tra le linee spesse e le linee sottili dei glifi – disegnato nel 1970 da Tom Carnase e Ronne Bonder. Se ben vi ricordate, nella nostra serie di articoli su font e registi abbiamo già incontrato Tom Carnase. Il tipografo, insegnante e grafico statunitense ha infatti creato l’ITC Busorama usato da Quentin Tarantino per i titoli di Pulp Fiction.

Dolor y Gloria

Dolor y Gloria esce nel 2019 ed è attualmente l’ultimo film di Pedro Almodóvar. È un film sull’atto della creazione e racconta la storia di un regista ormai in età avanzata che deve fare i conti con la propria salute, con l’impossibilità di girare altri film e con le passioni mai sopite del passato.

Per Pedro Almodóvar, Dolor y Gloria rappresenta in qualche modo un ritorno al passato: tornano alcuni dei suoi storici attori, come Antonio Banderas e Penélope Cruz, ma torna anche una nuova collaborazione con Juan Gatti per i titoli di testa (l’ultima volta infatti che i due avevano lavorato insieme era nel 2011 per La pelle che abito).

Immagine: http://todopedroalmodovar.blogspot.com/

I titoli ci immergono subito in un mondo di arte e creatività. Le fantasie sullo sfondo – azzurro, rosa, verde, rosso – quasi ci ipnotizzano e ricordano molto da vicino la marmorizzazione, una tecnica decorativa su carta che imita le chiazzature di colore su una superficie di marmo. Curiosità: la tecnica nacque in Asia, si diffuse nel mondo islamico e arrivò in Europa attraverso le legatorie veneziane del Seicento che la usavano per foderare i libri ed altri oggetti.

È su questo sfondo cangiante che compaiono i titoli di apertura su un rettangolo écru bianco grezzo, anche in questo caso il carattere tipografico scelto è tra i più equilibrati e diffusi: il Futura.

Il Futura è uno dei caratteri tipografici più apprezzati e usati al mondo. È un font moderno e geometrico, ispirato agli elementi visivi del Bauhaus. Fu disegnato dal tedesco Paul Renner nel 1927, inizialmente per essere utilizzato all’interno del Neues Frankfurt (in italiano Nuova Francoforte), un progetto architettonico modernista che interessò la città tedesca alla fine degli anni Venti. Sapevate che è anche il carattere feticcio di un altro regista?

Abbiamo dunque visto come il disegno dei titoli rappresenti nella cinematografia di Pedro Almodóvar un dettaglio non secondario. Per questo nelle scelte grafiche e tipografiche si è sempre avvalso di collaboratori d’eccezione, come l’artista Juan Gatti. D’altra parte, ai pochi secondi dei titoli di testa è affidato un compito decisamente importante: creare una parentesi nel nostro mondo quotidiano e prepararci per immergerci nell’universo magico dei suoi film.