I Maestri del fumetto: Sergio Toppi

I Maestri del fumetto: Sergio Toppi

Candido Romano Pubblicato il 6/15/2026

I Maestri del fumetto: Sergio Toppi

Sergio Toppi è uno dei grandi maestri del fumetto, riconosciuto in tutto il mondo per il suo segno inconfondibile. È riuscito a scardinare le regole del fumetto, nella sua umiltà di “autore e artigiano”, grazie ad architetture visive che spesso hanno unito l’arte sequenziale all’illustrazione.

L’autore si è spesso sentito chiedere se il suo fosse fumetto o illustrazione: questo a causa delle sue grandi figure che sovrastano la pagina, che riescono a sintetizzare le azioni di più vignette. In ogni caso è sempre stato chiaro: Sergio Toppi è un fumettista.

Sviluppa, infatti, un approccio al disegno in cui il contrasto tra bianco e nero diventa un importante strumento espressivo, ma è anche un maestro del colore. Il suo rifiuto per la classica gabbia a vignette porta in realtà a una narrazione più fluida.

Due pagine di Sharaz-de –  © Edizioni NPE –  https://edizioninpe.it/product/sharaz-de/?srsltid=AfmBOor3nQGaisd3mP-C29JaIVgF4FHnxjkD4Qlu6SUiULMpVVqcZ6HF

Apprezzato anche nel mondo del design e della stampa per il modo in cui riesce a rendere realistici i materiali attraverso la sua particolare inchiostrazione, Toppi ha costruito mondi sospesi tra il realismo storico e la dimensione magica, firmando adattamenti di leggende orientali ed esplorazioni di conflitti coloniali con un tratto divenuto inconfondibile.

L’infanzia, la formazione e le influenze

Sergio Toppi nasce a Milano nel 1932 e trascorre un’infanzia segnata dalla morte del padre, musicista e insegnante al conservatorio, nel 1936, a causa della tubercolosi mentre serviva come autiere durante la Prima Guerra Mondiale. L’ambiente domestico dove cresce è prettamente femminile: viene accudito dalla nonna e dalla madre. Entra in contatto fin da piccolo con i libri illustrati e con la pittura, dato che la madre lavora per la casa editrice d’arte De Giuli Gaddoni Grasso.

Il suo immaginario viene però anche segnato dalla Seconda Guerra Mondiale. Dopo i bombardamenti su Milano del 1943, la sua famiglia viene sfollata a Bannio Anzino, nella Valle Anzasca, in Piemonte. Si tratta di un territorio montano che diventa teatro di scontri tra i partigiani e i soldati nazifascisti. In questo periodo l’autore entra in contatto con la guerra. Pur non amando assolutamente il conflitto, è affascinato soprattutto dall’equipaggiamento militare dell’epoca, da elementi visivi come  le armi, le divise e in generale la rappresentazione dell’uomo inserito in contesti naturali ostili.

Alla fine della guerra torna a Milano e studia al Liceo Classico Giovanni Berchet, acquisendo una solida formazione umanistica e letteraria. Si iscrive poi alla Scuola d’Arte del Castello Sforzesco, ma lascia dopo un solo anno a causa dell’impostazione da lui considerata antiquata e noiosa. Entra poi nella Facoltà di Medicina e lì conosce Aldina Monesi, futura moglie e compagna di vita, ma decide poi di lasciare per dedicarsi completamente al disegno.

Toppi è infatti da considerare un artista completamente autodidatta: ha imparato a disegnare osservando la realtà, per trasformarla poi a suo piacimento. Comincia a leggere fumetti intorno all’età di 14 anni, esplorando le bancarelle milanesi. Qui entra in contatto con la rivista Asso di Picche e viene colpito dalle tavole di Dino Battaglia, dai suoi neri e dalle atmosfere che riesce a creare: in questo momento Toppi non sa ancora che in futuro diventerà un grande amico di Battaglia, così come di Hugo Pratt, sua altra grande influenza.

Due pagine di Sharaz-de –  © Edizioni NPE –   https://edizioninpe.it/product/sharaz-de/?srsltid=AfmBOor3nQGaisd3mP-C29JaIVgF4FHnxjkD4Qlu6SUiULMpVVqcZ6HF

Oltre a questi grandi fumettisti italiani, Toppi viene influenzato dall’arte europea dell’Ottocento e Novecento. Da Gustav Klimt assimila l’uso dei motivi geometrici, da Egon Schiele riprende la tensione drammatica dei corpi e la spigolosità delle anatomie, elevando il linguaggio del fumetto verso nuovi orizzonti.

Gli anni ’50 e ‘60: illustrazione, animazione e il Corriere dei Piccoli

Sergio Toppi comincia a pubblicare dapprima alcune illustrazioni per la casa editrice UTET, all’interno dell’Enciclopedia dei Ragazzi. Questo lavoro abitua l’autore a una ricerca iconografica piuttosto rigorosa: comincia a studiare libri in cui vengono descritti armi, mostrati costumi e architetture storiche.

Tra il 1956 e il 1961 lavora invece per la Pagot Film, una realtà all’avanguardia nell’animazione italiana, in particolare per le pubblicità del Carosello. Qui realizza sfondi per le animazioni e lavora anche come sceneggiatore e regista: apprende quindi le regole della cinetica, del montaggio e dell’inquadratura, conoscenze che utilizza nelle sue opere future. In parallelo lavora anche per il settimanale Candido, per cui realizza delle vignette di satira politica.

Una tavola di Zurlì e l’Ipercubo –  © Fototeca Gilardi – https://archivio.fototeca-gilardi.com/item/it/1/39939/ZURL%C3%8C+SUL+CORRIERE+DEI+PICCOLI

Toppi entra ufficialmente nel mondo del fumetto nel 1961, pubblicando sul Corriere dei Piccoli. Inizia con gli episodi a fumetti tratti da trasmissioni televisive come quelle dedicate al Mago Zurlì (Zurlì e l’Ipercubo). Essendo appassionato di uniformologia e modellismo, propone al Corriere dei Piccoli progetti poco convenzionali. Lavora infatti a modellini di carta da ritagliare e costruire, dai soldatini ai cavalieri medievali, passando per una stazione spaziale con astronauti e tecnici all’aula del Concilio Vaticano, con tanto di modellini in carta di prelati e guardie. Eccezionali anche le sue “cartoline in rilievo”, che ritraggono le più famose piazze d’Italia in tre dimensioni, da riporre su una piccola base.

Gli anni ’70: la destrutturazione della tavola

Nel 1972 il Corriere dei Piccoli diventa Il Corriere dei Ragazzi: qui Toppi, sempre in coppia con Mino Milani, disegna la serie Dal nostro inviato nel tempo Mino Milani, dove lo sceneggiatore funge da narratore nella storia, ma ancheFumetti-Verità, Uomini Contro e I Grandi nel Giallo.

Ma gli anni ’70 segnano soprattutto la completa emancipazione stilistica di Toppi dai canoni classici del fumetto. A partire dal 1974, grazie alla collaborazione con il Messaggero dei Ragazzi (diretto da Padre Giovanni Colasanti), trova la libertà editoriale per superare definitivamente la rigida suddivisione della tavola in vignette, ritenuta da lui limitante. Colasanti vuole svecchiare il periodico e, tramite i suggerimenti del critico letterario Gianni Brunoro, arriva a Sergio Toppi, promettendogli carta bianca.

Una copertina de Il Messaggero dei Ragazzi-  © Messaggero di Sant’Antonio Editrice- https://www.badtaste.it/articoli/il-messaggero-dei-ragazzi-chiude-dopo-96-anni

L’autore sperimenta quello che i critici chiamano “verticalità diagonale”. Le cornici delle vignette spariscono all’interno della tavola, mentre i contorni dei personaggi, i panneggi degli abiti o gli elementi del paesaggio fanno da divisori “naturali” che guidano l’occhio del lettore nella narrazione. Toppi fonde quindi elementi di grande dimensione in primo piano, come ad esempio un volto o un’arma, con scene di massa sullo sfondo.  Le figure si allungano per occupare l’altezza della pagina, acquisendo una statura monumentale.

L’autore riesce quindi a trovare una cifra stilistica assolutamente personale: oltre alla costruzione della tavola anti-tradizionale, senza la tipica inquadratura fissa simile allo schermo televisivo, fa un uso del tutto nuovo del tratteggio per creare luci, ombre e tridimensionalità. Anche i colori e soprattutto il bianco entrano con grande potenza nei disegni, creando spazi vuoti che in realtà costruiscono figure riconoscibili per l’occhio umano.

Toppi però non è solo un fumettista d’autore. Nella sua carriera si vedono infatti diverse incursioni nel fumetto popolare, ad esempio nel 1975, quando Sergio Bonelli lo chiama alla Daim Press per completare Herman Lehmann, l’indiano bianco, lasciato incompiuto da Rino Albertarelli. Successivamente, tra il 1976 e il 1978, Toppi è uno dei protagonisti della prestigiosa collana Un uomo un’avventura (Cepim), inaugurando la serie con L’Uomo del Nilo e proseguendo con L’Uomo del Messico. Con il volume L’uomo delle paludi firma, per la prima volta in questo formato, sia i testi che i disegni.

Una tavola di Herman Lehmann, l’indiano bianco-  © Sergio Bonelli Editore- https://www.sergiobonelli.it/prodotto/herman-lehmann/

La maturità artistica: Sharaz-de e Il Collezionista

Durante una cena organizzata proprio da Bonelli durante la fiera del fumetto di Lucca, Toppi conosce Oreste Del Buono, scrittore, giornalista e direttore di Linus, la storica rivista oggi diretta da Igort.

Del Buono porta quindi Toppi a pubblicare sulla rivista d’autore Alter Alter il primo capitolo della sua opera più conosciuta e apprezzata: Sharaz-de, rilettura visiva dei racconti de Le Mille e Una Notte. Considerata dalla critica uno dei vertici del suo sperimentalismo, l’opera elimina completamente la gabbia fumettistica: il volto della principessa funge spesso da elemento unificatore della tavola, da cui scaturiscono personaggi e ambientazioni in un fitto gioco di rimandi klimtiani e astrazioni geometriche.

La copertina di Sharaz-de –  © Edizioni NPE – Fonte

Composto da 9 episodi, raccolti poi nel 1984 in una edizione di Milano Libri, Sharaz-de rappresenta una vera e propria sfida al linguaggio del fumetto. Abbandonato il concetto classico di vignetta e balloon, le forme disegnate dall’autore emergono e scorrono in un flusso narrativo continuo. Si vedono le famose ed enormi figure di Toppi, che spesso occupano anche metà della pagina, insieme ai minuziosi decori astratti e a un uso registico delle inquadrature, con cui l’artista riesce a conferire movimento e tridimensionalità all’immagine statica.

È uno stile potentemente grafico, con una tecnica che si basa su un uso rigoroso del bianco e nero e che rifiuta le grandi campiture piatte, tipiche del fumetto americano. Toppi costruisce i materiali all’interno del suo disegno con una rete fitta di tratti incrociati con inchiostro di china, utilizzando il pennino, stracci e spugne (come Battaglia) per comunicare la tridimensionalità in maniera sublime.

Una tavola di Sharaz-de –  © Edizioni NPE – Fonte

A bilanciare il nero denso interviene la gestione calibrata dello spazio negativo. Il bianco del foglio irrompe per scopi narrativi: isolare un volto, dare respiro a composizioni più sature o suggerire la vastità di un paesaggio, creando un contrasto estetico di grande forza espressiva.

Dopo questo successo, i fumetti di Sergio Toppi vengono pubblicati su tante altre riviste. Nel 1982 per la collana I protagonisti di Orient Express crea il suo primo e unico personaggio seriale cioè Il Collezionista. Il personaggio è un dandy cinico alla ricerca ossessiva di manufatti tribali e reperti rari in ogni angolo del globo. Attraverso questo antieroe, Toppi conduce un’esplorazione antropologica spietata sul contrasto tra antiche culture animistiche e la brutale avanzata della modernità occidentale.

L’espansione internazionale e i Tarocchi

A questo punto della sua carriera, Sergio Toppi è un autore conosciuto in tutto il mondo. L’artista comincia a lavorare per la Francia con l’editore Larousse, con il volume sulla Grande Guerra disegnato insieme a Battaglia, cioè LHistoire de France en bandes dessinées.

In Italia, continua a collaborare con Sergio Bonelli Editore come “guest star”, illustrando episodi memorabili per Nick Raider (Senza Respiro, 1997) e Julia (L’eterno riposo, 1999), confrontandosi con le atmosfere del thriller urbano. Al contempo, mantiene una solida collaborazione con le Edizioni Paoline per Il Giornalino, firmando biografie storiche (Un uomo chiamato Gesù, 1992), racconti d’avventura e fantascienza (come La Città, 1994).

Una tavola di Julia disegnata da Sergio Toppi nel numero “L’Eterno riposo” –  © Sergio Bonelli Editore – https://www.sergiobonelli.it/prodotto/leterno-riposo/

Molto importante è anche la sua collaborazione per le edizioni Lo Scarabeo, per cui realizza due mazzi di Tarocchi artistici, dove il formato stretto e verticale esalta la sua sintesi compositiva. Realizza poi anche diverse copertine per la Marvel e collabora con i giornali italiani e internazionali come Il Messaggero, Il Manifesto, Il Giorno, Le Figaro e The Times.

Due tarocchi disegnati da Sergio Toppi –  © Lo Scarabeo – https://fumettologica.it/2020/05/tarocchi-sergio-toppi/

L’eredità di Sergio Toppi

Sergio Toppi si è sempre definito come un artigiano della tavola: per lui il fumetto e l’illustrazione sono un mestiere da coltivare. Ha  lasciato un’eredità che travalica i confini europei, influenzando profondamente anche il mercato statunitense. Frank Miller lo ha omaggiato definendolo un maestro capace di “far sembrare facile l’impossibile“.

Toppi ha influenzato autori come Bill Sienkiewicz (Daredevil, New Mutants), ma anche l’illustratore Dave McKean (Sandman) ha evidenziato come il perfetto equilibrio spaziale delle composizioni di Toppi risulti riconoscibile anche riducendo le figure a forme astratte.

L’impatto di Sergio Toppi sulla cultura del fumetto è riassunto molto bene da un aneddoto legato a Sergio Bonelli. Quando l’editore si trovava a convegni internazionali davanti a platee che non conoscevano tutte le dinamiche del mercato italiano, per ottenere un immediato silenzio e l’attenzione dei professionisti del settore, gli bastava pronunciare una sola frase: “Io sono l’editore di Sergio Toppi”. Oggi, l’opera dell’autore continua a essere studiata e ripubblicata in eleganti edizioni (come il progetto portato avanti da Edizioni NPE), a testimonianza di una ricerca grafica che ancora oggi fa scuola nel mondo dell’illustrazione e del fumetto.