I Maestri del fumetto: Lorenzo Mattotti

I Maestri del fumetto: Lorenzo Mattotti

Candido Romano Pubblicato il 5/14/2026

I Maestri del fumetto: Lorenzo Mattotti

La vita, le opere e lo stile di Lorenzo Mattotti: l’artista visionario che ha trasformato il fumetto in pittura, raccontando l’animo umano attraverso l’uso rivoluzionario del colore, della forma e della linea.

Lorenzo Mattotti nasce a Brescia il 24 gennaio del 1954 ed è considerato uno dei più grandi fumettisti e illustratori italiani di tutti i tempi. È riuscito infatti a rivoluzionare il fumetto con la sua opera più nota, Fuochi, portandolo nei territori dell’arte pittorica, mescolando illustrazione a nuove tecniche di disegno e utilizzo del colore.

L’artista è conosciuto in tutto il mondo per il suo stile inconfondibile, grazie al suo segno espressionista e all’utilizzo delle matite colorate, con disegni caratterizzati da linee “libere”, fluide e silenziose, che scandiscono la pagina come se fossero musica.

Mattotti, quindi, è il fautore di un disegno “che si sente”: se per Jack Kirby i “fumetti spezzano il cuore”, per Mattotti il disegno può letteralmente salvare la vita, perché diventa una sorta di meditazione, in cui ci si incontra con il proprio inconscio.

Infanzia, formazione e influenze

Figlio di un ufficiale dell’esercito, Mattotti trascorre l’infanzia spostandosi di città in città a causa dei continui trasferimenti del padre. Una vita in movimento che sicuramente inizia a forgiare il suo sguardo curioso e multiforme sul mondo.

Grazie al lavoro del padre, insieme ai suoi fratelli poteva entrare al cinema gratuitamente: è proprio nel buio della sala che forma la sua cultura visiva. Comincia a sviluppare una fascinazione per le divise militari, che torneranno nelle sue opere.

Dopo la scuola, si iscrive alla Facoltà di Architettura di Venezia. Non la conclude, ma quello che impara avrà un impatto significativo sulle sue tavole a fumetti.

Le influenze che hanno costruito il suo segno sono tantissime e prendono a piene mani dalla Storia dell’arte alla letteratura. Dal tratto netto dell’argentino José Muñoz e di Carlos Sampayo ai grandi pittori come Arnold Böcklin per i neri, Claude Monet, Paul Cézanne, Pierre Bonnard, Félix Vallotton e Joan Mirò.

Il manifesto per i 150 anni del centro teatrale bresciano, stagione 2024-25 © Lorenzo Mattotti su Instagram

Grazie al suo maestro Enzo Borgini, artista e incisore, Mattotti dal 1979 riempie taccuini con “disegni di me stesso”, uno spazio per creare senza l’angoscia di far vedere il bel disegno. Questo lo aiuta nel periodo iniziale, quando un artista cerca il suo stile, la sua voce, ma l’illustratore prosegue tutt’oggi a riempire i suoi mitici taccuini.

Gli esordi: da Alice Brum Brum al gruppo Valvoline

Prima di diventare il maestro del colore che il mondo conosce, Mattotti sperimenta intensamente. Esordisce con i suoi disegni prima in Francia, sulle riviste Circus e Biblipop, nel 1975. Nello stesso anno, in Italia, pubblica sulla rivista comasca di controcultura King Kong, per poi passare sulle pagine di Re Nudo e sul mensile musicale Gong.

Sono gli anni dell’irrequietezza giovanile, in cui Mattotti vuole “vivere disegnando, disegnando qualsiasi cosa”. Nel 1977 inizia una collaborazione importante con l’inseparabile Fabrizio Ostani (in arte Jerry Kramsky), pubblicando Alice Brum-Brum Nella Riserva Metropolitana (inizialmente intitolato La realtà è strabica), un fumetto dal taglio dissacrante, un attacco ironico al capitalismo.

La copertina di Alice Brum-Brum Nella Riserva Metropolitana (La realtà strabica) – © Gaspari editorehttps://www.gasparieditore.it/la-realta-e-strabica?srsltid=AfmBOopzPzAGZf-hKwKqwkInPpKY5eqUQoF-T9cGF2PetfYMiWTolcfm

Dopo alcune copertine per l’editore Ottaviano, l’adattamento a fumetti de Le avventure di Huckleberry Finn e alcune storie brevi sulle pagine di Lotta Continua, nel 1978 insieme a Jacopo Fo crea la rivista underground Macondolore Macondolcezza. Nel 1981 esordisce anche su Linus con Incidenti, in cui si comincia a intravedere il suo stile. Qui Mattotti inizia a ragionare in modo strutturato sul disegno per rispettare le scadenze editoriali.

La svolta però avviene nel 1983 a Bologna, con un incontro fondamentale per la sua maturazione artistica e per la storia del fumetto italiano, cioè la nascita del gruppo Valvoline. Oreste del Buono, storico direttore della rivista Linus (e non solo), decide di affidare un inserto di Alter Alter a un gruppo di giovani fumettisti.

Insieme a Igort, Daniele Brolli, Giorgio Carpinteri e a Fabrizio Ostani, Mattotti fonda quindi un vero e proprio collettivo d’avanguardia. Il gruppo si dà delle regole informali, ma nette: dicono innanzitutto addio alle composizioni lisergiche degli anni ’70, viste su riviste e autoproduzioni dell’epoca (e in alcune opere di Andrea Pazienza, anche se con un taglio più cinico rispetto all’underground degli anni ’70).

La griglia delle tavole del gruppo Valvoline era quasi fissa, in cui ogni vignetta doveva significare qualcosa, in una struttura abbastanza rigorosa. All’interno di questo gruppo Mattotti prende coraggio e rompe i suoi meccanismi, entrando in un laboratorio creativo che gli permette di abbracciare una consapevolezza autoriale assoluta.

Su Alter Alter l’autore lavora ad alcune delle sue opere migliori. Nel 1982 pubblica Il signor Spartaco, il viaggio in treno (ma in realtà all’interno della mente del protagonista), che si trasforma in un dialogo interiore tra sogno e realtà. Quest’opera segna un vero e proprio spartiacque nella produzione dell’autore, sia dal punto di vista tecnico che poetico. I colori accesi e i pastelli di Mattotti qui esplodono in tutta la loro forza espressiva, attraverso una narrazione onirica e decisamente evocativa.

Due tavole de Il Signor Spartaco – © Logos Edizioni – Amazon

Successivamente arriva il Doctor Nefasto, sempre con la sceneggiatura di Kramsky, una nuova avventura onirica che narra la storia dello scienziato malvagio Jeronimus Nefasto, e il suo antagonista votato al bene, il prof. Dittongo Notorius. Una storia con tratti surreali, in cui il segno è caratterizzato da linee più sottili color seppia, mentre nei flashback e nei sogni si ritorna al nero, con una linea ancora più sottile.

La copertina di Il Doctor Nefasto – © Coconino Press – Amazon

Proprio disegnando quest’opera, Mattotti “incontra” il suo lavoro più popolare.

Fuochi: il colore come narrazione

Fuochi è considerata all’unanimità la migliore opera di Lorenzo Mattotti: diciamo che è quella che lo ha consacrato in Italia e a livello internazionale. La genesi dell’opera avviene mentre l’autore lavora al Doctor Nefasto.

Mentre disegna una scena di avventura classica, si trova a disegnare il protagonista che arriva su un’isola a bordo di un battello. L’autore disegna l’imbarcazione minuscola, sovrastata dalle pareti immense della natura dell’isola. In quel preciso momento, intuisce che le figure umane possono perdere la loro identità per diventare pure forme. Il contrasto brutale tra la linearità del battello e la potenza della natura è un vero e proprio “shock visivo” per l’autore. Da quella singola immagine nasce il suo capolavoro assoluto, cioè Fuochi.

La copertina di Fuochi – © Logos Edizioni – Amazon

Viene serializzato su Alter Alter tra il 1984 e il 1985 e poi edito da Dolce Vita nel 1988: cambia letteralmente tutto. Non solo per l’autore, ma per il medium fumetto stesso, perché è la prima volta che il colore viene utilizzato per guidare la narrazione.

La storia vede il protagonista, il Tenente Assenzio (nome che richiama il liquore allucinogeno dell’Ottocento) che arriva a bordo della sua corazzata su un’isola misteriosa, per indagare su avvenimenti piuttosto strani che stanno accadendo.

Assenzio viene però quasi fagocitato dall’isola, diviso tra la fedeltà alla divisa e il richiamo quasi mistico di creature invisibili. L’autore inizialmente disegna con le classiche matite colorate viste ne Il signor Spartaco, ma presto utilizza uno stile più pittorico.

Passa quindi ai pastelli a cera, disegnando inizialmente pagine che ritraggono solo paesaggi, delle vere e proprie tavole astratte. Poi, in un secondo momento, aggiunge i personaggi dei soldati. Andando avanti con questa tecnica, si vede come i pastelli “mangino” letteralmente la forma. Il volto di Assenzio si trasforma quasi in una figura sciamanica, mente i colori smettono di essere puro riempimento e diventano narrazione.

Una tavola di Fuochi – © Logos Edizioni – Pulpilbri

Ancora più rivoluzionaria è l’eliminazione delle onomatopee: qui il suono viene espresso solo dai disegni. Quando i cannoni sparano, il fragore lo si avverte attraverso la potenza materica del segno e il ritmo sincopato delle inquadrature. Fuochi si può quindi considerare come un fumetto con un disegno “muto”: Mattotti aggiunge i testi in un secondo momento, tagliando pezzetti di carta sulla tavola finita, per capire dove inserire i balloon.

Le opere successive: Caboto, Luomo alla finestra, Jekyll & Hyde

Dopo il grande successo di Fuochi, la carriera di Mattotti esplode tra premi e riconoscimenti.

Nel 1992 pubblica Luomo alla finestra, sui testi di Lilia Ambrosi, introducendo quello che lui chiama la “linea fragile”, cioè un bianco e nero con un’intensità modulata, dal tratto tremolante ed espressivo.

Nel 1997 arriva invece Caboto, dove Mattotti utilizza di nuovo il colore, ma per veicolare una storia epica. Con Stigmate nel 1998 ritorna al bianco e nero più oscuro, con un tratto graffiato e tragico. Nel 2002 torna in coppia con Kramsky in Jekyll & Hyde, riadattando il classico di Stevenson: quest’opera viene premiata nel 2003 con un Eisner Award, praticamente gli Oscar del fumetto.

Un libro che racchiude le copertine per il New Yorker ad opera di Lorenzo Mattotti – © Logos Edizioni – Amazon

A tutte queste opere si affiancano tantissimi lavori di illustrazione, dalle edizioni di Pinocchio alle copertine per il New Yorker, Glamour, Vanity Fair, Cosmopolitan e Le Monde. Non sono rare anche le sue incursioni nel cinema d’animazione. Ad esempio, nel 2004 contribuisce a Eros, di Michelangelo Antonioni, Wong Kar-wai e Steven Soderbergh, realizzando i pannelli di collegamento dipinti fra i tre episodi, con le musiche di Caetano Veloso.

Infine, nel 2019 cura la regia di La famosa invasione degli orsi in Sicilia, tratto dal romanzo di Dino Buzzati.

Leredità di Lorenzo Mattotti

L’impatto di Lorenzo Mattotti sul fumetto e sulle arti visive è praticamente incalcolabile. È un autore che ha portato una spinta innovativa enorme all’interno del medium della nona arte, grazie alle tecniche pittoriche e ad un approccio quasi musicale alla struttura della pagina.

Sin dal periodo di Valvoline, infatti, utilizza la gabbia come un vero e proprio metronomo, dimostrando nello stesso tempo che il fumetto può sostenere il peso della grande pittura e della poesia astratta.

Lorenzo Mattotti © Shutterstock

La sua eredità si riflette fortemente sulle generazioni di autori venuti dopo di lui. Da Manuel Fior a Guido van Driel, passando per Nathalie Carpentier e Thierry Van Hasselt, ognuno ha guardato Mattotti come fonte di ispirazione.

Nonostante il successo internazionale, l’essenza dell’opera di Mattotti risiede nell’urgenza della scoperta, soprattutto interiore, attraverso il disegno, di ciò che siamo davvero.

Disclaimer: tutte le immagini presenti nell’articolo appartengono ai legittimi proprietari e sono utilizzate a fini puramente divulgativi, per rendere omaggio ai grandi maestri dell’arte del fumetto e alle loro opere. Si invitano i lettori ad acquistare le opere citate e a fruirne secondo i modi e le forme previste dalla legge.