Da dove arriva l’Italian brainrot?

Da dove arriva l’Italian brainrot?

Giovanni Blandino Pubblicato il 1/12/2026

Da dove arriva l’Italian brainrot?

A volte la potenza degli immaginari è inspiegabile. Chi si poteva aspettare che una serie di video grotteschi, demenziali e senza senso, generati con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e postati su TikTok, potesse diventare un fenomeno mondiale? Eppure, è proprio questa l’imprevedibile storia dell’Italian brainrot!

Per i pochi che non ne fossero a conoscenza, per Italian brainrot si intende una serie di meme in formato video a carattere surreale: le bizzarre creature generate dall’AI hanno nomi assurdi che suonano come italiani e sono un concentrato nonsense di umorismo da generazione Alpha.

La cosa che sconvolge di più di questo fenomeno è proprio la sua insensatezza. Sarà proprio questo il punto di forza di questo mondo surreale?

Oggi raccontiamo l’origine del fenomeno dell’Italian brainrot, le sue fortunate incarnazioni “stampate” e i precedenti più o meno illustri.

Che ci piaccia o no, l’Italian brainrot non è il primo immaginario nonsense che abbia avuto successo!

L’origine del fenomeno dell’Italian brainrot

Mettiamo subito in chiaro una cosa: l’origine del fenomeno è avvolta nel mistero. Come ogni folklore che si rispetti, anche l’Italian brainrot non sembra avere un unico inventore. È piuttosto una creazione collettiva e impersonale realizzata attraverso gli strumenti di intelligenza artificiale.

Due creazioni dell’Italian brainrot. Al secolo: Tralalero Tralala e Cappuccino Assassino. Immagini: italianbrainrot.miraheze.org

Il luogo dove tutto questo è avvenuto: all’interno della comunità italiana di meme su TikTok. Il tempo: tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. Queste sono le poche coordinate che abbiamo per incasellare la creazione di queste immagini demenziali raccolte oggi sotto un nome provocatorio. Il “brainrot” (parola dell’anno 2024 secondo l’Oxford Dictionary) è infatti il marciume cerebrale derivato dall’eccessivo consumo – scroll dopo scroll – di contenuti social non proprio edificanti.

Mentre la parola “Italian” si riferisce invece ai nomi degli strambi personaggi, che suonano tutti come italiani. Qualche esempio? C’è lo squalo Tralalero Tralala che indossa scarpe da ginnastica firmate (ed è probabilmente il capostipite della serie), la pelosa trota-orso Trippi Troppi, il coccodrillo-bombardiere Bombardiro Crocodilo, la giovane Ballerina Cappuccina e così via verso lidi sempre più grotteschi, in una creazione potenzialmente infinita!

L’Italian brainrot… di carta!

La cosa più incredibile della storia dell’Italian brainrot è che, come raramente accaduto in maniera così plateale, questa volta i meme hanno oltrepassato il confine di Internet per approdare nel mondo reale.

Così, attorno alla tendenza dell’Italian brainrot, è nata una lunga serie di prodotti stampati sulla cara vecchia… carta! La più visibile, e famosa, tra queste nuove incarnazioni dei meme è la collezione di figurine Panini.

Le ormai riconoscibili bustine di figurine di Skifidol Italian Brainrot insieme a uno degli stickers da collezionare. Immagini: pixartprinting.it

Proprio su questo blog abbiamo intervistato il team marketing di Collectibles Panini che è stato responsabile di questa fortunata trovata [leggi qui l’intervista]: lanciata con un tempo di reazione incredibilmente breve rispetto alla nascita del fenomeno in internet, la collezione di figurine Skifidol Italian Brainrotsta riscuotendo un grande successo.

Alle figurine si sono poi aggiunti i giochi di carte collezionabili sul modello “Magic”, le cosiddette trading card in cui ogni assurdo personaggio ha proprie caratteristiche e punteggi, così da poter sfidare gli avversari seguendo delle regole ben precise.

Altri prodotti, cartacei e non, legati all’universo dell’Italian brainrot si stanno moltiplicando: dai coloring book ai diari scolastici, dalle guide ufficiali a gadget, zaini e astucci. Di recente sul territorio italiano è partito anche il tour di uno spettacolo a tema Italian brainrot dedicato ovviamente ai giovanissimi.

I precedenti (più o meno) illustri dell’Italian brainrot

Molti ancora si stupiscono e non capiscono le ragioni di tanto successo. Tuttavia i numeri e la rapidissima diffusione del fenomeno parlano chiaro: è fuor di dubbio che il fenomeno dell’Italian brainrot abbia dato vita a un universo immaginario dalla potenza incredibile.

Per questo ci siamo divertiti a cercare di trovare dei precedenti che in qualche modo ci ricordano gli assurdi meme del 2025. Abbiamo fatto lavorare la fantasia a briglia sciolta, quindi perdonateci se alcuni paragoni vi sembrano… azzardati!

Gli strambi assistenti digitali di Microsoft negli anni Novanta

A metà degli anni Novanta l’illustratore di libri per bambini Kevan Atteberry fu incaricato da Microsoft di disegnare i nuovi assistenti digitali che avrebbero aiutato gli utenti a orientarsi all’interno del pacchetto Office. È proprio ad Atteberry che si deve l’invenzione dell’odiatissima Clippy [abbiamo raccontato questa curiosa storia qui!].

Clippy insieme ad alcuni altri dimenticati assistenti di Office degli anni Novanta. I più assurdi non vi ricordano un po’  l’Italian brainrot? Immagine: tumblr.com

Pochi sanno però che insieme alla poco fortunata Clippy (o Clippit), l’illustratore disegnò un folto universo di assistenti digitali, tra cui l’utente poteva scegliere, per sostituire la graffetta predefinita. Tra Max, il computer con le gambe ed F1, un tasto con gli occhi e delle lunghe e scintillanti braccia, ci sembra che ci sia stato materiale degno dell’odierno Italian brainrot!

I “cadaveri eccellenti” dei surrealisti francesi

Quello dei cadaveri eccellenti – conosciuto anche come cadaveri squisiti (dal francese cadavre exquis”) – è un gioco collettivo surrealista. Per ironia della sorte, venne giocato la prima volta a Parigi nel 1925: esattamente cento anni prima della comparsa, nei meandri di TikTok, dei meme dell’Italian brainrot!

A sinistra un cadavere illustre creato dai surrealisti Jacqueline Lamba, André Breton, Yves Tanguy. A destra un disegno del pittore surrealista belga René Magritte. Immagini: centrepompidou.fr; wahooart.com

I surrealisti, lo sappiamo, facevano parte di un’avanguardia artistica che sguazzava nel nonsense, nell’associazione casuale e negli atti involontari come fonte suprema di arte e creatività. Il gioco funzionava così: si fa comporre un disegno da più persone, senza che nessuna possa conoscere cosa sta facendo l’altra. Sorprendentemente, nell’associazione casuale degli elementi sembrava manifestarsi una sotterranea comunicazione tra i partecipanti.

Che gli stessi meccanismi abbiano avuto un ruolo nella creazione collettiva, supportata dalle intelligenze artificiali, dell’Italian brainrot un secolo dopo?

I bestiari di animali fantastici del Medioevo

L’invenzione di immagini assurde non sembra essere una prerogativa dell’uomo contemporaneo. Molto famose sono, ad esempio, le riproduzioni e miniature di stranissimi animali che popolavano l’immaginazione dell’uomo medievale: tra le tante figure citiamo donnole che partoriscono dall’orecchio, cinghiali ultramillenari, vermi dallo sguardo che oltrepassa le pareti (alla stregua dei raggi X), iene che cambiano sesso a piacimento e animali fantastici più “classici” come unicorni e ammalianti sirene.

La riproduzione di strambi animali fantastici in alcuni bestiari medievali. Immagini: abebooks.it; medievalfragments.wordpress.com

Le miniature raffiguranti queste strane creature adornavano le pergamene destinate a vescovi, monaci e letterati. Spesso, però, questi animali lasciavano i polverosi studi per essere rappresentati negli ornamenti di chiese ed altri edifici, raggiungendo così la fantasia di un pubblico più ampio.

L’estetica nichilista della Vaporwave

Dalle miniature degli amanuensi torniamo velocemente all’era di Internet e dei meme. Negli anni Dieci del nuovo millennio si sviluppò infatti una corrente artistica ed estetica nelle cui atmosfere ritroviamo qualcosa dell’Italian brainrot. Stiamo parlando della Vaporwave [di estetica vaporwave ne abbiamo parlato qui].

La copertina del disco Floral Shoppe di Macintosh Plus, del 2011, è considerata una summa dell’estetica vaporwave di quegli anni. Immagine: aesthetics.fandom.com

C’è chi descrive la vaporwave come la rappresentazione nostalgica di un passato futuristico che non è mai esistito. In ogni caso, c’è qualche elemento che ci fa accostare la vaporwave alla cultura dei meme e all’Italian brainrot. Di sicuro l’eclettismo (il mixare in maniera casuale e grottesca gli elementi più diversi), poi il radicamento nella cultura di Internet: entrambe le tendenze nascono esclusivamente dalla nostra frequentazione del mondo digitale, non di quello reale.

Ma soprattutto è l’ironia nichilista che contraddistingue l’estetica vaporwave a offrire un fertile terreno di sviluppo per l’Italian brainrot: questo universo non ha alcun senso, è il prodotto surreale del “marciume” di Internet… e va bene così!

Le figurine trash-demenziali degli Sgorbions, negli anni Ottanta

L’antenato più diretto dell’Italian Brainrot è però forse qualcosa di cui ci eravamo un po’ scordati. Avete mai sentito parlare degli Sgorbions? Commercializzata negli Stati Uniti sotto il nome di Garbage Pail Kids, questa serie di figurine arrivò in Italia nel 1987.

Alcune figurine dell’edizione italiana di Garbage Pail Kids, ovvero: gli Sgorbions. Immagini: famigliahorrordallaaallaz.it

Per l’epoca si trattava di una vera e propria rivoluzione… trash. I ricercatissimi stickers, infatti, raffiguravano dei bizzarri bambolotti nell’atto di compiere le azioni più indicibili: dal rovistare la spazzatura a sguazzare nel water, dal vomitare a infilarsi le dita nel naso.
Ma qui parliamo della versione italiana di questa serie (che negli Stati Uniti è tuttora commercializzata) perché a essere incredibilmente assonanti con l’Italian Brainrot sono i nomi dei personaggi inventati in Italia: si va da Gennaro Pattumaro a Nippon Trippon, da Gino Spazzalatrino a Marcello Sbudello.

Non sarà stato proprio qualche Millennial a dare per caso il via all’Italian brainrot?

Ovviamente ci sono anche parenti molto più prossimi all’Italian brainrot, come l’incomprensibile serie animata degli Skibidi Toilet. E forse nessuno di questi immaginari ha contribuito davvero alla creazione dei famosi meme di TikTok, affidati totalmente al caso e all’algoritmo dell’intelligenza artificiale. Ma sotto sotto noi pensiamo che, magari inconsapevolmente, la creazione collettiva dell’Italian brainrot abbia attinto da qualcuno di questi universi di fantasia… Chissà!

Voi cosa ne pensate? Tra accostamenti assurdi e paragoni del nonsense, la storia dell’Italian brainrot vi ha forse ispirato qualche nuova idea da mettere su carta? Diteci la vostra!