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La cinematografia di lingua inglese ambienta molti film nell’epoca vittoriana, cioè in quel periodo che copre quasi tutto l’Ottocento (dal 1837, per la precisione), in cui regnò la Regina Vittoria. Sono ambientati in quel periodo film di animazione come “Il libro della giungla”, scritto da un colono inglese in terra indiana, i film su Jack lo Squartatore, eroe oscuro dell’epoca, i film tratti da Charles Dickens, come “A Christmas Carol”, qualsiasi adattamento di Sherlock Holmes, “Jane Eyre”, ma anche “The Prestige” di Christopher Nolan o “The elephant man” di David Lynch. Non proseguo l’elenco per non annoiare, ma vorrei che ognuno di voi andasse a recuperare nella memoria (o su YouTube) qualche scena di quei film. Una delle cose caratteristiche sono le notizie che viaggiano veloci, attraverso i giornali, venduti in strada da dei ragazzini chiamati “strilloni” o da manifesti attaccati ai muri, in mezzo ad altri manifesti simili, che le persone si avvicinano in massa per leggere da vicino.
E poi locandine teatrali, flyer e pubblicità: qualsiasi scenografo che debba lavorare a film ambientati in questo periodo in Inghilterra, si misura con il particolare stile grafico con cui la comunicazione viaggiava, favorendo il passaparola, il pettegolezzo e la mitizzazione dei fatti.

fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:The_Penny_Illustrated_Paper_-September_8,_1888-_Jack_the_Ripper.jpg?uselang=en#Licensing.
È un’epoca di relativa pace, successiva alle campagne napoleoniche e di grande sviluppo tecnologico, di mobilità sociale e di grandi ingiustizie, di espansione coloniale e di arricchimento per i colonizzatori, ma anche un periodo in cui le rigide norme sociali vengono evase in favore di un diffuso pensiero irrazionale, esoterico e romantico.
In questo articolo andremo alla scoperta di uno stile grafico e visivo che continua, ancora oggi, a quasi due secoli di distanza, ad esercitare il suo fascino.
Un’epoca di sovraccarico visivo
Questa è la prima impressione che ha un graphic designer odierno della comunicazione visiva dell’epoca Vittoriana, la quale sembra cozzare con tutti i precetti elvetici del “less is more”. L’altra impressione è che sia una comunicazione visiva poco progettata, disegnata per accumulo e tendente all’eccesso, come molta della grafica e della pittura folcloristica.
Invece, dietro a questo fiorire di lettering, ornamenti, immagini, si nasconde una storia fatta di innovazioni tecnologiche e di una grande attenzione proprio al tema della comunicazione, in città in cui la densità di persone e di comunicazioni è paragonabile a quella delle città odierne.

È un periodo di grande sviluppo per tutta l’industria, in cui la meccanizzazione dei processi invade ogni ambito della produzione. La stampa non fa eccezione e da metodologia prettamente artigianale diventa industriale e capace, quindi, di grandi numeri, adatta alla comunicazione di massa.
Le innovazioni che permettono questo salto sono la stampa a vapore, la meccanizzazione della composizione, il miglioramento delle tecniche di illustrazione (con la litografia e l’incisione su legno) e l’industrializzazione della produzione della carta. A metà Ottocento arriverà, ad esempio, la rotativa che permetterà di velocizzare la diffusione delle notizie, stampando grandi quantità di fogli in poco tempo e dando vita al giornale quotidiano come lo conosciamo oggi.

Un nuovo linguaggio visivo
Quello che si afferma nell’impero britannico nell’Ottocento è l’invenzione di un vero e proprio nuovo linguaggio visivo, che tiene conto delle molteplici possibilità di composizione offerte dall’industrializzazione della tipografia. Inoltre, la capacità di produrre grandi quantità di prodotti di comunicazione (libri, poster, giornali, riviste, flyer, biglietti, etc.) permetterà una diffusione sempre più di massa di questo linguaggio, favorendo anche l’alfabetizzazione degli strati più poveri della popolazione. Bisogna ricordare, infatti, che siamo in un’epoca in cui soltanto la metà della popolazione è capace di leggere e scrivere, almeno in nord Europa, mentre nei paesi mediterranei la situazione è ancora più tragica, tanto che in Italia dovremo aspettare il Novecento per avere una vera alfabetizzazione di massa.

Il linguaggio visivo vittoriano si caratterizza per la densità di elementi, per la sua espressività (nascono caratteri tipografici fantasiosi, bizzarri e tutt’altro che leggibili) e per la ricchezza della parte ornamentale e decorativa (da cui la grafica modernista, già dai primi anni del secolo successivo, con El Lisitsky e l’avanguardia russa, fuggirà a gambe levate, fino a rifugiarsi nel confortante minimalismo di scuola elvetica). È un linguaggio visivo che tendiamo a considerare, con gli occhi di adesso, come esagerato, sentimentale, ridondante, poco comprensibile.
Dobbiamo immaginarci però che gran parte di questa produzione grafica doveva conquistare attenzione in un mondo che era la strada delle città, dove le persone erano continuamente indaffarate, dove il rumore era continuo, dove i colori sbiadivano per la ricaduta di ceneri dai fumi industriali e dove gli spazi di affissione non erano molti. Perciò si doveva lavorare di passaparola e passando, letteralmente, di mano in mano foglietti stampati più o meno grandi, ma anche libelli, opuscoli, giornali. Possiamo farcene forse un’idea pensando alle pubblicità indesiderate dei supermercati che finiscono nelle nostre buche delle lettere. Sostituiamole con comunicati politici, anche sovversivi, editti, comunicazioni amministrative, annunci di spettacoli teatrali, notizie, attualità, persone scomparse, pericoli, eventi straordinari e così via dicendo, come se il contenuto dei nostri smartphone fosse diffuso nelle strade della città, tra fogli stampati e urla di persone addette a diffondere messaggi, Un vero e proprio caos informativo, molto stimolante per chi lavorava con la tipografia.

Il gusto vittoriano per l’abbondanza non va letto, però, come una semplice mancanza di misura, per quanto l’euforia per le nuove tecnologie produca esagerazione. Al contrario, può essere vista come una risposta culturale a un mondo che cambia rapidamente e che sembra andare in una direzione mai vista. Le grandi esposizioni internazionali, come quelle di Londra e di Parigi, creeranno per la prima volta nella storia umana grandi aspettative per il futuro, sia dal punto di vista sociale che tecnologico, riflettendosi nell’invenzione letteraria della fantascienza che proprio in questi decenni prenderà forma.

Un’estetica della persuasione
L’Ottocento vittoriano è non soltanto un secolo in cui l’informazione diventa pervasiva, ma è anche il secolo della persuasione visiva. La grafica non si limita soltanto a informare, ma deve convincere, attrarre, creare desideri e bisogni, dando vita alla pubblicità come la intendiamo oggi. Con l’industrializzazione e la produzione di grandi quantità di merci, si pone il problema di doverla vendere a persone che non ne capiscono o non ne sentono la necessità. Ed ecco arrivare la pubblicità, che fino all’invenzione della radio, sarà prodotta, in massima parte, in forma stampata.
La funzione della grafica, per la prima volta nella storia, diventa più complessa e deve assolvere diverse funzioni: informare, vendere, descrivere, evocare, rassicurare, ammonire, coinvolgere, convincere, allertare, cercando sempre di distinguersi dal resto della comunicazione.


fonte https://wellcomecollection.org/works/aezf4fqd
La nascita di una nuova tipografia
Sul piano tipografico, il periodo è segnato da una forte sperimentazione, dato che la meccanizzazione della stampa permette di giocare con le composizioni e spinge a creare caratteri tipografici espressivi e bizzarri.
Se i caratteri di piombo sono la base storica della tipografia occidentale, inventati da Gutenberg nel xv secolo, è nell’Ottocento industriale che diventano il motore di una vera e propria esplosione grafica, perché velocità, concorrenza commerciale e nuove tecniche di stampa spingono verso l’utilizzo di font più grandi, più ornamentali e più audaci.

I caratteri diventano forme espressive con variazioni importanti nei pesi, nei contrasti e nelle decorazioni. Le fonderie di caratteri diventano centrali nella produzione grafica, creando veri e propri capolavori tipografici tutt’oggi in uso. Pensiamo solo al Baskerville, che modernizza il Garamond, portandolo dal Rinascimento all’epoca moderna, e al settecentesco Caslon rilanciato in epoca vittoriana, che definiranno il gusto inglese della tipografia, con caratteri serif eleganti e morbidi. Il lavoro dei tipografi inglesi si contrappone ai grandi tipografi olandesi o italiani (come Gianbattista Bodoni), incentrati sul recupero e la trasformazione dei lapidari romani o alla tradizione rinascimentale, nonché ai tipografi tedeschi ancora saldamente fedeli al gotico.

Dopo secoli, la bontà del loro lavoro è confermata dal fatto che quei caratteri sono ancora utilizzati, insieme al più vetusto Garamond, in gran parte dell’editoria occidentale.
Una delle caratteristiche più forti dell’approccio grafico vittoriano è quello di mettere font diversi nella stessa pagina, spesso mescolandoli in un apparente disordine visivo. Niente a che vedere con la pragmatica di designer moderni come Massimo Vignelli che predicano l’uso di pochi font e mai più di due diversi in una stessa composizione. In epoca vittoriana piace la fantasia, l’eclettismo, l’esotismo, l’irrazionalità magica, insomma una vivacità prorompente che contrasta un mondo sempre più scientifico e meccanico, dove le norme sociali sono piuttosto rigide, mostrando nella grafica una vitalità che sfugge a qualsiasi precedente regola.

Compaiono display type molto robusti, caratteri ornamentali e floreali, serif pesanti, gotici, versioni condensate e alfabeti pensati per titoli, insegne e annunci più che per il testo continuo.
Questa varietà rende la tipografia vittoriana immediatamente riconoscibile, tanto che quella che adesso viene chiamata grafica “Vintage” ripropone quegli stessi modi di fare: il testo si fa immagine e il carattere diventa parte dell’identità visiva complessiva.

Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Bookplate,_%22Cornell_University_Library_Lucy_Harris_Fund_for_a_Memorial_Collection_of_the_Victorian_Poets_1893%22_from,_Departmental_ditties_and_other_verses_(IA_cu31924013493303)_(page_2_crop).jpg
L’illustrazione e l’ornamento come parte della grafica
Per la prima volta nella storia della grafica moderna, l’illustrazione e l’ornamento entrano a far parte del linguaggio di comunicazione, non più come elemento accessorio, ma come sua parte integrante. William Morris, capofila del rinascimento delle Art & Crafts e promulgatore di una nuova artigianalità, cercava di riportare il discorso artigianale e decorativo nel linguaggio visivo dell’epoca, orientato verso il freddo razionalismo industriale che si compirà nel secolo successivo.


La scarsa alfabetizzazione dei lettori favoriva l’uso delle illustrazioni che non solo “illustravano” i testi, ma diventavano parte integrante della grafica di manifesti, copertine, locandine, frontespizi e così via. Si sviluppa in epoca vittoriana proprio un tipo di illustrazione che farà scuola e diventerà ineludibile anche ai giorni nostri, dovuta alle tecniche di “wood engraving”, quindi di incisione su legno che insieme alla litografia, permetteranno di inserire facilmente delle figure nelle composizioni tipografiche. Questo tipo di illustrazioni sono tornate in auge con l’estetica vintage e hipster degli ultimi anni, ma in realtà sono sempre state apprezzate (e saccheggiate!) per il loro stile riconoscibile e per la grande quantità di soggetti e situazioni rappresentate.

fonte https://wellcomecollection.org/works/aa53sty4.

Eredità nel design attuale
L’influenza del graphic design vittoriano è visibile ancora oggi in numerosi ambiti, sia nell’uso del lettering che nel mescolare illustrazioni, decorazioni e tipografia, diventando uno stile acquisito dai graphic designer e aggiornato con versatilità al gusto odierno. La sua eredità non sta solo nell’aspetto retrò o vintage, ma nella capacità di far convivere informazione e spettacolarizzazione grafica in una stessa composizione, senza temere di sembrare esagerata.
Proprio per queste sue caratteristiche è stata utilizzato per la grafica popolare e commerciale, trascurata invece dai grandi progettisti modernisti.
Anche l’uso delle classiche incisioni vittoriane continua a essere molto diffuso. Le illustrazioni tratte da repertori ottocenteschi o ispirate alle tecniche di stampa storiche conferiscono uno stile riconoscibile, percepito come elegante e retrò, appunto. In un’epoca dominata da immagini digitali omogenee, il segno inciso riporta una qualità tattile e temporale che il pubblico riconosce immediatamente come distintiva.
Una grafica popolare da riscoprire
La grafica vittoriana è un capitolo particolarmente interessante della storia della comunicazione visiva, mostrando come sia possibile costruire attenzione con l’accumulo e la fantasia, se si riescono a controllare gerarchie e messaggio.
Il mondo vittoriano, con il suo grande rumore comunicativo, non è dissimile da quello che stiamo vivendo con il digitale. Mentre al tempo ci si sfidava a suon di composizioni tipografiche, al giorno d’oggi si cerca di conquistare l’attenzione con titoli e lettering che devono catturare l’attenzione dagli schermi e in città sovraccariche di rumore comunicativo. Dopo anni di dominio dell’immagine fotografica, i limiti tipografici del web hanno imposto una nuova cura per il carattere/font, rendendolo protagonista della comunicazione come lo era centocinquant’anni fa.

La grafica vittoriana ci ricorda che la comunicazione visiva non deve per forza semplificare per essere efficace, ma che a volte si può esagerare, accumulando e moltiplicando gli elementi: ornamento, illustrazione e tipografia possono convivere e catturare l’attenzione, rendendo l’esperienza dell’utente divertente, oltre che proficua.

