Libri tascabili economici: che fine faranno?

Libri tascabili economici: che fine faranno?

Giovanni Blandino Pubblicato il 8/24/2026

Libri tascabili economici: che fine faranno?

Erano gli anni Sessanta e i Beatles cantavano di un paperback writer, un aspirante scrittore che si struggeva per pubblicare un romanzo tascabile e vivere del successo dei suoi libri.

A quel tempo, i tascabili – un formato di libro che si poteva comprare per pochi centesimi e infilare nella tasca dei jeans per leggerlo in metro o in fila davanti a un ufficio – vivevano il loro periodo d’oro: erano in circolazione da circa trent’anni e già avevano cambiato il mondo dell’editoria. Erano gli anni in cui effettivamente questo formato aveva fatto arricchire scrittori e, soprattutto, case editrici. Ma non si trattava solo di questo. I tascabili portavano avanti un progetto culturale che realizzava una delle potenzialità più utopiche della tecnologia di stampa: dispensare il sapere a tutti, in formato libro!

I primi tascabili Penguin pubblicati a partire dal 1935 rivoluzionarono l’editoria e la cultura di massa. Immagine: penguin.com

Negli ultimi tempi, però, i tascabili sembrano aver perso il loro appeal. Molti commentatori – più o meno caustici – hanno notato come il libro sia diventato sempre più “chic”: oggetto performativo, ovvero simbolo di uno status da mostrare e spendere all’interno della propria comunità, più che contenitore di sapere alla portata di tutti.

È davvero questo il futuro del libro? Quali sono i punti di forza delle edizioni deluxe e che fine faranno i cari vecchi tascabili? Mentre ci facciamo queste domande, scopriamo qualcosa di più su questo iconico formato editoriale!

Che cos’è un libro tascabile?

Quando si parla di tascabili, ci si focalizza principalmente sulla dimensione. Questo era vero un tempo: i tascabili dell’epoca d’oro avevano un formato standard e assai piccolo, da tenere in tasca appunto. Ma oggi questa caratteristica si è andata a perdere: il libro tascabile essenzialmente è un’edizione economica di un testo il più delle volte già pubblicato, stampato in alta tiratura, rilegato in brossura e distribuito capillarmente.

Semplice direte voi: eppure prima dell’invenzione di questo formato, il libro era qualcosa di diverso. Un oggetto destinato a studiosi, letterati, gente di cultura. O un prodotto che solo le classi borghesi si potevano permettere.

I tascabili hanno cambiato le regole del gioco trasformando i libri in un prodotto di consumo per tutte le classi sociali, così facendo hanno fatto diventare il sapere più “democratico”.

Chi ha inventato i tascabili?

A proposito… ma quando è stato inventato il libro tascabile? Nella ricerca dell’inventore del tascabile, si scomoda spesso Aldo Manuzio: il celebre stampatore, alla fine del Quattrocento, ebbe l’idea di creare, accanto alle sue grandi e costose edizioni, anche il celebre formato in ottavo. Un formato maneggevole e facilmente trasportabile, oltre che economico e quindi adatto a un pubblico più vasto.

Nell’Ottocento poi ci sono molti esempi di proto-tascabili: soprattutto si scorgeva già la volontà delle case editrici di allargare il proprio mercato con una produzione di libri indirizzata a tutte le classi sociali.

La casa editrice che rese famosi i tascabili: Penguin Books. Qui il primo libro pubblicato, l’altrimenti dimenticabile Ariel di André Maurois (Penguin, 1935). A quel tempo Penguin era ancora una costola dell’editore The Bodley Head. Immagine: countryhouselibrary.co.uk

Ma il vero e proprio tascabile viene inventato negli anni Trenta. È un formato che ha caratteristiche ben precise, che rimarranno lo standard per quasi tutto il Novecento:

  • formato ridotto (internazionalmente 11×18 cm)
  • rilegato in brossura, quindi non con copertina rigida. È una rilegatura molto più economica anche se sicuramente meno durevole nel tempo dove le pagine sono incollate al dorso di una copertina flessibile. Al contrario della copertina rigida (hardcover)
  • basso prezzo

Ci sono poi altri elementi caratteristici come:

  • la numerazione progressiva
  • l’alta tiratura iniziale
  • la capillarità di vendita (che un tempo coinvolgeva anche le edicole)
  • un’idea culturale: la volontà di venire incontro a un pubblico eterogeneo di persone di tutte le classi sociali e non per forza colto

L’invenzione dei tascabili: da Albatross Books alla Penguin

Veniamo dunque ai veri inventori dei libri tascabili, negli anni Trenta del Novecento.

Ad aprire la strada in questo senso fu una casa editrice di Amburgo, la Albatross Books, che lanciò una serie di libri economici in inglese di notevole successo. La collana fu chiamata Albatross Modern Continental Library.

Un tascabile della collana Albatross Modern Continental Library della Albatross Books: Sons and Lovers di D.H. Lawrence (Albatross Books, 1936). Immagine: paperbackrevolution.wordpress.com

A curare la linea grafica fu l’art director della casa editrice italiana Mondadori, Hans Mardersteig. Oltre alla rilegatura in brossura che faceva sì che le copie fossero decisamente economiche, la prima collana di tascabili mai realizzata aveva alcune note assai distintive. Lo racconta molto bene il critico ed esperto di editoria Giuliano Vigini. La principale di queste caratteristiche era il colore delle copertine: diverso per generi, giallo per il romanzo psicologico e i saggi, rosso per i libri d’avventura e i polizieschi, verde per i viaggi e così via.

La linea grafica contemplava poi l’uso assai riconoscibile del logo, mentre il formato scelto era quello che sarebbe diventato lo standard: 181 x 111 mm che, bisogna notare, è anche molto vicino alla proporzione della sezione aurea.

Pur dando i giusti meriti all’Albatross Books, dobbiamo dire che a rendere iconico il formato fu un’altra casa editrice: la Penguin Books. Fu con i libri economici della Penguin, fondata nel 1935, che quella del tascabile diventò una ricetta magica sia per le case editrici che per i lettori: contenuti editoriali di qualità, grafica ben studiata e curata, copertina a colori, alte tirature, prezzi molto bassi, capillare rete di distribuzione per raggiungere un mercato di massa nuovo.

Uno dei primi tascabili in Germania pubblicato da Rowohlt: Die Frau des Missionars di Pearl S. Buck (Rowohlt, 1954). Immagine: publishinghistory.com

I risultati furono stupefacenti: in meno di un anno dalla fondazione, Penguin Books stamperà un milione di copie. L’idea fu presto seguita da altre case editrici in tutto il mondo. Nel 1939 fu la volta della statunitense Pocket Books che offriva in formato tascabile a 25 cents una serie di classici e contemporanei: da Shakespeare a Agatha Christie passando per Emily Brontë. La tiratura iniziale era assai alta (circa 10.000 copie) e in un anno l’editore superò il milione di copie vendute. Nel 1949 compare in Italia la collana economica Biblioteca Universale Rizzoli (BUR), nel 1950 fu il momento della tedesca Rowohlt – con la collana rororo Taschenbücher – e nel 1953 della francese Livres de poche.

Insomma: i tascabili furono una vera e propria rivoluzione che andava al di là dell’editoria. Molte di queste collane erano sia progetti editoriali che culturali: il nuovo formato spalancava mondi nuovi di conoscenza e dava praticamente a tutti la possibilità di accedervi per pochi spicci.  

La crisi dei tascabili e nuovi modi di concepire il libro

Alla fine del Novecento, le edizioni tascabili erano ancora ricche e variegate con collane che esercitavano un certo fascino sul grande pubblico: in Italia, ad esempio, furono lanciati i Miti Mondadori e la collana Stile Libero di Einaudi.

Stile Libero di Einaudi è una delle collane di tascabili ancora assai riconoscibili nel mercato italiano. La collana compie 30 anni quest’anno. Immagine: ibs.it

Ma qualcosa stava cambiando. La distinzione tra libri economici e libri più costosi, rilegati in copertina rigida, si andava perdendo. Così come si attenuava la differenza tra le classi di lettori. Nel giro di pochi anni l’identità del tascabile andò sfumando e andava perdendo il suo appeal. Si sperimentò anche molto: con collane economiche destinate a un pubblico assai acculturato o novità che uscivano per la prima volta direttamente in tascabile.

L’edizione tedesca deluxe di Onyx Storm di Rebecca Yarros (dtv Verlagsgesellschaft, 2025). Immagine: amazon.it

Al tempo stesso successero altre cose: il sapere veniva ancora portato a tutti, ma questa volta grazie a Internet o a formati digitali come gli ebook (che negli Stati Uniti sostituirono una gran parte della quota di vendita di libri economici, ma non in Europa). In editoria divenne sempre più importante scegliere “come presentare il libro, che oggetto produrre, per raggiungere il pubblico che si cercava. I libri iniziarono ad assomigliare a scatole con cui presentare un testo”, come racconta lo scrittore Giacomo Papi.

Se i tascabili sembrano aver perso la loro identità, altri tipi di edizioni hanno scalzato il loro primato nel cuore dei lettori. Si tratta di edizioni speciali e deluxe sempre più curate in grado di far affezionare il pubblico e di garantire una certa presenza scenica sui social.

Una libreria pubblicizza su TikTok un’edizione deluxe dalla scintillante copertina.

Per questo, gli editori stanno iniziando a puntare anche su copertine assai lavorate, bordi decorati (i cosiddetti “spredges”, crasi per sprayed edges) e contenuti speciali, in uscite stampate però in alta tiratura e pronte per essere proposte a un larghissimo pubblico. Un esempio tra tanti è l’edizione in copertina rigida del romanzo fantasy Fourth Wing di Rebecca Yarros, che insieme ai libri Iron Flame e Onyx Storm compongono una serie di enorme successo su Booktok. Si tratta di un’edizione stampata in 1 milione di copie con copertina metallizzata e bordi spruzzati di nero.

I libri della saga sono pubblicati inoltre in una serie di edizioni deluxe e limitate. L’idea è quella di allungare il ciclo di vita di un bestseller – lo stesso obiettivo che hanno avuto per decenni i tascabili –  puntando sul fatto che i fan possano ricomprare versioni differenti di un libro già amato, attirando così nuovi lettori attraverso i social e le classifiche. 

Ma la fortunata saga fantasy non è la sola a proporre questo tipo di libro. Fortunate edizioni speciali sono state create per i libri Harry Potter di J.K. Rowling per Bloomsbury. Edizioni deluxe dei bestseller di Colleen Hoover (It Starts With Us e It Ends With Us) hanno dato seguito al successo dei tascabili, Mentre un altro libro che ha fatto il botto su BookTok durante la pandemia, “I sette mariti di Evelyn Hugo” di Taylor Jenkins Reid è passato dalla copertina rigida, al tascabile per poi approdare all’edizione deluxe.

Se sul piano dell’immagine, i libri premium e le edizioni limitate sembrano avercela fatta, Resta ancora da capire se in termini economici sapranno garantire gli stessi guadagni alle case editrici. La discussione è aperta nel mondo dell’editoria!

Voi che ne pensate? Preferite un libro per tutti o un libro “premium”? E che ne pensate del futuro dei tascabili?