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Torna in questi giorni nelle sale cinematografiche di tutto il mondo uno dei sequel più attesi degli ultimi decenni. A vent’anni esatti dall’uscita di quel classico istantaneo che fu Il diavolo veste Prada, il grande schermo torna a raccontarci le vicende legate alla redazione della rivista di moda più famosa del cinema e della sua tirannica direttrice.
La pellicola del 2006 fu un piccolo capolavoro: aveva la capacità di coinvolgere, emozionare e renderci partecipi tipica del cinema popolare americano anni Ottanta e Novanta. Qualcosa che sembrava ormai andato perso nel nuovo millennio!

Ciò che la pellicola mostra – la giovane e inesperta studentessa di giornalismo Andy Sachs (Anne Hathaway) si ritrova in un lavoro che non le appartiene, in un ambiente ipercompetitivo e sotto le grinfie di una gelida capa, l’ormai iconica Miranda Priestly – diverte e punzecchia perché racconta di circostanze che sarebbero diventate comuni in molti uffici negli anni a venire.
E poi c’è il cast: stellare e degno del grande cinema pop. La regia: David Frankel, che aveva diretto diversi episodi dell’altro cult anni Duemila Sex and the City. La produzione: Wendy Finerman, che – a proposito di leggende – aveva prodotto Forrest Gump.
In occasione dell’uscita de Il diavolo veste Prada 2, raccontiamo le locandine più belle di questa leggendaria commedia glamour, ma anche il mondo in cui il film è ambientato e che ormai possiamo guardare con un po’ di nostalgia: l’universo delle riviste di moda!
La locandina originale de Il diavolo veste Prada

Come abbiamo accennato, sono molte le cose indimenticabili de Il diavolo veste Prada.
Lo sono i due personaggi principali (ma non solo): la tirannica Miranda Priestly, le cui celebri battute sono diventate ormai modi di dire, modellata sul personaggio reale di Anna Wintour, la storica direttrice di Vogue. E Andy Sachs, la ragazza di provincia giovane e inesperta (che chiede al diretto interessato “Gabbana con una o due b?”) aspirante scrittrice che si ritrova a lavorare nella redazione della più influente rivista nel settore della moda.
E poi, ovviamente, c’è anche la locandina con al centro la diabolica scarpa tacco 12 che termina con un luciferino tridente.

L’iconica immagine ha una curiosa storia dietro. Avrebbe dovuto essere utilizzata unicamente come teaser della pellicola e venir poi sostituita con la locandina ufficiale una volta che il film avesse raggiunto le sale. Ma funzionò talmente bene che finì per diventare il simbolo della pellicola.
A ideare il manifesto fu il team marketing della Twentieth Century Fox, capitanato all’epoca da Pam Levine e Tony Sella. È la produttrice Wendy Finerman a commentare in un’intervista la loro ottima pensata. I creativi hanno infatti cercato di capire quale potesse essere il simbolo del film chiedendosi: qual è il nostro segno distintivo? Cercavano qualcosa che potesse in un attimo far pensare subito a Il diavolo veste Prada. “Penso che abbiano raggiunto tutti gli obiettivi che si erano prefissati,” raccontò la produttrice all’epoca dell’uscita del film, “Adesso si vedono [tutte] le fermate dell’autobus con quella scarpa disegnata sopra. Come a dire… le scarpe contano!”

Il marketing de Il diavolo veste Prada 2 e la nostalgia per un mondo che non c’è più: la carta stampata
A proposito di chicche indimenticabili da Il diavolo veste Prada… non possiamo non fare un accenno alle citatissime battute del film! Su tutti i commenti caustici di Miranda come il celebre “Floreale? Perla primavera? Avanguardia pura!” o il laconico “È tutto”, diventato un meme su Internet.

Non è un caso che alcuni cinema abbiano abbinato all’uscita del sequel de Il diavolo veste Prada una campagna marketing basata sugli adesivi con le celebri battute del film. Allo stesso tempo Meryl Streep indossa un maglione ceruleo – protagonista di una delle scene più famose del film del 2006 – nel tour di presentazione del sequel mentre sulla copertina di Vogue compaiono in posaMeryl Streep nei panni di Miranda Priestly insieme addirittura all’icona che ha ispirato il personaggio: la storica direttrice di Vogue Anna Wintour.
Queste trovate funzionano perché fanno leva su elementi de Il diavolo veste Prada divenuti ormai dei cult. Ma anche perché riportano la nostra memoria a vent’anni fa. “Questa campagna marketing sembra già meno il lancio di un film e più una vera e propria operazione culturale su vasta scala,” commenta l’esperta di marketing Ali Kaltman.

E la nostalgia è anche per un mondo ormai quasi scomparso: quello dell’editoria legata alla moda. Al tempo dell’uscita de Il diavolo veste Prada le patinate riviste di moda erano all’apice dello splendore che ne aveva caratterizzato la vita negli anni Novanta. L’età dell’oro delle riviste di moda newyorkesi come Vogue e Vanity Fair consisteva in piccole follie, paghe stellari per i redattori, potere dispotico dei visionari direttori, leggendari party legati all’alta società. Queste riviste non davano solo forma alla scena glamour, ma riuscivano a indirizzare desideri e pulsioni della classe media, americana e mondiale.
Il settore dell’editoria della moda è descritto abbastanza accuratamente da Il diavolo veste Prada, che ironizza sugli aspetti più risibili, ma ne dimostra anche il potere e l’importanza in quegli anni. Lauren Weisberger, autrice del libro da cui è tratto il film, per molti anni aveva infatti frequentato la redazione di Vogue proprio nel ruolo di Andy Sachs.
Ma è proprio quando esce Il diavolo veste Prada che la carta stampata legata al fashion inizia ad attraversare la crisi da cui non è mai uscita: complici ovviamente il digitale, i social media, ma anche una società diversa.
Come descritto perfettamente da Giuliana Matarrese nella sua newsletter Sulla moda: “I risultati epocali raggiunti dai suoi giornali erano finanziati da ingenti, enormi somme di denaro che oggi hanno smesso di fluire sui conti correnti, anche perché gli investitori (brand di moda e bellezza) devono dividere il loro budget marketing su molte più realtà (il web, YouTube, TikTok, gli influencer etc etc). Vogue ha smesso da tempo di essere promotore delle tendenze e sostenitore di nuovi designer, accontentandosi – come tutti gli altri giornali, d’altronde– di inseguire le microtendenze di TikTok, nella speranza di cogliere, ancora, lo zeitgeist”.
È in questo nuovo mondo che è ambientato Il diavolo veste Prada 2.
La locandina de Il diavolo veste Prada 2
C’è un aneddoto che racconta bene la differenza del mondo delle riviste di moda tra il film cult del 2006 e il sequel del 2026. Per Il diavolo veste Prada, la produzione ebbe difficoltà nel reperire i vestiti firmati per il set: i principali brand di moda si tenevano alla larga da quel film, temendo di inimicarsi le potenti riviste di moda che la pellicola prendeva in giro.
Nel 2026 invece tutto è cambiato. Non solo è la stessa Vogue a promuovere il sequel, ma sono marchi come Dolce & Gabbana, Balenciaga, Dior e Phoebe Philo che utilizzano il film per promuoversi.
E si vede anche nella locandina ufficiale del film.
Nella locandina Meryl Streep indossa un abito rosso “diavolo” disegnato appositamente per il poster cinematograficoda Pierpaolo Piccioli, direttore creativo di Balenciaga: un sontuoso abito da ballo realizzato in taffetà di seta. Insieme a Miranda, il poster raffigura gli altri tre protagonisti del film cult di cui seguiamo le nuove vite nel sequel: Andy, Nigel e Emily!
Ma ovviamente non poteva mancare una locandina che riprendesse le ormai leggendarie e diaboliche scarpe. È un simbolo talmente forte che non è servito neanche riportare il titolo del film in uscita: è bastato raddoppiare la scarpa per far venire l’acquolina in bocca ai fan. Questa volta però la produzione ha mantenuto il proposito originale: questo poster è stato usato solo come teaser!
La rivista Runway diventa realtà: il numero speciale uscito in occasione del lancio de Il diavolo veste Prada 2
Noi lo sappiamo e lo raccontiamo spesso in questo blog: le riviste cartacee non sono affatto morte, si reinventano continuamente riuscendo a entusiasmare nuovi affezionati lettori. Avviene poi ogni tanto qualcosa di straordinario: ad esempio che una rivista di fantasia, diventi reale!
[Embed: https://www.instagram.com/p/DXB5YsJFRp0/]
È il caso di Runway, la leggendaria rivista di moda attorno a cui ruotano le vicende de Il diavolo veste Prada, che in occasione del lancio del sequel è diventata una rivista vera e propria – carta e inchiostro, come verrebbe da dire. Il “miracolo” è stato annunciato sui social degli attori del film.
Il numero speciale, stampato a edizione limitata (e con una versione web), ha una piccola redazione alle spalle, alcune chicche, allusioni per i fan di lunga data e addirittura una lettera della caporedattrice: Miranda Priestly in persona!
Che ne pensate de Il diavolo veste Prada e del suo atteso sequel? La storia delle loro locandine vi ha ispirato qualche buona idea? E secondo voi il mondo dell’editoria della moda come riuscirà a reinventarsi?
