Autoproduzione di fumetti e illustrazioni: i consigli degli autori dalla Self Area di Lucca Comics

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Una palestra per crescere, un modo per sperimentare nuovi segni e storie, per avere una libertà despressione impossibile con un editore più strutturato.

Benvenuti nel mondo dell’autoproduzione di fumetti e illustrazioni: un luogo spesso sommerso, pieno di artisti che hanno deciso da soli o insieme di creare e stampare le loro opere, spesso scegliendo Pixartprinting.

Abbiamo già visto i 5 passi per diventare illustratore, ma non è cosa semplice trasformare in lavoro la propria passione per le arti visive. Lavorare in questi campi richiede molta pazienza e dedizione per imparare le basi del mestiere e l’autoproduzione può rappresentare proprio un modo attivo per farlo.

Per scoprire questo mondo, nel 2019 abbiamo esplorato il cuore pulsante dellautoproduzione italiana di fumettisti e illustratori: la Self Area di Lucca Comics & Games, un luogo dove case editrici indipendenti e ambiziosi progetti di microeditoria mostrano con fierezza le loro autoproduzioni.

Quest’anno il festival si è svolto solo in forma digitale, senza alcun evento in presenza di pubblico causa pandemia. Nonostante questo, vogliamo rievocare i bei ricordi, le emozioni e la creatività che la self-area di Lucca Comics & Games ha sempre garantito e di cui tornera prestissimo ad essere nuovamente portavoce.

Tra intraprendenza e sperimentazione

Appena entrati nella Self Area di Lucca Comics si respira un’aria frizzante: sono tutti artisti, ragazzi e ragazze, che hanno creato realtà e collettivi liberi dai freni del mercato mainstream dell’illustrazione e del fumetto. Uno spazio di arte libera, popolato da persone già da tempo immerse in questo mondo, ma anche da esordienti assoluti che hanno stampato i propri fumetti e prenotato uno spazio per metterli in mostra.

Esplorando gli stand abbiamo notato alcune auto pubblicazioni che ci hanno colpito in modo particolare e abbiamo scambiato due parole con il loro autori. Abbiamo parlato del mondo dellautoproduzione, di come gestiscono la parte tecnica e dei consigli per gli aspiranti artisti che vogliono entrare in questo ambiente affollato, ma sempre aperto a nuove idee.

Cristiana Fumagalli Arte Sghimbescia e Fumetti LGBT

Lavora nel mondo della grafica, ma ha iniziato ad autoprodurre i suoi fumetti dal 2011, subito dopo essersi diplomata. Le sue pubblicazioni trattano vari temi: attualmente i due filoni principali sono sul tema della famiglia (in un contesto di magia e mostri) e sul tema LGBT con chiave prettamente comica.

Ciao Cristiana, ci spieghi perché hai deciso di “metterti in proprio”?

Inizialmente ho provato anche io a propormi come illustratrice, ma ricevevo risposte negative o non le ricevevo affatto. Ho scelto la strada dell’autoproduzione perché sentivo che era più adatta a me e al mio carattere, poco incline alle restrizioni e abbastanza pignolo.

Inoltre, occupandomi anche della fase di scrittura, ho imparato molto su come rappresentare situazioni ed emozioni, per poterle poi trasmettere al pubblico e constatarne l’efficacia direttamente con esso. In sostanza sei tu il padrone di te stesso e calcoli personalmente i limiti di successo o insuccesso e, allo stesso tempo, apprendi sempre qualcosa di nuovo.

In molti vorrebbero stampare i propri fumetti o illustrazioni: qual è il tuo processo di lavorazione e come sfrutti la stampa on demand per le tue autoproduzioni?

Il mio processo produttivo parte da una base di schizzi, studi del personaggio e bozza del soggetto. Successivamente scrivo la sceneggiatura e contestualmente uno storyboard che elaboro subito dopo in digitale (salto il passaggio della bozza grafica delle tavole). Una volta concluso il disegno, aggiungo il lettering, impagino e stampo. Detta così suona molto semplice, ma a volte passano mesi solo per la prima fase.

Ammetto che ho dovuto sperimentare per raggiungere un risultato ottimale di resa per me e che suscitasse consensi. Inoltre sono molto selettiva nei miei acquisti riguardo i prodotti editoriali. Per prima cosa mi sono messa dal lato dell’utente finale: che tipo di carta è bella da vedere e da sfogliare? Che formato è più pratico per la lettura e da tenere in mano? Cosa colpisce di più?

Bisogna guardarsi intorno e prendere spunto anche da prodotti di case editrici e in base alla resa che si vuole dare al proprio elaborato, scegliere il tipo di carta più adatto: la patinata opaca rende vivi i colori, quindi secondo me è più indicata per pubblicazioni con colorazioni digitali accese e piene di sfumature.

La usomano bianca tende ad avere un effetto scurente sui colori ed essendo più ruvida fornisce una sensazione più “rustica” al tatto. Andrebbe bene su quei progetti dove grafite e acquerelli sono predominanti (quasi per eludere l’occhio che si tratti di una stampa).

Io i fumetti li stampo online, scegliendo di volta in volta carte e formati diversi a seconda dell’elaborato. Per esempio l’ultimo volume che ho stampato ha 56 pagine in carta patinata opaca, brossura fresata e copertina con alette plastificata opaca (16,8×24 formato chiuso), proprio perché i colori predominanti sono sui toni del magenta e pastello e avevo bisogno che fossero accesi.

Elisa Caroli – Lök Zine

Lök Zine è un collettivo di artisti che pubblica riviste, oggetti autoprodotti e organizza eventi e mostre. Nel 2011 era una fanzine autoprodotta da un gruppo di studenti dell’Accademia di belle arti, ma col tempo si sono evoluti e hanno usato il progetto per sperimentare, affinare la loro professionalità e incontrare realtà differenti. Ora è una casa editrice indipendente guidata da Lucia Manfredi e dall’illustratrice Elisa Caroli.

Diffondono anche autori stranieri del panorama autoprodotto, editando e traducendo le loro opere. Una delle opere che ci ha colpito di più è Patent depending: a collection dell’autore Steven M.Johnson, un manuale illustrato di invenzioni impossibili e grottesche.

Ciao Elisa, molti autori scelgono di creare un portfolio e proporsi agli editori: perché avete scelto invece la strada dell’autoproduzione?

Non credo che una modalità escluda l’altra. Nel lontano 2011 anche noi facevamo dei portfolio da presentare agli editori, solo che avevamo tante energie ed idee e da qualche parte dovevamo farle confluire. Crescendo e affermando la nostra carriera Lök Zine è diventata la parentesi che ci permette di creare e sperimentare cose nuove al di fuori delle regole del mercato editoriale.

Inoltre è molto importante il contatto diretto che abbiamo con i lettori durante i festival: ci permette di uscire dal mondo solitario dell’autore e ci apre gli occhi su quello che succede in giro, ispirandoci e formandoci continuamente. Nonostante tutto continuiamo a fare anche i portfolio e a proporci alle case editrici!

Quanto è difficile farsi conoscere nel mondo dell’autoproduzione e in generale dal pubblico? Hai qualche consiglio da dare ai nuovi aspiranti autori?

Il problema è sicuramente la sovrapproduzione di informazioni e la costante necessità di essere “connessi”. Questo se non si hanno molti mezzi per finanziare una comunicazione massiva, rischia di sommergere e fare sparire i progetti. Sto chiaramente parlando di internet, partecipare ai festival e agli eventi dà sicuramente una buona visibilità.

Con Lök Zine ci impegniamo inoltre a proporre mostre ed incontri in Europa per far conoscere sempre di più il progetto. Ai i nuovi autori posso dire di cercare di crearsi una comunità di altri autori che li supportino e sostengano in un costante scambio. Poi la capacità di promuoversi è strettamente personale, ma se si ha un buon gruppo di “colleghi” ci si può sostenere a vicenda.

Come gestite la parte tecnica e del business delle vostre autoproduzioni?  Il tipo di carta che usate, i materiali, i formati…

Partiamo dall’idea che non è un modo per diventare ricchi: autoprodursi è una passione, prima di tutto. Con Lök Zine abbiamo sviluppato il nostro feticismo per la carta e per tutto quello che è oggetto stampato. Stampiamo online in digitale e le copertine sono in Fedrigoni Tintoretto, gli interni in una semplice usomano bianca, le grammature dipendono dal progetto.

Per Shokuji no hennkei abbiamo esagerato e ci siamo lanciati su una Munchen 300 gr per la stampa in risograph (almeno 3 passaggi visto che è una carta molto assorbente). Inoltre di recente abbiamo vinto il FIP indetto da Fruit exhibition e Favini, quindi il prossimo progetto sarà stampato su carta Favini da un altro stampatore che sarà anche partner e che sveleremo prossimamente (siamo molto entusiasti per questa nuova collaborazione!).

Fino al 2018 i nostri prodotti erano praticamente tutti in bianco e nero per ovvie questioni di budget: visto che trattiamo anche l’illustrazione era un po’ limitante come situazione, quindi abbiamo organizzato un crowdfunding per poter fare un salto qualitativo e ce l’abbiamo fatta.

Questo è solo l’aspetto tecnico però prima ci sono mesi di lavoro sul piano organizzativo, di contenuti e promozione, senza contare che il nostro progetto è bilingue quindi abbiamo sempre lo step della traduzione. Insomma chi ce lo fa fare? L’amore per il fumetto, l’illustrazione e la stampa.

Amianto Comics- Bolide

Altro gruppo estremamente interessante nato nel 2016 da un collettivo di giovani fumettisti. L’associazione culturale è attiva nell’autoproduzione e nella diffusione della cultura legata alla nona arte. Dalla prima esperienza della rivista Amianto innocui passatempi per giovani rivoluzionari, sono nati altri progetti come una linea di graphic novel denominata Amianto Comics Presenta, e i volumi della collana Reflusso, prodotti più autoriali e sperimentali.

Un altro progetto estremamente interessante pubblicato da Amianto Comics è BOLIDE, che unisce i migliori fumettisti del panorama italiano contemporaneo e il classico fumetto avventuroso. Ogni autore, tra cui figura anche Tuono Pettinato, ha realizzato una storia a strisce di 30 pagine secondo un genere ben preciso che richiama i grandi classici delle strip americane (Dick Tracy, Flash Gordon ecc).

A cosa può servire l’autoproduzione per un autore?

Di sicuro l’autoproduzione può servire ai giovani esordienti per “farsi le ossa”: è molto difficile che le case editrici prendano in considerazione autori che non si siamo mai messi alla prova con il medium del fumetto, e l’autoproduzione è una possibilità di dimostrare e affinare le proprie capacità in questo campo.

In realtà con il tempo abbiamo capito che l’autoproduzione permette una libertà d’espressione impossibile ad altre latitudini. Per riuscire ci vogliono tempo e pazienza. Ci sono molti festival del fumetto e consigliamo di farne inizialmente il più possibile, sia quelli grossi che quelli molto più piccoli.

Parlateci delle vostre scelte tecniche e del vostro metodo per stampare i fumetti.

Noi di Amianto abbiamo finanziato personalmente il nostro numero zero della rivista e grazie a questo siamo riusciti a coprire le spese di stampa del volume successivo, e così via. Per quanto riguarda la rivista eravamo affezionati al formato spillato e usiamo un 16,8×24 cm con carta opaca, con plastificazione lucida solo per l’esterno. Invece per quanto riguarda l’interno del volume usiamo una carta usomano a 100gr, crediamo che si sposi efficacemente con il bianco e nero.

 Per quanto riguarda gli altri volumi delle nostre collane hanno una grammatura più spessa per l’interno e al posto della rilegatura spillata utilizziamo una brossura. Per la stampa ci affidiamo a tipografie online, i prezzi del mercato attuale sono molto convenienti rispetto alle tipografie locali.

L’autoproduzione è per tutti

Si conclude quindi il nostro viaggio all’interno della Self Area di Lucca Comics & Games, in un’atmosfera sempre vibrante e ricca di spunti, anche per chi vuole cimentarsi con l’autoproduzione.

Le testimonianze di chi è dentro questo mondo da tempo dicono una cosa chiara e semplice: oggi tutti possono esprimersi liberamente con l’autoproduzione di fumetti e illustrazioni, partecipando alle fiere e contaminandosi con le idee degli altri. Inoltre, grazie alla possibilità di stampare online, è sempre più facile creare un prodotto di ottima fattura, per mostrare a tutti la propria arte.

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