Come realizzare fumetti in stile franco-belga: dalla pagina alla stampa

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Molti disegnatori e aspiranti fumettisti si rivolgono a Pixartprinting per stampare le loro storie o creare un portfolio accattivante con diversi stili e sensibilità artistiche. Viviamo tra l’altro in un periodo storico in cui la produzione mondiale ha toccato livelli di varietà mai visti prima con stili, generi e visioni del tutto diverse.

Ma il fumetto non è uguale in tutto il mondo, basta mettere fianco a fianco un numero di Batman e Dylan Dog: sono diversi i formati, la grandezza degli albi e la paginazione. Ciò influisce anche sulle storie e sul modo di raccontare.

Negli Stati Uniti ad esempio si chiamano comics, in Giappone sono i manga, in Italia fumetto, mentre in Francia e Belgio bande dessinée. Qui indagheremo proprio la scuola di fumetto franco-belga, che rappresenta uno dei mercati e industrie più grandi e influenti d’Europa.

Saverio tenuta: la nostra guida per conoscere il fumetto franco/belga

Come fare un fumetto in stile franco-belga, se si vuole creare un portfolio da mostrare agli editori o un fumetto auto-prodotto?

Una vecchia edizione italiana di Blacksad, pubblicato in Francia da Dargaud. Il formato riprende esattamente quello francese in un cartonato di qualità. Per prima cosa bisogna capire che alla base del fumetto come mezzo d’espressione esistono delle strutture profonde e dei codici visivi che si riflettono nella cultura, nella storia e nell’evoluzione di un determinato Paese: non sono certamente regole granitiche, ma hanno comunque influito sul modo di raccontare una storia, sulla struttura della pagina e sui tempi del racconto.

Per comprendere al meglio il fumetto franco-belga abbiamo parlato con Saverio Tenuta, fumettista con una lunga carriera in Francia (con incursioni anche negli Stati Uniti e Italia): è l’autore de La Légende des Nuées Écarlates (La leggenda delle nubi scarlatte in Italia) e de Le Masque de Fudo (in Italia

La maschera di Fudo), pubblicati in Francia dall’editore Les Humanoïdes Associés e in Italia da Magic Press.

L’edizione francese de La Légende des Nuées Écarlates.

La grammatica del fumetto francese e i fondamenti della bande dessinée

La premessa è molto semplice: il fumetto è composto da varie parti fondamentali, che le opere da ogni parte del mondo condividono, cioè:

  • Vignetta: è l’immagine disegnata in una singola unità, che contiene disegni e dialoghi. Giustapposte creano una striscia a fumetti.
  • Gabbia: è l’insieme delle vignette che creano la pagina e la sua struttura, che diventa la cosiddetta tavola a fumetti.
  • Closure: letteralmente lo “spazio bianco” che divide le vignette e definisce anche il tempo del racconto.

Fatta questa premessa, parliamo nello specifico della bande dessinée, che significa letteralmente “striscia disegnata”. In Francia, soprattutto nei prodotti di stampo realistico, ma anche in alcuni esempi di bande dessinée umoristiche, è richiesto infatti un tipo di fumetto molto particolare, attento ai dettagli, con storie che prediligono l’avventura e uno stile ordinato e pulito.

Secondo Saverio Tenuta: “In Francia l’unione tra l’autore e il proprio personaggio è molto più intima, soprattutto rispetto al mercato italiano e americano: il lettore non slega l’autore dal personaggio e raramente il mondo creato da un autore viene riproposto da un altro disegnatore. Di conseguenza i tempi di lavorazione sono di circa un libro l’anno e quindi è richiesta una maggior cura del prodotto, che mostra anche la forte personalità dell’autore”.

Gli autori che hanno influenzato e costruito nel tempo il fumetto franco-belga sono tantissimi, impossibile citarli tutti. Tra questi c’è sicuramente il belga Hergè con il suo Tintin, capostipite della cosiddetta “ligne claire” (linea chiara), uno stile grafico nitido e chiaro, dove ogni elemento della vignetta è trattato allo stesso modo, cioè solo con linee di contorno sempre chiuse, con neri netti senza tratteggi, insomma senza “sporcature”.

A sinistra una tavola di Tintin, squadrata e pulita in classico stile franco-belga. A destra una da Il Garage Ermetico, un’opera rivoluzionaria nella struttura e nel racconto, perché è quasi totalmente priva di una storia.

C’è stato poi il grande Jean Giraud con la serie western di Bluberry e il suo “doppio” Moebius, in storie più sperimentali come Il Garage Ermetico e LIncal. Ma ha una grandissima tradizione anche il fumetto umoristico, come ad esempio l’intramontabile Asterix di René Goscinny e Albert Uderzo.

Insomma, esistono e sono esistite delle strutture “tipiche” nel fumetto franco-belga, ma c’è stato anche chi queste strutture le ha completamente capovolte.

Le differenze: la grafica nel fumetto franco-belga

Visti alcuni esempi che hanno contribuito a definirne lo stuile, è tempo di capire come si presenta graficamente una tavola a fumetti con lo stile franco-belga nel suo insieme.

In generale nel fumetto i rapporti tra le singole immagini sono più importanti delle immagini stesse. La progettazione grafica della pagina, cioè il numero, la posizione e la grandezza delle vignette, è davvero il momento più importante nella lavorazione.

Risulta più semplice quindi capire limpostazione franco-belga partendo dalle differenze con gli altri modi di concepire il fumetto, ad esempio rispetto a una tavola con uno stile americano. Basta guardare queste due immagini in basso: la prima tavola (a sinistra) è tratta da Spider-Man Noir, rivisitazione in chiave noir del celebre supereroe della Marvel, mentre la seconda è la serie francese Cosa Nostra, che narra vicende della mafia americana realmente accadute a cavallo degli anni ’30 e ’40.

Queste due le tavole mostrano una scena dove l’evento centrale è una sparatoria. Quello che salta subito all’occhio è la profonda differenza tra limpostazione delle due pagine: la prima, complice anche degli eventi narrati, è iper-dinamica, mentre la seconda è molto calma, squadrata. Andando più in profondità, si può notare che nella prima tavola le vignette sono “solo” cinque mentre nella seconda sono ben nove, quasi il doppio. 

In Spider-Man Noir levento centrale è messo al centro della tavola, con una vignetta più grande (l’uomo che spara), senza la benché minima sorta di closure, anzi le vignette sono accavallate l’una all’altra in soluzione di continuità: tutto avviene in pochissimi istanti.

Nella tavola di Cosa Nostra si vede invece un agguato ad uno dei personaggi della vicenda: a differenza della prima tavola, qui si nota che è presente una vera e propria punteggiatura, rappresentata dalla closure, che scandisce i momenti secondo l’idea dello sceneggiatore e del disegnatore. La tavola inizia con un grande dettaglio e gli avventori si vedono solo tramite altri due dettagli che connotano al meglio l’evento che sta per accadere, senza mostrarli apertamente.

Per la Francia è importante la narrazione e che tutto fili liscio. Quella americana invece ha un effetto più ‘wow, ti deve colpire con grosse vignette e poi hai quelle di corollario, mentre quella francese ha un senso di lettura ben preciso. Le vignette devono susseguirsi regolarmente una dietro laltra”, ci ha detto Tenuta.

Insomma, nel fumetto franco-belga lo storytelling e la narrazione scavalcano la spettacolarizzazione fine a sé stessa, prediligendo un flusso ben scandito d’immagini che accompagnano il lettore nella storia.

La tavola franco-belga e il prodotto finito

La scuola franco-belga in generale ha quindi codificato nel tempo una gabbia abbastanza squadrata, formata da:

  • Quattro strisce
  • Dalle 8 alle 12 vignette per ogni tavola
  • Storie di 46 tavole

Ciò non toglie che ogni editore (ad esempio Glénat, Delcourt, Dargaud ecc) e autore abbia la “sua” gabbia e il proprio modo di lavorare. Tutto dipende infatti dalla storia e da cosa si vuole raccontare.

Per questo possono esserci tavole con tre strisce, oppure con meno vignette (7, ad esempio) o con un numero elevatissimo (14-15 vignette): “A cambiare sono in ogni caso le proporzioni: la gabbia francese è più quadrata, rispetto a quella americana che è più verticale e lunga”, ha ribadito Tenuta.

Ma come si struttura il foglio da disegno? Anche in questo caso non esiste uno standard universale, ma in generale “c’è la gabbia che delimita le vignette, poi c’è il margine esterno del foglio. Inoltre, c’è unaltra gabbia esterna al margine del foglio, che poi viene tagliata in fase di stampa, che è più grande del foglio di 5-6 millimetri”, dice Tenuta.

In questo esempio, che non vuole avere la presunzione di completezza, il rettangolo rosso corrisponde al bordo delle vignette e della gabbia. Quello verde al margine e bordo della pagina, quindi dove sarà tagliata, mentre quella blu rappresenta la gabbia esterna che viene poi eliminata.

 Perché nella tavola originale è presente un margine esterno al foglio che in fase di stampa viene tagliato? Come ci ha detto Tenuta accade perché “se lautore decide di disegnare una vignetta che vada fuori dalla pagina, cioè che arrivi fino a bordo pagina, non deve essere costretto a disegnare sulloriginale esattamente fino a bordo pagina, sarebbe molto scomodo. Lautore disegna quindi un pooltre, in modo da essere sicuro che nel taglio quella vignetta uscirà ‘fuori dalla pagina, cioè che arriverà esattamente a bordo della pagina”.

Su quale formato disegnare il fumetto francese?

Non è sicuramente quello standard A4, A3 o altri del genere. Non esistono delle misure predefinite per disegnare con lo stile franco-belga, quindi il metodo più semplice e veloce per non sbagliare è quello di servirsi di un albo di riferimento già pubblicato (noi lo abbiamo fatto con Blacksad), prendere le misure della pagina e riportarle sul foglio da disegno (o fotocopiare la pagina stampata e ricalcarne la gabbia), tenendo sempre in considerazione i margini ulteriori del foglio e il taglio.

Se invece si preferisce disegnare “in grande”, cioè in dimensioni più grandi rispetto a quelle della pagina stampata, basta tracciare una diagonale allinterno della gabbia ripresa dalla pagina originale, per mantenere le proporzioni giuste.

Il prodotto finito viene solitamente stampato in un cartonato di alta qualità, con storie generalmente a colori, a differenza dei fumetti che vediamo in Italia. Lo standard francese del volume misura 24 × 32 cm, con una storia di 46 pagine, anche se nel tempo sono stati sviluppati formati differenti (si è arrivati anche a 60 o 80 pagine).

Per quanto riguarda la stampa, gli albi francesi sono considerati dei veri e propri libri, quindi si può scegliere un cartonato con dorso quadro per simulare almeno un prodotto del genere, mentre per creare un portfolio di tavole o disegni andrebbe bene anche una rilegatura brossura grecata e fresata, o a punto metallico.

Si conclude questo viaggio all’interno della bande dessinée, un mondo vastissimo e ricco di varietà: il consiglio è quindi quello di leggere il più possibile gli autori e le storie di questa grande tradizione, solo in questo modo si possono comprendere nel profondo le strutture narrative e tecniche.

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