I Maestri del fumetto: Go Nagai

I Maestri del fumetto: Go Nagai

Candido Romano Pubblicato il 7/10/2026

I Maestri del fumetto: Go Nagai

Kiyoshi Nagai, noto al pubblico come Go Nagai, è considerato unanimemente come uno dei più importanti, influenti e prolifici mangaka di tutti i tempi, sia riguardo il fumetto che l’animazione. Alcuni lo paragonano a una figura come Stan Lee, grazie alla sua capacità di creare interi universi, non solo personaggi, e per aver definito nuovi generi che hanno influenzato tantissimi autori in tutto il mondo.

Da Devilman, passando a Jeeg Robot, Ufo Robot Goldrake e Mazinga, a Nagai viene data la paternità della creazione del concetto di Mecha, cioè robot enormi pilotati da esseri umani, un genere che ha spopolato a partire dagli anni ’70 in poi.

Go Nagai nel 1987 © CC BY-SA 3.0 Foto di Sally Larsen –  https://it.wikipedia.org/wiki/G%C5%8D_Nagai#/media/File:Go_Nagai_Tokyo_1987.jpg

L’autore non ha mai avuto timore di spingersi oltre i limiti imposti dal mercato, con storie che fondono diversi generi e soprattutto toccano temi considerati tabù, come la sessualità e la violenza. È un grande innovatore che con le sue storie ha segnato intere generazioni di lettori, spettatori e fumettisti.

L’infanzia, le influenze e la folgorazione per il disegno

Go Nagai nasce il 6 settembre 1945 a Wajima, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, in un Giappone segnato dal trauma atomico. A soli sei anni affronta la prematura scomparsa del padre. Fin da giovanissimo, quindi, trova il suo rifugio nell’immaginazione. Viene influenzato da opere come Lost World, una dei primi manga fantascientifici di Osamu Tezuka, e un’edizione della Divina Commedia illustrata da Gustave Doré.

L’urgenza creativa vera e propria scatta però durante gli anni di studio per l’ammissione all’Università. Una malattia intestinale lo convince di essere in fin di vita: spinto dal desiderio di lasciare un segno della propria esistenza, comincia a disegnare un manga. Quando guarisce si convince di dover continuare su questa strada.

Comincia a inviare i suoi primi lavori a diverse riviste, ma non ottiene risposta. Si narra che fosse la madre a chiamare le case editrici, chiedendo di rifiutare i lavori del figlio. Ma lui non si dà per vinto, finché viene notato dalla rivista Weekly Shonen Sunday: diventa l’assistente di Shotaro Ishinomori, autore del celebre Cyborg 009.

Una tavola di Meakashi Polikichi © Dynamic Planning –  https://dynamic.fandom.com/wiki/Meakashi_Polikichi

Dopo un periodo da assistente, pubblica nel 1967 il suo primo manga, Meakashi Polikichi, una storia autoconclusiva che segue le vicende di un poliziotto. Si tratta di un cosiddetto gag manga, un sottogenere comico incentrato su battute rapide e umorismo assurdo.

Da Scuola senza pudore alla Dynamic Production

La vera svolta nella carriera di Go Nagai avviene quando nel 1968 la casa editrice Shueisha lancia una nuova rivista settimanale, destinata a fare la storia, cioè Weekly Shonen Jump, in diretta competizione con riviste già affermate. Su questa rivista Nagai pubblica il primo capitolo di La scuola senza pudore (Harenchi Gakuen), una storia che sconvolge i canoni del fumetto per ragazzi, introducendo un umorismo intriso di un erotismo fino ad allora inedito.

La copertina del primo numero di La scuola senza pudore © J-Pop – Fonte: Amazon

Fino a quel momento i manga shonen proponevano storie di avventura in stile Tezuka, dove i protagonisti erano fondamentalmente eroi con canoni morali piuttosto rigidi. Go Nagai, con La scuola senza pudore, invece racconta la vita in un istituto scolastico dove gli insegnanti sono incompetenti, mentre gli studenti pensano continuamente come ribellarsi all’autorità e sbirciare sotto le gonne delle compagne (che sanno comunque difendersi).

Tra tempeste ormonali del gruppo di adolescenti e storie che arrivano addirittura alla guerra aperta tra l’autorità e gli studenti, La scuola senza pudore è sicuramente un manga che si allontana nettamente dalla sensibilità moderna, ma come tutte le opere creative va contestualizzato al periodo in cui è stato creato.

Una copertina di un numero di La scuola senza pudore © Wikipedia Fair Use – https://en.wikipedia.org/wiki/File:Harenchi_Gakuen.jpg

In questo caso il tratto di Nagai è rotondo e caricaturale, con una gabbia di vignette regolare e simmetrica, oltre a una regia molto tradizionale. Con l’avanzare della storia, soprattutto durante le scene di guerra finale, Nagai rompe letteralmente la gabbia fumettistica, con esplosioni che invadono lo spazio bianco tra le vignette.

Il manga diventa comunque uno scandalo mediatico in Giappone anche durante il periodo di pubblicazione, a causa delle scene erotiche e della violenza, ma l’autore non si ferma e addirittura lavora alla trasposizione in anime.

Per proteggere i propri interessi, nel 1969 Go Nagai fonda la Dynamic Production, supportato dai suoi fratelli. Si rivela una mossa pionieristica in Giappone: non è solo uno studio di assistenti, ma una vera e propria agenzia per la gestione dei diritti d’autore, del licensing e del merchandising. Grazie a questa struttura societaria, Nagai si assicura il controllo creativo ed economico sulle trasposizioni animate e sui giocattoli derivati dalle sue opere, garantendosi una libertà e un’indipendenza finanziaria che gli permetteranno di osare ancora di più negli anni successivi.

Devilman, il capolavoro

Dopo il successo dei manga comico-erotici, Go Nagai vuole cimentarsi in qualcosa di più impegnato, superando i limiti del gag manga, che gli fornisce poca libertà nella regia delle vignette e in generale nel disegno. Vuole creare uno story manga di più ampio respiro, per affrontare tematiche più mature.

Il suo primo esperimento è Mao Dante nel 1971, ispirato per la parte del disegno alle illustrazioni della Divina Commedia di Doré. La storia narra di un ragazzo che libera un demone e ne viene posseduto, scatenando morte e distruzione in Giappone.

Già da Mao Dante si assiste a un’evoluzione nello stile dell’autore, con una struttura della tavola molto più complessa. Le vignette diventano oblique, il segno si sporca e le figure si sovrappongono. In generale sono disegni che trasmettono molto di più il senso di movimento.

Una tavola di Mao Dante © Dynamic Planning – https://www.gonagaiworld.com/mao-dante-j-pop-manga-disponibile-in-fumetteria-libreria/

Successivamente l’autore sviluppa per Toei una nuova serie animata: nasce Devilman, una delle opere più famose e apprezzate di Go Nagai.

Devilman viaggia su due binari distinti: una serie animata nel 1972, più edulcorata e più vicina allo stile supereroistico, insieme al manga pubblicato su Weekly Shonen Magazine, con una storia più violenta e oscura rispetto all’anime. Il manga di Devilman è un’opera più viscerale e complessa: qui, il giovane Akira Fudo viene convinto dall’amico d’infanzia Ryo Asuka che l’unico modo per difendere l’umanità dal risveglio dell’antica stirpe dei demoni è fondersi con uno di essi. Akira si sacrifica, fondendosi con il potente demone Amon durante un rito orgiastico e violento (il Sabba), ma grazie al suo cuore puro riesce a mantenere il controllo della propria coscienza, diventando un “uomo diavolo”.

Una tavola di Devilman © Dynamic Planning – https://www.gonagaiworld.com/il-manga-devilman-di-go-nagai-ha-compiuto-51-anni/

Ciò che inizia come un fantasy d’azione si trasforma rapidamente in una discesa all’inferno. Attraverso tavole intrise di body horror, smembramenti e violenza viscerale, Nagai mostra apertamente il suo ripudio della guerra. La possessione demoniaca in questo caso rappresenta la coscrizione obbligatoria, il momento in cui a un giovane viene fornita un’arma per andare a uccidere i propri simili.

L’epilogo del manga, infatti, vede gli stessi umani distruggersi a vicenda, con un monito sull’insensatezza di qualsiasi guerra. Parlando dell’evoluzione del segno, in quest’opera il tratto diventa ancora più “sporco” e l’autore introduce le iconiche splash page, cioè le grandi illustrazioni a tutta pagina. L’anatomia diventa grottesca e i neri ancora più profondi, con un chiaroscuro che enfatizza l’orrore della storia.

L’anime di Devilman © Dynamic Planning – https://www.gonagaiworld.com/il-manga-devilman-di-go-nagai-ha-compiuto-51-anni/

L’invenzione dei Mecha e il successo di Mazinga e Goldrake

Con Devilman l’autore sonda gli abissi dell’anima, ma un’altra creazione nel 1972 segna un vero e proprio spartiacque per la cultura pop mondiale. Tutto avviene in modo fortuito: Go Nagai è fermo in mezzo al traffico soffocante di Tokyo. Frustrato dell’attesa, fantastica sulla possibilità che alla sua auto spuntino braccia e gambe per scavalcare le altre vetture. Nasce così l’idea di Mazinga Z, che ha introdotto il concetto di Mecha.

Fino a quel momento, i robot nell’animazione e nel manga, come Astro Boy di Tezuka, erano entità autonome o radiocomandate dall’esterno. Go Nagai inserisce il pilota invece all’interno del robot, cioè il protagonista Koji Kabuto, un giovane che pilota Mazinga Z da un centro di comando posto nella testa del robot: diventa letteralmente il cervello del gigante d’acciaio.

Una tavola di Mazinga Z © Dynamic Planning – https://fumettologica.it/2014/05/mazinga-z-epilogo-inedito-go-nagai/

L’opera codifica ufficialmente il genere Mecha, inaugurando un filone inesauribile e un impero legato al merchandising e ai giocattoli. In particolare, questo robot non è né buono né cattivo. Tutto dipende dal pilota che lo controlla. Il Mecha diventa un’estensione della volontà umana, uno strumento di enorme potere che porta con sé una grande responsabilità.

In questo caso i disegni e la scansione della tavola rendono tangibile la scala titanica del robot, grazie a inquadrature molto cinematografiche, tra cui l’uso della prospettiva dal basso (per far apparire i robot ancora più grandi) o i campi lunghi per mostrare la distruzione della città.

Al successo di Mazinga Z segue Il Grande Mazinga (1974), con toni ancora più cupi e drammatici. Lo stesso anno, il genio di Nagai partorisce Space Robot (Getter Robot), che introduce l’innovativo concetto dei “mecha componibili”, nati dall’unione di tre diverse navicelle spaziali.

Il culmine del successo arriva nel 1975 con Ufo Robot Goldrake (Grendizer) e Jeeg robot d’acciaio. Goldrake si trasforma in un vero e proprio fenomeno di costume, sconvolgendo i palinsesti televisivi e attirando l’attenzione di sociologi ed educatori.

Oltre i robot: Cutie Honey e Violence Jack

Nonostante l’impegno sui robot giganti, la creatività di Go Nagai spazia in molteplici direzioni. Nel 1973 crea Cutie Honey, incentrato su un robot capace di assumere sette identità differenti per combattere l’organizzazione Panther Claw. La protagonista, Honey Kisaragi, fonde le tematiche supereroistiche occidentali con un erotismo malizioso, ponendo di fatto le basi per il futuro genere delle “magical girl” combattenti, che influenzerà enormemente opere come Sailor Moon. Nello stesso filone si inserisce il goliardico Kekko Kamen (1974), in cui l’eroina affronta i criminali indossando soltanto una maschera rossa e un mantello.

Sempre nel 1973 inizia la pubblicazione di Violence Jack, una brutale epopea post-apocalittica ambientata in un Giappone distrutto da un cataclisma, dove vige la spietata legge del più forte. Quest’opera corale, conclusa solo nel 1990, prefigura capolavori come Ken il Guerriero e Mad Max, chiudendo inoltre alcune complesse trame narrative legate allo stesso universo di Devilman.

L’eredità di Go Nagai

L’impatto di Go Nagai sull’immaginario collettivo globale è incalcolabile. Senza la sua inventiva, il manga contemporaneo sarebbe profondamente diverso. Ha praticamente inventato i Mecha, rinunciando ai classici eroi senza macchia e senza paura, costringendo il pubblico a specchiarsi in protagonisti tormentati e fallibili.

Go Nagai nel 2008 © CC BY-SA 3.0 Wikimedia commons – https://en.wikipedia.org/wiki/Devilman#/media/File:Go_Nagai_20080704_Japan_Expo_05.jpg

Ha anche ispirato tantissimi autori di opere considerate ormai capolavori, da Hideaki Anno (Neon Genesis Evangelion) a Kentaro Miura (Berserk). Ma soprattutto, ha donato al pubblico personaggi lacerati nel profondo, figure costantemente in bilico tra il bene e il male, imperfette, furiose e profondamente umane.