Riepilogo Contenuti
Il noto semiologo Roland Barthes l’ha definita come la “migliore sociologa dell’anno” nel 1976: in effetti Claire Bretécher con poche linee svelte, quasi scarabocchiate, insieme a dialoghi sempre intelligenti e con sfondo satirico, riesce a cogliere le ipocrisie, le nevrosi e le ansie a tratti ridicole della borghesia intellettuale francese del post-sessantotto.
Ha scardinato le convenzioni della bande dessinée, per molto tempo dominata da uomini. È considerata una delle figure chiave, insieme a Marcel Gotlib e Nikita Mandryka, nel portare il fumetto francese verso temi più adulti, grazie a storie spietatamente lucide.
Il suo stile abbandona il classico virtuosismo della linea chiara franco-belga, introducendo un segno che si basa sui gesti, sui tempi comici e sulla postura dei suoi sbilenchi personaggi.

Da Cellulite a I Frustrati, passando per l’analisi adolescenziale Agrippina, ha utilizzato l’umorismo per portare nel fumetto temi che difficilmente a quel tempo finivano nelle pagine stampate, come il sesso, la politica, la maternità e la psicoanalisi.
L’infanzia, le influenze e le prime pubblicazioni
Claire Bretécher nasce a Nantes nel 1940 e cresce in una famiglia cattolica di classe media. Figlia di un avvocato e di una casalinga, vive un’infanzia tradizionale e austera. Il padre è violento, mentre la madre la spinge verso la più totale autonomia. Questa educazione diventa nel tempo un vero e proprio serbatoio di materiale per le sue storie future.
Le sue prime influenze in campo fumettistico derivano dai classici del fumetto franco-belga, cioè Tintin di Hergé e Spirou. Disegna fumetti sin da bambina, anche se spesso abbandona perché inizialmente vengono considerati come una forma d’arte minore. Frequenta l’Accademia delle belle arti di Nantes, per trasferirsi a Parigi all’inizio degli anni ’60.

I primi anni nella capitale sono difficili: lavora come babysitter, come insegnante di disegno nelle scuole, ma il suo desiderio è quello di lavorare per i giornali dell’epoca. Il suo primo disegno viene pubblicato su Le Pèlerin magazine e successivamente collabora con Bayard Presse, lavorando su riviste per ragazzi.
Continua a disegnare, a sviluppare il suo stile e a cercare un ingresso nel mondo piuttosto chiuso dei grandi settimanali. La prima grande occasione avviene tramite la collaborazione con René Goscinny, il co-creatore di Asterix, sul giornale umoristico L’Os à Moelle. Lei disegna e Goscinny scrive la storia di Facteur Rhésus, una strip umoristica che vede come protagonista un postino.
Le pubblicazioni sulle riviste, tra Spirou e Pilote
Nel 1967 avviene la svolta: l’autrice entra a far parte dei disegnatori della rivista Spirou, dove firma la storia che vede protagonisti una piccola gang di bambini, Les Gnangnan, ispirata dai Peanuts di Charles M. Schulz.

Dopo la collaborazione con la rivista Tintin e altre opere come la striscia Les Naufragés, che si distingue per il suo umorismo cinico, l’autrice approda sulla rivista Pilote, dove comincia a pubblicare fumetti decisamente più maturi.
Il primo è Cellulite, che viene pubblicato dal 1969 al 1977, ambientato durante il Medioevo. Questo è un periodo dominato da eroine di carta seducenti e impeccabili come Barbarella: Bretécher presenta invece la sua protagonista, che prende proprio il nome di Cellulite, e la trasforma nella prima anti-eroina del fumetto franco-belga. Cellulite è una giovane donna sgraziata, complessata, non bella secondo i canoni classici, che vive in un medioevo farsesco: è stanca di aspettare il solito principe azzurro e il suo obiettivo è quello di trovarlo, grazie al suo spirito di iniziativa. Missione che puntualmente fallisce.

Con Cellulite l’autrice porta avanti una vera e propria decostruzione della classica fiaba, in cui la protagonista non vuole definirsi attraverso l’approvazione maschile. La serie è sì divertente, ma anche permeata di un umorismo amaro e alle volte crudele.
La carriera dell’autrice continua all’interno di Pilote, ma le spinte verso la fine degli anni ’60 tendono verso un fumetto che vuole raccontare di temi più adulti, cioè politica, sesso e società. La linea editoriale di Goscinny frenava questi intenti.
La nascita dell’Écho des Savanes e la stampa di sinistra
A partire dai primi anni ’70, una parte degli autori di Pilote si rivolta contro la linea editoriale di Goscinny. Claire Bretécher, insieme ai colleghi e amici Marcel Gotlib e Nikita Mandryka, pur continuando a lavorare su Pilote fino al 1977, creano una nuova rivista indipendente, cioè L’Écho des Savanes.

Il titolo della rivista (“L’Eco delle Savane”) prende in giro le riviste coloniali e d’avventura: gli autori si occupano di tutto, dalla produzione alla stampa, per finire con la distribuzione. Questa pubblicazione segue la scia di una lunga serie di riviste autoprodotte dell’epoca, come Fluide Glacial, Métal Hurlant e Psikopat, che mirano a una maggiore libertà artistica degli autori, contro una politica editoriale più conservatrice delle pubblicazioni ormai già stabilite sul mercato.
Tra deliri grafici e umorismo surreale, sull’Écho l’autrice racconta di temi come le dinamiche di coppia, l’aborto e la contraccezione. Tuttavia, Claire Bretécher è più una sociologa che un’anarchica e vuole essere indipendente: il suo obiettivo è quello di approdare sulla stampa nazionale, quella generalista, che finisce nelle mani di migliaia di persone.

Dopo una prima escursione sulla rivista Le Sauvage nel 1973, fa il suo debutto nella sezione società nel magazine di sinistra Le Nouvel Observateur: è proprio qui che pubblica Les Frustrés (I Frustrati), dal 1973 fino al 1981, in cui mette a nudo con sottile e dolorosa ironia le donne e gli uomini benestanti della borghesia francese, con le loro ipocrisie e inutili nevrosi.
I Frustrati, il capolavoro di Claire Bretécher
I Frustrati debutta il 15 ottobre del 1973 sulle pagine di Le Nouvel Observateur. Si tratta di una pubblicazione settimanale, con storie autoconclusive che non vedono personaggi ricorrenti.
L’autrice presenta invece dei veri e propri archetipi, con madri, casalinghe, donne in carriera, femministe, studenti e tutti i loro problemi quotidiani, dalla solitudine alla disperazione, passando per l’ansia. I “frustrati” del titolo sono i borghesi parigini, progressisti, intellettuali, che hanno fatto il Maggio ’68 (o dicono di averlo fatto) e ora si trovano a fare i conti con le contraddizioni della loro vita quotidiana. Sono frustrati dalla politica, dal sesso, dai loro partner, dai loro figli (cresciuti con principi educativi “moderni” che si rivelano disastrosi), e soprattutto da sé stessi.

In queste storie gli uomini sono sì presenti, ma spesso disegnati come personaggi di contorno. Il resto dei personaggi sono quasi sempre statici, seduti su un divano, bloccati in una cena noiosa, pieni di tic o ansie.
Lo stile e il tratto di Bretécher qui si fa essenziale e minimalista. Le pagine, per la maggior parte, presentano uno sfondo bianco o scuro e gli unici elementi ricorrenti sono pareti, tavoli o divani: al centro c’è il dialogo. Il tratto è veloce, nervoso, quasi sgarbato, ma perfetto per raccontare episodi e aneddoti spiritosi, malinconici, provocatori e a tratti imbarazzanti. Le tavole sono costruite sempre con lo stesso numero di vignette, di solito quadrate.

Dai pochi tratti di questi disegni traspare perfettamente quello snobismo sgarbato e la decadenza di una società: è un vero e proprio specchio in cui l’intellighenzia francese è costretta a guardarsi.
I Frustrati diventa un grande successo che supera le barriere del fumetto, diventando un vero e proprio evento culturale, con adattamenti teatrali, traduzioni in diverse lingue e cartoni animati.
I lavori successivi, da Les Mères ad Agrippine
L’autrice si sposa nel 1977, senza avere figli. Nel 1980 realizza la sua controversa biografia dedicata a Santa Teresa d’Avila, La Vie Passionnée de Thérèse d’Avila, molto criticata dai lettori cattolici: l’autrice osa insinuare il dubbio che l’estasi religiosa della santa sia riconducibile ad attacchi di epilessia.

Nel 1982 pubblica invece Les Mères (Le Madri), un volume interamente dedicato al tema della maternità. Il testo originale suggerisce che la scelta di questo argomento possa essere stata influenzata dall’assenza di figli nel suo matrimonio di allora. L’anno successivo, nel 1983, incontra però un nuovo compagno da cui ha un figlio e nel 1984 pubblica Le Destin de Monique, dedicato alle donne incinte.

Il lavoro dell’autrice dopo il 1988 è dedicato soprattutto ad Agrippine, in cui esplora il mondo delle giovani adolescenti. Tratta della storia di una tipica ragazza della borghesia parigina, con i suoi futili problemi esistenziali tra scuola, amori e amicizie.

In molti hanno associato i lavori di Claire Bretécher al movimento femminista, anche se l’autrice non si è mai definita tale. Ha abbracciato molto spesso le battaglie progressiste in favore delle donne e alle lotte contro qualsiasi forma di razzismo, ma non ha mai dichiarato apertamente di far parte di un gruppo specifico.
Pur lavorando in un ambiente frequentato soprattutto da figure maschili, ha sempre dichiarato di non aver mai subito episodi di misoginia o molestie di nessun tipo negli ambienti di lavoro.
L’eredità di Claire Bretécher
L’autrice è venuta a mancare nel 2020, lasciando un’eredità che va oltre il mondo del fumetto. Ha dimostrato che la nona arte può essere uno strumento di analisi sociale tanto potente quanto un saggio o un film.
Il suo stile di disegno è diventato quasi un canone per chi vuole semplicemente comunicare, liberando il fumetto francese dal virtuosismo tecnico fine a sé stesso. È stata una vera e propria pioniera, come donna in un mondo di uomini: ha usato l’umorismo come un bisturi per rivelare le ipocrisie di un certo tipo di società.

Non ha solo aperto la strada ad altre autrici, ma con le sue opere ha generato un enorme impatto culturale, elevando il fumetto a strumento di critica sociale, intrisa sempre di sottile ironia.
