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Intervista con Chris Campe su lettering e scrittura di libri

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Chris Campe è una persona poliedrica: lavora come autrice, designer, illustratrice, insegnante e relatrice. Tutte le sue creazioni ruotano intorno a un argomento principale: il lettering! Che si tratti di realizzare lettere a mano libera o con l’ausilio di un pennello, oppure di spiegare come creare dei caratteri personalizzati, puoi star certo che Chris lo ha già fatto! Documenta tale processo nei suoi libri, ma lo spiega anche attraverso i seminari di lettering che tiene, le conferenze a cui partecipa e il suo curatissimo profilo Instagram (che consigliamo vivamente di seguire!).

Il suo studio creativo di Amburgo si chiama “All Things Letters” e la vetrina funge da tela per le sue fantastiche opere d’arte, quali varie composizioni alfabetiche, o per collaborazioni con altri artisti locali di lettering. Abbiamo avuto il piacere di parlare con Chris del suo processo creativo, di come ha iniziato in veste di autrice e di come riesce a scrivere e pubblicare i suoi libri dall’inizio alla fine.

Hai iniziato come libraia – cosa provi a scrivere i tuoi libri ora? Era da sempre un tuo obiettivo?

Finito il liceo, ho fatto una stage come libraia, e mentre lavoravo in libreria sognavo di pubblicare, un giorno, un libro con il mio nome sopra. Quando finalmente fui pronta a pubblicare il mio primo libroHamburg Alphabet” dieci anni dopo, mi è stato davvero utile conoscere così bene l’industria dell’editoria.

Ho sempre voluto scrivere, ma il mio primo libro è stato un libro fotografico: “Hamburg Alphabet” è un ritratto di Amburgo reso attraverso le insegne dei negozi. Per scattare le foto del libro, ho girovagato in bici per Amburgo per un anno e mezzo e ho scattato foto di oltre 1000 insegne diverse. 220 sono nel libro, in ordine alfabetico. Il libro racconta la storia della città attraverso le sue insegne e ogni giorno diventa più prezioso perché molte delle vecchie insegne non ci sono più.

Chris Campe - Foto di Norman Posselt
Chris Campe – Foto di Norman Posselt

Scrivere libri ti viene naturale o trovi difficoltà? Cos’è che ti piace di più e di meno del processo?

Dopo lo stage mi sono iscritta alla scuola d’arte per studiare illustrazione, comunicazione e design. Avendo una formazione da designer, scrivere mi sembra qualcosa che faccio come hobby, ed è questo ciò che lo rende facile, a volte anche più semplice della progettazione.

Lavoro da sola a tutti gli aspetti dei miei libri: il concept, i testi, il design, il layout e le illustrazioni. Il processo prevede innumerevoli decisioni, grandi e piccole, ed è difficile mantenere una visione d’insieme dell’intero progetto. La parte più impegnativa è quella di dedicarmi a un libro che richiede almeno un anno di lavoro, e al contempo lavorare ad altri progetti per guadagnarmi da vivere. Scrivere un manuale di 200 pagine per designer in un solo anno non è roba da poco.

La parte più divertente dello scrivere e progettare un libro è sviluppare un’idea e vedere come si evolve nel tempo. In genere, il libro si trasforma in qualcosa di molto diverso da quello che avevo in mente all’inizio.

Mi piace anche scrivere i contenuti del libro. Il mio obiettivo era quello di scrivere manuali che trattassero seriamente un argomento, ma che fossero al contempo piacevoli da leggere. Penso che molti libri specialistici siano scritti da persone che conoscono bene la materia, ma a cui non piace scrivere. Per me è diverso: trovare un buon modo per esprimere qualcosa con le parole mi rende felice ogni volta.

Com’è stato scrivere ciascuno dei tuoi tre libri sul lettering?

Quando iniziai a lavorare al mio primo libro sul lettering “Handbuch Handlettering”, avevo già pubblicato due libri su Amburgo, quindi avevo un’idea della mole di lavoro che comporta la pubblicazione di un libro. Una mia ex mi disse: “Per fortuna ci siamo lasciate!”. Stavamo assieme mentre lavoravo a “Hamburg Alphabet” e ricorda bene quanto fossi euforica e incapace di parlare di altro se non del libro.

La prima cosa che ho capito quando ho iniziato “Handbuch Handlettering” è che sapevo molto meno del lettering di quanto pensassi. Ho quindi svolto alcune ricerche, ma solo per rendermi conto che c’erano molte informazioni contrastanti su praticamente qualsiasi aspetto della tipografia e del design di caratteri, e che di conseguenza avrei dovuto decidere da sola quali informazioni erano rilevanti e quali no. È stato molto stressante. Mentre lavoravo al libro ero sempre in ansia, e avevo paura di commettere errori di cui i veri professionisti del design di caratteri e del lettering avrebbero riso. Naturalmente non è mai accaduto nulla del genere.

Il mio secondo libro sul lettering “Praxisbuch Brush Lettering” ha beneficiato dell’esperienza maturata con “Handbuch Handlettering”. Il libro è strutturato meglio e il design è più semplice. Ma “Praxisbuch Brush Lettering” è anche meno personale. In “Handbuch Handlettering” ho fatto intravedere come lavoro e com’è il mio studio. “Praxisbuch Brush Lettering” è più professionale, ma mantiene un tono di voce accessibile nella scrittura.

Il mio ultimo libro “Making Fonts!” è stato un’esperienza completamente diversa perché l’ho scritto insieme alla mia collega e amica Ulrike Rausch, che gestisce la tipografia LiebeFonts. Ho sempre voluto imparare a creare caratteri, quindi ho pensato che se Ulrike mi avesse spiegato un po’ il suo lavoro e io avessi preso appunti, avremmo potuto trasformarli in un libro.

Scrivere “Making Fonts!” è stato speciale anche perché non padroneggiavo l’argomento che stavo trattando. Ho appreso l’arte di creare caratteri man mano che procedevamo con la stesura ed ero allo stesso tempo autrice e parte di un tipico pubblico di riferimento: designer e illustratori che sognano di creare i propri font. La collaborazione con Ulrike è andata molto bene, non perché eravamo sempre d’accordo – al contrario! – ma perché ci siamo lasciate andare fidandoci l’una dell’altra. Ulrike ha le competenze tecniche, io so scrivere: la combinazione ha portato a un libro che nessuna di noi avrebbe potuto creare da sola.

Come fai a realizzare un’opera di lettering, ad esempio gli alfabeti che dipingi sulla vetrina del tuo studio? Qual è il processo che va dall’idea iniziale al risultato finale?

La mia modalità di lavoro sembra essere una sorta di processo universale. Per lo meno, conosco molti altri artisti di lettering che lavorano in questo modo e in uno dei miei seminari qualcuno ha detto: “Mio nonno disegnava loghi e usava anche lui questa tecnica!”. Quindi è evidente che questo modo di sviluppare un’idea dalla bozza iniziale alla progettazione finale sia ormai consolidato.

Quando ho un’idea, butto giù alcuni schizzi. Una volta trovato il modo di farla funzionare, ridisegno uno degli schizzi in una scala più ampia su carta trasparente. Quindi posiziono un altro foglio di carta trasparente sopra il disegno iniziale, copio le parti del disegno che già funzionano e correggo quelle che non mi convincono. In questo modo, sviluppo la bozza creando un design più raffinato che si adatterà in larga scala alla vetrina dello studio. Infine, trasferisco la bozza con l’aiuto di linee guida e la dipingo con una normale vernice acrilica. Il vantaggio dell’acrilica è che, quando voglio ridipingere la vetrina, posso semplicemente raschiarla.

In che modo insegnare il lettering è diverso dalla sua creazione pratica?

C’è una grande differenza tra l’applicare tecniche e approcci creativi nel lavoro quotidiano e insegnarli. Padroneggiare un’abilità non significa necessariamente riuscire a trasmetterla ad altri. Per poter scomporre il tuo modus operandi in semplici passaggi e spiegarlo agli studenti, occorre fare un passo indietro per “dimenticare” il processo e vestire i panni di un principiante, anche se lo conosci talmente bene che non hai nemmeno più bisogno di pensarci sopra.

Chris Campe alla conferenza TYPO Berlin - Foto di Norman Posselt
Chris Campe alla conferenza TYPO Berlin – Foto di Norman Posselt

Per insegnare è necessario conoscere bene il proprio processo, essere in grado di esprimere a parole perché una cosa si fa in un certo modo e trasformare le proprie conoscenze in esercizi che consentano agli studenti di imparare passo dopo passo. Quando sei veramente bravo in quello che fai, a volte è difficile tenere a mente gli aspetti più complicati per i principianti. In genere, i livelli di abilità variano all’interno di un gruppo ed è essenziale prestare attenzione alle competenze individuali di ogni persona, capire di che tipo di aiuto hanno bisogno per riuscire a fare il passo successivo nel loro percorso. Penso che si possa insegnare solo quando si riesce a instaurare una connessione individuale con ciascun individuo.

Quali sono i tuoi libri preferiti di lettering e illustrazione al momento?

Uno dei miei libri preferiti al momento è “Spitzfederkalligrafie” di Stefanie Weigele. Stefanie illustra nel dettaglio come realizzare lettere utilizzando una penna con punta, il design del libro è eccezionale e mi ha fatto venire voglia di rispolverare la mia penna con punta dopo anni. È un libro perfetto sull’argomento. 

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