I maestri del fumetto: Alberto Breccia

I maestri del fumetto: Alberto Breccia

Candido Romano Pubblicato il 11/20/2023

La vita e le opere di Alberto Breccia, considerato il vero maestro del fumetto in bianco e nero ed uno dei più importanti esponenti dell’Historieta argentina.

SOMMARIO

  • I Maestri del fumetto: Alberto Breccia
  • L’esordio e il difficile lavoro da fumettista
  • L’incontro con Oesterheld: Mort Cinder, La vita del Che e L’Eternauta
  • Gli anni ’70 e ’80: la collaborazione con Trillo e Perramus
  • L’eredità di Alberto Breccia

Alberto Breccia nasce a Montevideo, Uruguay, il 15 aprile del 1919 ed è considerato uno dei più grandi maestri del fumetto. Ha ispirato e continua ad ispirare centinaia di autori grazie alle sue opere espressioniste, per l’eccezionale utilizzo del bianco e nero, le sperimentazioni con strumenti non convenzionali e la capacità innata di spaziare tra generi e stili differenti.

Per raccontare la sua vita e il suo lavoro, è necessario conoscere il contesto politico dell’Argentina a partire dagli anni ’30 in poi del Novecento, che ha avuto un impatto fondamentale sulle storie disegnate dal maestro e dagli autori e sceneggiatori con cui ha collaborato.

L’Argentina, infatti, nel 1930 ha vissuto un violento colpo di stato militare, che ha determinato fino all’inizio degli anni ’80 un susseguirsi di governi dittatoriali e ulteriori rovesciamenti dell’ordine sociale. I diritti e la costituzione vengono praticamente stralciati: tutti possono essere considerati in qualsiasi momento degli oppositori politici (e mandati anche segretamente a morire). È in questo contesto che lavora Breccia per molti anni della sua straordinaria carriera.

Lesordio e il difficile lavoro da fumettista

Alberto Breccia dall’età di 3 anni vive con la famiglia a Buenos Aires. Inizia a pubblicare all’età di 17 anni: in quel periodo lavora come magazziniere in un’azienda che si occupa di refrigerazione della carne. I primi lavori sono brevi strisce per giornali e riviste come Tit-Bits Magazine, El Gorrión e Ra-Ta-Plan, sulle quali disegna storie horror e di fantascienza, oltre agli adattamenti a fumetti dei racconti di Edgar Allan Poe.

Ho iniziato a disegnare per sfuggire dal terribile lavoro che dovevo fare per guadagnarmi da vivere. La remunerazione che ho ricevuto per questi fumetti è stata molto bassa. Penso di aver guadagnato abbastanza per comprare un fazzoletto per asciugarmi le lacrime!”, ha detto l’autore in un documentario a lui dedicato.

Il lavoro svolto per queste riviste lo porta però nel 1945 a diventare un disegnatore di storie per la rivista Patoruzito, disegnando prima la storia lunga Jean de la Martinica e in seguito per Vito Nervio, una sorta di James Bond argentino. Lo stesso anno diventa anche padre del suo primo figlio, Enrique Breccia, che seguirà le orme del padre e con cui collaborerà a varie opere.

Nei successivi dieci anni lo stile di Breccia continua a definirsi sempre di più e mostra le chiare influenze di artisti statunitensi come Alex Raymond, Milton Caniff e Burne Hogarth. Il suo segno però pian piano comincia a guadagnare carattere, virando sempre di più verso toni espressionisti: Breccia comincia il suo lungo percorso verso una maggiore sperimentazione grafica e narrativa.

Lincontro con Oesterheld: Mort Cinder, La vita del Che e LEternauta

Oltre ad illustrare diversi libri per bambini, Breccia si apre anche al mercato europeo. Fondamentale per lui è stato l’incontro con Hugo Pratt, fumettista riconosciuto in tutto il mondo grazie al successo di Corto Maltese.

Pratt ha una grande influenza sul cambiamento dell’approccio di lavoro di Breccia: “Stavamo passeggiando a Palermo, parlando del nostro lavoro e Pratt mi disse: ‘stai producendo m*rda e questo non te lo meriti’. Ero arrabbiato e ho quasi deciso di rinunciare al disegno. Non gli ho parlato per molto tempo, ma lentamente ho capito che aveva ragione”, ha dichiarato l’autore argentino (i miglioramenti successivi saranno sotto gli occhi di tutti).

Nel 1950 Alberto Breccia incontra, anche grazie a Pratt, lo scrittore e attivista politico Hector German Oesterheld. Entrambi erano decisamente scontenti della banalità dei temi trattati sulle pagine delle riviste popolari su cui pubblicavano i loro lavori. Il fumetto, o meglio l’Historieta come viene chiamata nei paesi sudamericani, ha tutto il potenziale per trattare temi di maggiore spessore. Per questo Oesterheld fonda Frontera Editorial, la sua casa editrice.

Una delle più seminali e importanti pubblicazioni di questa casa editrice è la rivista Hora Cero, sulla quale viene pubblicato Sherlock Time, che vede come protagonista un detective e viaggiatore interstellare. Breccia disegna questa storia di fantascienza e già si vede una evoluzione del suo segno e del bianco e nero, con grandi campiture e l’utilizzo sapiente dei bianchi per veicolare la luce.

Una grande influenza è data sicuramente dall’Argentina dittatoriale in cui sono immersi gli autori: è presente la minaccia costante di essere etichettati come sovversivi, quindi tutte le storie di Oesterheld e i disegni di Breccia fanno riferimenti al potere e all’ordine sociale sotto forma di metafora o allegoria. Ciò consente alle storie di avere vari strati di significato, arricchite dai disegni “lunari” di Breccia.

Dopo aver lasciato l’Argentina e pubblicato per Fleetway Publications in Inghilterra, Breccia si ritrova costretto a tornare nella sua terra a causa della grave malattia della moglie, nel 1961. Mentre la sua amata si spegne lentamente nella stanza accanto, il maestro argentino disegna la serie Mort Cinder, sempre scritta da Oesterheld, pubblicato poi nel 1962 sulla rivista Misterix.

Mort Cinder si compone in dieci cicli di storie pubblicate nell’arco di due anni. Vede come protagonista Mort Cinder, un personaggio praticamente immortale, o meglio, che muore e resuscita sempre. Un esploratore spazio-temporale che può vivere in più luoghi ed epoche, dalla Torre di Babele alla battaglia delle Termopili, passando per la Prima Guerra Mondiale. Il protagonista è condannato a una sofferenza eterna, che gli consente di prendere parte a diversi momenti storici e raccontare la versione dei fatti di chi è presente. Cinder è accompagnato dalla spalla e antiquario Ezra Winston, che riprende proprio le sembianze di Breccia.

In questo modo gli autori ci mostrano come la Storia, quella con la “S maiuscola”, possa essere raccontata in maniera non cronologica e in modi non convenzionali, letteralmente “smontandola”. L’influenza di Jorge Luis Borges è palese, con episodi presentati come un frammento della Storia vissuta in prima persona dai protagonisti.

In Mort Cinder il disegno di Alberto Breccia si evolve ancora: crescono gli effetti di luce che drammatizzano il racconto, così come l’utilizzo di nuovi approcci alla composizione della pagina e della sequenza visiva. Le ombre diventano più drammatiche e l’autore sperimenta anche con nuove tecniche grafiche, utilizzando ad esempio delle lamette per far emergere i bianchi dalle aree nere del disegno.

Nel 1966 si dà anche all’insegnamento, fondando insieme a Hugo Pratt e Arturo del Castillo l’Escuela Panamericana de Arte, la prima in Argentina che insegna non solo fumetto, ma anche diverse arti creative.

Breccia ritorna a lavorare nel 1968 con Osterheld, disegnando Che – Una vita in rivolta, per la prima volta insieme al figlio Enrique Breccia, fumetto che narra la vita del rivoluzionario Ernesto Guevara.

Quest’opera doveva essere la prima di una serie di biografie con protagonisti personaggi di spicco della storia sudamericana. In realtà ne viene prodotta solo una successiva, dedicata a Eva “Evita” Peron (nel 1970), perché questo progetto, a causa della dittatura in Argentina, ha avuto risvolti drammatici.

Oesterheld e Breccia volevano raccontare la vita di un personaggio che veniva visto come simbolo di speranza e liberazione per l’America Latina, che si traduce quasi in un lavoro giornalistico. Il tratto dei Breccia in questo caso è più descrittivo, con le tavole divise spesso in tre grandi vignette orizzontali.

Nel 1969 esce inoltre il capolavoro assoluto della coppia Osterheld/Breccia: L’Eternauta, ovvero “colui che viaggia attraverso l’eternità”. Si tratta di un fumetto di fantascienza pubblicato inizialmente nel 1957 sulla rivista Hora Cero e disegnato da Francisco Solano López e che raggiunse un grande successo. La storia si concentra su un’invasione aliena e di gente comune intenta a sopravvivere a una neve che cade dal cielo, utilizzata dagli invasori come arma di sterminio, per poi raccontare della controffensiva armata dell’esercito.

Oesterheld però non era soddisfatto dal segno e dal modo di raccontare così didascalico di López e riscrive l’opera appunto nel 1969, con riferimenti molto più palesi rispetto alla dittatura argentina e alla situazione geopolitica del Sudamerica del periodo.

Se la prima versione de L’Eternauta del 1957 è stata scritta a cavallo del rovesciamento del regime di Peron con un colpo di stato militare, la nuova versione disegnata da Breccia viene vista anche come un’anticipazione del golpe argentino del 1976 di Jorge Videla, che porterà al momento culminante della cosiddetta “guerra sporca” e alla triste vicenda dei desaparecidos.

L’Eternauta di Osterheld/Breccia arriva in un momento in cui lo sceneggiatore è sempre più vicino ai militanti di sinistra: risulta molto più oscuro e racconta la storia degli abitanti della Terra che creano dei veri e propri gruppi di resistenza per combattere la minaccia aliena.

Cambiano completamente le atmosfere del racconto e, anche se questa nuova versione non raccoglie il successo di pubblico sperato, resta uno dei punti più alti della produzione di Breccia.

Che e L’Eternauta rimangono due tappe importantissime nella presa di coscienza politica di Osterheld, che viene purtroppo arrestato e segretamente ucciso, insieme a tutta la sua famiglia: è uno dei migliaia “desaparecidos” di quel periodo nero della storia argentina.

Inoltre, Che viene messo al bando dal regime: Alberto Breccia quindi decide di nascondere le copie e le bozze in suo possesso, che seppellisce nel giardino di casa.

Gli anni 70 e ’80: la collaborazione con Trillo e Perramus

Alberto Breccia continua a lavorare, realizzando diverse opere per il mercato italiano. Dalle pubblicazioni sul Corriere dei Piccoli e Corrier Boy, passando per la serie Squadra Zenith sul Corriere dei ragazzi.

Continua la sua sperimentazione grafica nel ciclo de I Miti di Cthulhu, adattando a fumetti le opere di Lovecraft: qui si vede anche l’utilizzo dell’inchiostro diluito.

Nel 1974 inizia il suo sodalizio con lo sceneggiatore Carlos Trillo, dal quale nasceranno veri e propri capolavori come Nadie, Gli occhi e la mente e Chi ha paura delle fiabe, in cui lo stile grottesco esplode all’interno di tavole magnifiche.

Uno dei punti più alti della produzione di Breccia arriva però nel 1985: è Perramus, così importante che merita un premio da Amnesty International. Si tratta di un fumetto ricco di allegorie, di ben 700 pagine, che narra di un uomo che vive sotto una violenta dittatura, il cui compito è quello di disfarsi dei corpi dei desaparecidos. La storia racconta della sua fuga e delle avventure verso la libertà: i protagonisti, personaggi fittizi, incontrano anche personaggi reali come Jorge Luis Borges, con cui condivideranno questo viaggio disastroso.

L’eredità di Alberto Breccia

Alberto Breccia è la quintessenza dell’appellativo “Maestro del fumetto”. Attraverso la sua bravura nell’intrecciare l’oscurità e la luce, il reale e l’irreale, Breccia ha aperto le porte della creatività senza limiti, dimostrando che i confini del possibile possono sempre essere spinti un passo avanti.

Il suo segno, sia con il pennello, pennino, utilizzando lamette, spugnette o diluendo l’inchiostro, trasforma le tavole in veri e propri quadri, carichi di emozioni e tensioni. Il suo stile ha influenzato e continuerà ad influenzare non solo il mondo del fumetto, ma quello dell’arte in generale.

La sua eredità vive quindi nelle decine di artisti affermati che si ispirano al suo lavoro, oltre alle migliaia di pagine che ha disegnato e dipinto con maestria: rimarranno patrimonio dell’umanità e un monito verso tutte le forme dittatoriali che reprimono la libertà individuale.