Vogue, la bibbia dell’alta moda

Vogue, la bibbia dell’alta moda

Alessandro Bonaccorsi Pubblicato il 2/5/2024

Moda, eleganza, stile sono condensate da oltre un secolo nelle pagine di una delle riviste più conosciute, ovvero Vogue. Tutti la conoscono, anche se non l’hanno mai sfogliata.

Come il New Yorker, anche Vogue incarna una visione tutta newyorchese che è però capace di conquistare il mondo.

La rivista venne fondata a New York nel lontano 1892 come “gazzetta mondana” ed era rivolta all’alta società, ma fu solo intorno al 1910, con l’acquisto da parte di quello che diventerà il gruppo Condé Nast, che Vogue si trasformò nella rivista più autorevole del mondo in fatto di moda, arrivando a fine anni Settanta ad essere stampata in tirature di un milione di copie.
Ad oggi è uno dei magazine più diffusi al mondo, arrivando a raggiungere l’incredibile numero di oltre 11 milioni di copie stampate per 27 edizioni internazionali. Contando anche le persone raggiunte dal brand con il web, si intuisce perché Vogue sia così importante ed influente. Solo l’edizione cinese, che è una delle più vendute, viene acquistata da 1.6 milioni di persone.

Tutte le immagini sono di proprietà esclusiva di Vogue.
Tutte le immagini sono di proprietà esclusiva di Vogue.
Tutte le immagini sono di proprietà esclusiva di Vogue.

Vogue non rappresenta soltanto un simbolo di ricchezza e stile, ma è interessante per alcune innovazioni portate nella prima metà del secolo scorso nel campo della progettazione editoriale, come l’utilizzo di servizi fotografici artistici che hanno velocemente sostituito le illustrazioni e la realizzazione di copertine iconiche che hanno mantenuto un layout pressoché immutato da almeno un secolo.

Negli ultimi trent’anni il successo della rivista è stato in qualche modo trainato anche dalla sua direttrice, Anna Wintour, strategica e influente regina dell’alta moda, la cui fama è aumentata esponenzialmente grazie al film “Il diavolo veste Prada” e al relativo romanzo, in cui l’antagonista, interpretata in modo superbo da Meryl Streep, è chiaramente ispirata alla sua figura.
Le edizioni pubblicate in vari paesi del mondo hanno una loro indipendenza, con direzioni editoriali molto forti e con scelte diverse dall’edizione americana; ad esempio, Vogue Italia ha avuto in Franca Sozzani una direttrice carismatica e innovativa.
I direttori di Vogue sanno di avere una responsabilità enorme nei confronti del mondo della moda e che sono dei veri e propri trend setter, Influencer ante-litteram.

Anna Wintour

Andiamo ad analizzare come è fatta questa rivista così elegante e stilosa.

Ogni copertina è un’icona

Lo so, ogni volta che si parla di una grande rivista, si tende a dire che le copertine sono iconiche, ma nel caso di Vogue la copertina è proprio un’icona, nel vero senso del termine, ovvero di immagine sacra. Perché, proprio come nelle icone bizantine e nei ritratti rinascimentali, le foto di copertina di Vogue mostrano la figura femminile in un contorcersi di pose straordinarie, di sguardi fascinosi, di mani, cappelli, acconciature, colori che concorrono a creare immagini di raffinata eleganza statuaria.

La foto di copertina (nei primi anni della rivista si possono trovare in copertina, eccezionalmente, anche delle illustrazioni) è soltanto l’assaggio di quello che si può trovare all’interno: Vogue ha coinvolto alcuni dei più grandi fotografi di moda, addirittura contribuendo a farli diventare grandi, e coinvolge spesso donne molto famose.
Altro particolare da notare è che il personaggio di copertina guarda sempre in camera, quindi il lettore.

L’immagine di copertina è inserita, anzi incastrata quasi, sotto alla testata della rivista, scritta con il font Didot che con le sue linee settecentesche evoca fragilità ed eleganza; il colore varia ogni numero in accordo con le tonalità della fotografia.

I titoli, in font sans-serif, diverso a seconda delle varie edizioni internazionali, si posano intorno all’immagine principale, in modo che si sappia subito, a prima vista, quali sono gli argomenti più importanti ed esclusivi del numero. A volte l’effetto immediato può apparire un po’ caotico, ma in realtà la composizione apparentemente casuale permette al lettore di orientarsi velocemente prima di iniziare la lettura.

Tutte le immagini sono di proprietà esclusiva di Vogue.
Tutte le immagini sono di proprietà esclusiva di Vogue. Tutti i diritti sono riservati.

Una grafica semplice perché la fotografia è regina

Sin dai primi numeri, la rivista si caratterizza per un uso di titoli centrali e molto grandi e un’alternanza di pagine a due, tre o quattro colonne. La prevalenza è quella di avere delle pagine con layout asimmetrici, in modo da tenere alta l’energia del lettore che sfogliando le tantissime foto di modelle, potrebbe trovare l’esperienza monotona.

I contenuti editoriali fotografici non sono così ben distinguibili dalle tante pubblicità a tutta pagina, che in alcune edizioni, come quelle americane e francesi, possono raggiungere, a seconda dei numeri, anche i due terzi delle pagine.

Le fotografie possono espandersi e mangiarsi una colonna della pagina adiacente, ribadendo che Vogue è un magazine basato sull’immagine e che i testi sono sempre al servizio della fotografia.

Tutte le immagini sono di proprietà esclusiva di Vogue. Tutti i diritti sono riservati.
Tutte le immagini sono di proprietà esclusiva di Vogue. Tutti i diritti sono riservati.
Tutte le immagini sono di proprietà esclusiva di Vogue. Tutti i diritti sono riservati.

La fotografia ha il vantaggio di far identificare il lettore e come notano alcuni studiosi di semiotica, la fotografia fa vendere, un disegno (o un’illustrazione) no.

Tutte le immagini sono di proprietà esclusiva di Vogue. Tutti i diritti sono riservati.
Tutte le immagini sono di proprietà esclusiva di Vogue. Tutti i diritti sono riservati.

Negli esempi che riportiamo in questo articolo si può notare come ci sia più dinamismo nelle rubriche a pagine singola, piuttosto che negli articoli e nei contenuti redazionali. Anche le pagine di indice e colophon, a volte utilizzate dai grandi magazine per sperimentare nuove soluzioni, su Vogue si mantengono ordinate al limite della rigidità.

Tutte le immagini sono di proprietà esclusiva di Vogue. Tutti i diritti sono riservati.
Tutte le immagini sono di proprietà esclusiva di Vogue. Tutti i diritti sono riservati.
Tutte le immagini sono di proprietà esclusiva di Vogue. Tutti i diritti sono riservati.
Tutte le immagini sono di proprietà esclusiva di Vogue. Tutti i diritti sono riservati.

La bibbia dell’alta moda

Negli anni il prestigio di Vogue è cresciuto costantemente. Anche dal punto di vista prettamente grafico, è il magazine che in qualche modo ha dettato lo stile del mondo dell’alta moda. D’altronde la parola stessa Vogue significa stile (l’equivalente in italiano sarebbe “voga”, che usiamo ad esempio nell’espressione “essere in voga”).

L’accostamento tra font classico settecentesco e foto di moda è diventato l’unico possibile quando si vuol parlare di eleganza e di stile. Basta vedere quanti magazine hanno copiato lo stile grafico di Vogue, a volte migliorandolo o usando come pretesto per innovazioni grafiche e di layout. Vogue è infatti graficamente piuttosto conservatore e non presenta layout creativi o dirompenti, come fanno altre riviste.

Nonostante questo, la sua leadership rimane salda e non si vedono all’orizzonte riviste che possano intaccarla.

Vogue è lo stile.
Punto.

Fonti immagini:

https://www.vogue.it/moda/article/total-black-anna-wintour-dice-no-al-nero-look

https://archive.vogue.com/

https://www.kerrytaylorauctions.com/story/always-in-vogue/

https://www.pinterest.it/

https://moshik.net/pages/100-years-of-vogue-logos

Alcune informazioni presenti nell’articolo sono prese dai seguenti articoli e studi:

https://typemedia.netlify.app/2021/09/26/the-importance-of-typography-vogue/

“L’illustrazione di moda tra arte, comunicazione e progetto” di Stefano Chiarenza.

https://series.francoangeli.it/index.php/oa/catalog/download/693/542/4088?inline=1

“Localizing Graphic Design in a Global Media Environment: A Visual Social Semiotic Analysis of Vogue” di Melissa McMullen, apparso nell’International Journal of Communication 16 del 2022.

https://ijoc.org/index.php/ijoc/article/viewFile/18961/3901