Scrivere in corsivo: un ponte tra pensiero e manualità

Scrivere in corsivo: un ponte tra pensiero e manualità

Giovanni Blandino Pubblicato il 9/14/2026

Scrivere in corsivo: un ponte tra pensiero e manualità

Quanti di voi scrivono ancora a penna? Qual è l’ultima volta che avete scritto una pagina su un quaderno o avete vergato una lettera (o almeno una cartolina) in vecchio stile? E in questi casi avete usato il corsivo o lo stampatello?

Non sono domande di poco conto, anzi rendono piuttosto evidente quanto smartphone e altri device digitali abbiano ristretto le occasioni di usare carta e penna per scrivere. La situazione è sembrata così drammatica che l’Istituto Grafologico Internazionale ‘Girolamo Moretti’ di Urbino ha promosso, alla fine del 2025, una raccolta firme per “salvare” la scrittura in corsivo rendendola patrimonio immateriale dell’umanità protetto dall’UNESCO.

Ma davvero il digitale ha reso totalmente obsoleta la scrittura a penna? E cos’ha di così speciale lo scrivere a mano, e in particolare il corsivo? Lo abbiamo chiesto a Michela Vandelli che è esperta di processi d’apprendimento, game trainer e insegnante di scuola primaria. Michela si interessa di gesto grafico e d’insegnamento del corsivo, in particolare ha scritto nel settembre 2019 il volume “La scrittura a mano: uno strumento d’inclusione” e “Il primo corsivo con l’elefantino Valentino” (Erickson, 2023).

L’esperta ci ha così raccontato i moltissimi benefici (alcuni impensabili!) che racchiude l’abilità di scrivere a mano in corsivo, favorendo:

  • 🧠 la plasticità cerebrale
  • 🎯 la concentrazione
  • 💡 la costruzione del pensiero complesso
  • 📐 la pianificazione spaziale
  • 🎨 la creatività

La scrittura in corsivo è anche un potente anti-stress e facilita altri apprendimenti e abilità come:

  • 📖 la lettura
  • 🧩 la memorizzazione
  • ➗ la matematica

Tra preziosi consigli per non perdere l’uso del corsivo e le differenze (per il nostro cervello) tra digitare su una tastiera e scrivere con carta e penna, Michela Vandelli ci ha offerto un’interessante panoramica sul mondo della scrittura in corsivo.

Gentile Michela, il corsivo lo ricordiamo in molti come uno dei primi grandi scogli che, da piccoli alunni, ci siamo trovati ad affrontare. Ma è anche una delle prime abilità fondamentali che acquisiamo. Perché il corsivo è considerato così importante?

In termini molto generali si può dire che scrivere in corsivo e imparare a farlo aiutano a “costruire” la mente. Il corsivo è infatti una sorta di ponte tra il pensiero e la manualità.

Essenzialmente scrivere in corsivo è un gesto, un atto fisico, un lavoro e un allenamento psicomotorio: vuol dire prendere carta e penna, compiere un gesto fisico di grande concentrazione, che va ad attivare molte aree del cervello diverse tra loro.

Il tipo di gesto è molto importante perché la nostra mente non funziona come un software isolato dentro un computer, lo sviluppo del pensiero emerge costantemente dalle interazioni tra il corpo, il sistema nervoso e l’ambiente fisico.

Già Maria Montessori era perfettamente consapevole dell’importanza dell’atto fisico di scrivere, nella costruzione della mente. Oggi ci sono moltissime ricerche che supportano queste affermazioni. E devo dire che io, essendo anche maestra, lo osservo ogni giorno a scuola.

Quali benefici ha, per la nostra mente, scrivere in corsivo?

Il gesto continuo e fluido del corsivo stimola, ad esempio, la plasticità cerebrale. Attiva, infatti, diverse aree del cervello, come la corteccia frontale e quella parietale posteriore, che sovrintendono alla coordinazione occhio-mano e alla motricità fine.

Scrivere in corsivo favorisce la concentrazione, perché è un’attività che richiede grande attenzione e controllo motorio: è un flusso motorio continuo e controllato che allena la capacità di autocontrollo e di autoregolazione del bambino.

Come dicevamo, favorisce lo sviluppo cognitivo che è inteso come costruzione del pensiero complesso. Un pensiero che il bambino ha inizialmente più spontaneo e superficiale. Scrivere a mano in corsivo consente di controllare i pensieri che si stanno mettendo sulla carta, coordinandoli con il movimento utile per scrivere.

Inoltre, aiuta nell’abilità della pianificazione spaziale – bisogna orientarsi nel foglio tra righe, quadretti e parole – il che è importante per altri settori come quello della matematica. Avere una buona abilità di scrittura in corsivo, infatti, facilita altri apprendimenti, come la capacità di memorizzazione e le abilità di lettura. Infine, il corsivo modella le abilità grafomotorie – l’abilità di controllare il movimento fine della mano per tracciare segni, disegnare e scrivere – che sono estremamente importanti per altri apprendimenti. È accertato, infatti, che le buone abilità grafomotorie predicono il futuro successo scolastico.

Esempio di lettere sdcritte in corsivo. Immagine: commons.wikimedia.org

Il corsivo è in qualche modo connesso con la personalità e il suo sviluppo? Ad esempio, si dice che migliori l’autostima. È un luogo comune o è davvero così?

Non è un luogo comune. Il corsivo è un’abilità personale che si acquisisce da piccoli e si personalizza. Quindi esprime sicuramente l’identità personale di un individuo e può migliorare l’autostima anche perché si può attuare un lavoro di scoperta e di ricerca della propria scrittura in corsivo: della propria capacità di esprimersi graficamente, un po’ come avviene per la propria firma.

In questo senso, scrivere in corsivo è diverso rispetto allo scrivere in stampatello. Lo stampatello nasce dall’esigenza di standardizzare la scrittura a mano. A questo proposito vorrei sfatare un mito: il corsivo non è più difficile da imparare rispetto allo stampatello. La scrittura continua – che è quella del corsivo – è più naturale per il bambino.

Moltissime ricerche, tra cui un particolare esperimento tutto italiano, dimostrano che diversi dei benefici del corsivo che ho elencato prima non appartengono invece allo stampatello. In particolare, rispetto alle abilità di lettura e di ortografia.

Per gli adulti, mantenere l’uso del corsivo ha dei risvolti positivi?

Ovviamente i benefici del corsivo riguardano anche gli adulti. Per esempio, migliora la concentrazione e favorisce la massima immersione cognitiva. Funziona come una sorta di meditazione attiva perché la mente si focalizza sul singolo concetto e sul movimento per tracciarlo. Ma non solo.

Molti studi dimostrano che gli adulti che prendono appunti in corsivo lavorano meglio le informazioni, cioè in modo più profondo rispetto a chi usa la tastiera. Chi digita tende a trascrivere letteralmente, mentre chi scrive a mano deve ovviamente sintetizzare, riformulare, riconcettualizzare, quindi fissa i concetti in modo diverso.

Per gli adulti il corsivo ha benefici nella memoria a lungo termine. E c’è un ulteriore aspetto interessante, quello della creatività: la fluidità motoria del corsivo stimola il pensiero divergente. Infine, scrivere in corsivo ha un effetto di regolazione emotiva e di riduzione dello stress, abbassando il livello di cortisolo.

Ci sono dei piccoli esercizi che consiglierebbe a chi vuole riprendere a scrivere a mano?

Consiglierei di tenere un diario quotidiano che può anche aiutare a ordinare pensieri caotici, migliorando l’autoconsapevolezza. Per sciogliere le dita e il polso ci si può esercitare copiando una pagina da un libro che ci piace o una poesia, concentrandosi sulla costruzione delle lettere, sul gesto, sull’inclinazione delle lettere. Con calma e senza fretta.

Particolarmente creativi sono gli esercizi di lettering: sessioni in cui ci si allena a disegnare le lettere a mano libera. Ma ci si può rivolgere al corsivo per piccoli gesti nella vita quotidiana: per esempio, scrivere la lista della spesa o un promemoria delle attività che vanno svolte. E farlo su carta piuttosto che sullo smartphone. Questo può anche aiutarci a prenderci delle pause dallo smartphone e dai device.

Fonte: Shutterstock

Arriviamo proprio agli strumenti digitali che hanno sicuramente condizionato in negativo l’uso del corsivo. Secondo lei, digitale e corsivo sono per forza nemici giurati o possono convivere? E in che modo?

Il digitale ha condizionato il ruolo del corsivo, ma – più in generale – ha trasformato la modalità con cui sia gli adulti che i bambini interagiscono con la parola scritta. Ha ridotto anche la possibilità di manipolare fisicamente gli oggetti.

L’uso di una tastiera per scrivere attiva molte meno aree del cervello rispetto all’abilità di scrivere in corsivo. L’attività fisica della scrittura in corsivo lavora sulla continuità, sulla legatura, sulla concentrazione, su qualcosa che si sta facendo. Il digitale è invece fondamentalmente astratto e quindi riduce alcune delle componenti che aiutano la costruzione del pensiero.

Ovviamente la tecnologia c’è e non la si può ignorare. Ma secondo me, e secondo numerosi studi, esiste un’età per tutto. Nella fase di apprendimento, l’uso del corsivo aiuta a sviluppare la mente, come abbiamo raccontato, e soprattutto facilita altri apprendimenti, tra cui c’è anche l’uso della tecnologia. Da bambini, dare precedenza alla scrittura corsiva rispetto al digitale costituisce solo un vantaggio.

Una campagna internazionale ha candidato il corsivo a Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, nel tentativo di salvarlo dalla scomparsa. Pensa ci sia davvero il rischio di perdere questa competenza? E, se sì, quali sono secondo lei le azioni più efficaci per valorizzarla?

Conosco bene questa campagna e ho anche firmato la petizione.

Per quanto riguarda il rischio di vedere scomparire il corsivo, il culmine è arrivato circa una decina di anni fa. Gli Stati Uniti avevano tolto il corsivo dai loro programmi scolastici per far posto al typing e alle competenze digitali e così aveva fatto anche la Finlandia. Questo ha scatenato un dibattito, si è discusso delle ricerche di cui abbiamo parlato e da quel momento si è un po’ invertita la tendenza. In questi due paesi il corsivo è stato reintrodotto e anche la Svezia ha fatto dei passi indietro per quanto riguarda l’estrema digitalizzazione scolastica.

Quindi, in questo momento storico, non vedo il rischio di perdere del tutto il corsivo. Certamente però scrivere in corsivo è un’abilità che è stata attaccata molto duramente negli ultimi decenni e sottovalutata.

Per valorizzarla bisognerebbe agire soprattutto sulla scuola. Ad esempio, nelle aule permangono molto forti i luoghi comuni che vedono il corsivo come troppo difficile o addirittura impossibile per bambini con Disturbi Specifici dell’Apprendimento. In realtà gli studi dimostrano l’esatto contrario: scrivere in corsivo potrebbe aiutare in caso di fragilità. Tutto dipende da come lo si insegna. E sulla metodologia di insegnamento della scrittura i programmi universitari che vanno a formare maestri e maestre di oggi e di domani sono assai carenti.

Ringraziamo Michela Vandelli per la sua disponibilità e cortesia nel partecipare a questa intervista. Se siete interessati trovate i link per acquistare i suoi libri di seguito.

Scrittura a mano: uno strumento d’inclusione: https://amzn.eu/d/0bFzDo1O

Il primo corsivo con l’elefantino Valentino. Imparare a scrivere nella giungla delle lettere: https://amzn.eu/d/0ceAz7MN