La stampa su tessuto di Mariano Fortuny

La stampa su tessuto di Mariano Fortuny

Sarah Cantavalle Pubblicato il 10/26/2020

La stampa su tessuto di Mariano Fortuny

Definito da molti il Leonardo da Vinci del Novecento, Mariano Fortuny y Madrazo è stato un’artista poliedrico che ha dimostrato il suo genio creativo in moltissimi settori, dall’illuminotecnica teatrale alla decorazione d’interni, dalla fotografia alla stampa su stoffa. Secondo lui non c’era differenza tra arti maggiori e minori, poiché tutte concorrevano al raggiungimento di un ideale di bellezza senza tempo, fondato sulla rielaborazione delle culture antiche.

Nato a Granada da Mariano Fortuny y Marsal, incisore di fama internazionale, e Cecilia de Madrazo, appartenente a una famiglia illustre di pittori spagnoli, cresce in un ambiente culturalmente stimolante in cui ha la possibilità di coltivare, fin da giovane, il talento creativo ereditato dal padre. Dopo la morte prematura del marito, la moglie Cecilia decide di trasferire la famiglia a Venezia, meta prediletta dell’élite intellettuale dell’epoca. Casa Fortuny diventa in breve tempo luogo di ritrovo di artisti, letterati e compositori, che nelle stanze sontuosamente arredate di Palazzo Martinengo trovano ispirazione per le loro conversazioni.

Didascalia Immagine: Mariano Fortuny y Marsal, “I figli del pittore nel salotto giapponese”, 1874 Madrid, Museo Nacional del Prado.

Mariano eredita dal padre una ricchissima collezione di opere d’arte, vetri di Murano e tessuti antichi, un repertorio che serviva non solo come fonte d’ispirazione per i suoi dipinti, ma come oggetto di ricerca storica e tecnologica. In alcune lettere, ad esempio, Fortuny y Marsal descrive gli sforzi compiuti presso la fornace di un ceramista per ricreare gli effetti iridescenti tipici dei manufatti in maiolica ispano-moreschi. Quest’attitudine alla sperimentazione tecnica unita alla passione per il collezionismo – finalizzato a un’approfondita ricerca iconografica, più che al mero accumulo di oggetti preziosi – è la principale eredità intellettuale lasciata al figlio dal celebre padre pittore.

L’avvio del laboratorio tessile

L’avventura creativa nel settore tessile ha inizio nel 1907, quando Fortuny avvia insieme a Henriette Nigrin, sua compagna e musa ispiratrice, un laboratorio di stampa su tessuto al terzo piano della sua casa, Palazzo Pesaro degli Orfei. Nelle sue creazioni, la coppia impiega l’arte pittorica e la profonda conoscenza delle culture orientali di Fortuny; i modelli degli abiti richiamano quelli dell’antica Grecia e i costumi marocchini, arabi e giapponesi, mentre le stampe riprendono motivi floreali, marini e astratti tratti da opere d’arte minoiche, ispano-moresche, turche e persiane. 

Didascalia immagine: Palazzo Fortuny a Venezia. Copyright: www.artwave.it.

L’artista reinterpreta suggestioni provenienti da epoche e popoli lontani per creare modelli dalle forme morbide, pensati per esaltare la bellezza femminile con un’eleganza semplice ma raffinata, liberandola dalla schiavitù di corsetti e bustini. L’atelier Fortuny dà il via a una formula inedita che prende spunto dalla cultura minoica e dal mondo orientale per proporre uno stile innovativo e al tempo stesso moderno, fatto di abiti “fedelmente antichi ma potentemente originali (…)” secondo l’acuta definizione di Marcel Proust. 

Forse non tutti sanno che lo scrittore nutriva una tale ammirazione per lo stilista-artista da citarlo con il suo vero nome nel romanzo “Alla Ricerca del Tempo Perduto”.

Le tecniche di stampa

In pochi anni, il piccolo laboratorio di Palazzo Pesaro degli Orfei diventa una vera e propria fabbrica tessile e negozio, in cui lavorano un centinaio di persone. Qui vedono la luce i primi scialli, gli abiti e le suntuose vesti in velluto di seta stampato; solo in un secondo momento, grazie agli strumenti ideati dallo stesso artista, vengono create le stoffe per l’arredo. All’inizio i Fortuny adottano un metodo di stampa molto arcaico, l’impressione diretta attraverso l’uso di matrici in legno: dopo una prima stampa di separazione che delinea il motivo mediante l’uso di una miscela che rende il tessuto impermeabile al colorante, vengono eseguite altre impressioni approssimative. La diffusione del colore, che avviene per capillarità, viene fermata dalla barriera dell’impronta iniziale, in modo da delimitare con precisione la colorazione.

Didascalia Immagine: Serie di matrici per la stampa su tessuto, 1905 circa. Collezione Venetia Studium a Venezia, Museo Fortuny.

Nel 1910 Fortuny brevetta un nuovo sistema per la stampa su teli di grandi dimensioni, basato su un processo di impressione meccanica rotativa. Applicando le matrici su chassis o utilizzandole sotto forma di bande continue, fu possibile ridurre in modo significativo i tempi di produzione, pur conservando la lavorazione artigianale e l’impiego di materie naturali per i colori. Lo stilista brevetta anche un sistema innovativo per eseguire la plissettatura delle sete più impalpabili, grazie a cui riesce a realizzare il celebre abito Delphos. Nel 1919 apre una fabbrica alla Giudecca per la produzione semi-industriale di cotoni stampati destinati all’arredamento, mentre la moglie Henriette continua a dedicarsi alla realizzazione degli abiti nel laboratorio di Palazzo Pesaro degli Orfei.

Il successo a livello internazionale

Gli abiti, i costumi teatrali e i cotoni per l’arredo Fortuny vengono presentati al pubblico all’Esposizione delle Arti Decorative di Parigi nel 1925, e riscuotono fin da subito un grande successo, sia tra il pubblico che tra i giornalisti. Vengono aperti negozi a Parigi, Londra e New York, e l’attività del laboratorio diventa frenetica. Aristocratici, intellettuali e attrici famose escono dagli hotel veneziani più lussuosi per recarsi nell’atelier dell’artista, e in breve tempo il marchio Fortuny diventa sinonimo di esclusività, raffinatezza ed eleganza.

Didascalia Immagine: Velluti stampati con impresso il logo dell’atelier Fortuny.

Tra gli altri, l’abito Delphos, una tunica in taffetà di seta plissettata ispirata al chitone ionico, e lo scialle Knossos, un grande telo in raso di seta bianco decorato con motivi stampati derivati dal repertorio ellenistico e minoico, conquistano il cuore dell’élite intellettuale e della nobiltà europea. Come costumista di scena, Fortuny lavorò per le attrici Sarah Bernhardt, Eleonora Duse e la ballerina Isadora Duncan, che amavano indossare le sue creazioni anche negli appuntamenti mondani.

Didascalia immagine: Abiti Delphos e Peplos. Collezione Melody Cohen. Collezione Janet Cramer Family.

All’interno di Palazzo Fortuny, la casa-museo dell’artista, è possibile ammirare parte della collezione di opere prodotte o raccolte da padre e figlio, la ricchissima biblioteca familiare e alcuni dei tessuti e degli abiti realizzati dallo stilista nel corso della sua fortunata carriera.