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Jacob Kurtzberg, conosciuto come Jack Kirby, nasce il 28 agosto 1917 a New York ed è considerato come l’autore e disegnatore di fumetti più influente della storia americana. Un vero e proprio padre fondatore del fumetto statunitense, soprannominato per questo “Il Re dei comics” (similmente a quanto avvenuto con Osamu Tezuka per il manga Giapponese). Non è stato solo un disegnatore, ma una forza trainante che ha plasmato l’industria del fumetto durante la Golden Age degli anni ’40 e la Silver Age degli anni ’60.
Durante la sua lunga e prolifica carriera insieme a Joe Simon ha creato personaggi del calibro di Captain America (1941), I Fantastici Quattro (1961), L’Incredibile Hulk (1962), Thor (1962), gli X-Men (1963), Iron Man (1963) e moltissimi altri personaggi diventati ormai iconici nella memoria collettiva.

Con una produzione stimata di oltre 20.000 pagine e 1.400 copertine, ha definito uno stile di disegno, estremamente dinamico e colorato, che ancora oggi ha un enorme impatto sui fumettisti di tutto il mondo.
L’infanzia, le influenze e i primi lavori
Jack Kirby vive l’infanzia in una famiglia piuttosto povera: è figlio di immigrati ebrei austriaci. Passa la sua giovinezza tra le strade del Lower East Side, dove le risse tra gang di quartiere forgiano il suo carattere. Da bambino ama leggere le strisce sui quotidiani di autori come Milton Caniff, Hal Foster e Alex Raymond, da cui subisce una chiara influenza nel disegno.
Sostanzialmente autodidatta, Kirby a 14 anni si iscrive al Pratt Institute, una rinomata scuola d’arte, ma lascia dopo una sola settimana: la lentezza accademica non si concilia con il suo istinto creativo a dir poco vulcanico. Impara quindi a disegnare sostanzialmente guardando e imitando i lavori di altri autori.
Il primo lavoro arriva nel 1936, in un piccolo giornale: a quel tempo fare fumetti significa pubblicare strisce sui quotidiani. Realizza vignette umoristiche sotto vari pseudonimi, tra cui Jack Curtiss, come ad esempio Socko the Seadog, ispirata chiaramente a Popeye.

Passa poi a lavorare per i Fleischer Studios come intercalatore, disegnando i fotogrammi intermedi per i cartoni animati di Betty Boop e Braccio di Ferro. Per Kirby è come stare in fabbrica, è un lavoro da operaio. Da questa esperienza apprende però il senso cinematografico del movimento che renderà le sue tavole uniche.
Il sodalizio con Joe Simon: la nascita di Captain America
Tra la fine degli anni ’30 e ’40, Kirby comincia a lavorare appieno nell’industria del fumetto statunitense. Lavora per un periodo, sempre sotto pseudonimo, agli Eisner-Iger Studio di Will Eisner e tocca diversi generi come la fantascienza con The Diary of Dr. Hayward e il western con Wilton of the West.

Nel 1940 entra nella Fox Feature Syndicate, dove incontra Joe Simon. È una vera svolta e la nascita di un sodalizio che continua fino al 1956. L’autore decide di abbandonare gli pseudonimi e da questo momento si firma semplicemente Jack Kirby. La maggior parte delle opere create insieme ha questo processo di lavoro: entrambi scrivono le storie, poi Kirby passa alle matite, mentre Simon si occupa dell’inchiostrazione e dell’aspetto più business.
Nel frattempo, Joe Simon diventa art director della Timely Comics (praticamente il predecessore della Marvel). Dalla loro collaborazione nascono fumetti come il supereroe Marvel Boy (1940) e Blue Bolt (1941), ma il personaggio sicuramente più famoso da loro creato è Captain America, creato nel marzo del 1941, mesi prima dell’attacco di Pearl Arbor. Kirby per questo personaggio si ispira alla sua storia personale: è ormai passata alla storia la copertina del primo numero, in cui Captain America sferra un pugno ad Adolf Hitler. La minaccia nazista all’interno delle storie, infatti, viene identificata nel villain, Teschio Rosso.

Il fumetto diventa un fenomeno nazionale. Il successo è tale che Captain America diventa il primo supereroe a ricevere una testata interamente dedicata a lui.
Proprio alla Timely Comic. Kirby conosce un giovane rampante: si chiama Stanley Martin Lieber, conosciuto come Stan Lee. I due collaborano su Captain America, ma si ritroveranno qualche decennio dopo per la creazione di altri personaggi iconici.
La guerra e l’invenzione dei Romance Comics
Purtroppo, sono anni turbolenti: Kirby nel 1943 viene arruolato nell’esercito degli Stati Uniti. Deve lasciare il lavoro e partire come fante d’assalto: sbarca a Omaha Beach dieci giorni dopo il D-Day. L’autore mette la sua arte al servizio dell’esercito, disegnando mappe e schizzi delle zone ancora non conquistate e della posizione dei nemici.
La guerra per lui rappresenta un vero trauma, che si riversa chiaramente nelle sue opere successive. Nel 1945 torna finalmente a casa, ma è cambiato tutto: il mercato del fumetto statunitense è in piena crisi, quindi, insieme a Simon, decide di creare storie per un target differente, cioè il pubblico femminile adolescente. Nel 1947 lanciano Young Romance, creando di fatto un nuovo genere. L’opera vende molto bene: dimostra la grande versatilità di Kirby, che mantiene comunque il suo stile, qui ovviamente con vignette e disegni più posati.

Nel 1954 Kirby e Simon sono tra i primi autori ad avventurarsi nell’autoproduzione, con l’aiuto di Crestwood Publishing. Creano storie di genere western come Western Scout, storie di guerra come Foxhole e crime come Police Trap. In particolare, Foxhole conteneva storie di guerra raccontate da veterani che realmente avevano partecipato al conflitto.
I problemi di distribuzione, l’arrivo della censura e del Comics Code rompono però il sodalizio Kirby-Simon: nel 1956 finisce un’era, ma ne sta per iniziare un’altra ancora più importante.
L’esplosione della Marvel con i Fantastici Quattro
Durante gli anni ’50 Timely Comics diventa Atlas Comics, guidata proprio da Stan Lee, ma verso la fine del decennio è praticamente in bancarotta. La leggenda narra di Stan Lee che prega Jack Kirby di creare un fumetto per risollevare le vendite.
Accade proprio questo: i due creano I Fantastici Quattro nel 1961, serie iconica che salva letteralmente la casa editrice, che nel frattempo diventa Marvel Comics. Kirby non crea un semplice fumetto, ma unisce la narrazione di scala cosmica (con villain come Galactus, il divoratore di mondi), ai “superproblemi” che vivono ogni giorno gli eroi: non sono più divinità come in passato, ma esseri umani potenziati che hanno dubbi, problemi economici, provano rabbia e devono lottare ogni giorno con la difficoltà di mandare avanti una famiglia.

Kirby comincia a sperimentare visivamente in queste tavole, con disegni ancora più dinamici e che “escono” letteralmente dalla pagina. Introduce i “Kirby krakle”, cioè i “pallini neri” che l’autore aveva già usato negli anni ’40, in maniera embrionale, su Blue Bolt. È un segno ormai diventato classico e utilizzato da moltissimi altri autori, che Kirby usa per rappresentare l’energia cosmica, riempiendo la pagina di dinamicità.
In questi anni si entra ufficialmente nella “Silver Age” dei comics americani.
Thor, Hulk e i personaggi scolpiti nella memoria collettiva
Dopo I Fantastici Quattro, Kirby crea una serie di personaggi che popolano ancora oggi l’universo Marvel, sia fumettistico che cinematografico. L’Incredibile Hulk arriva nel 1962, con protagonista Bruce Banner, che si trasforma nel gigante verde quando è agitato, a causa dell’esposizione alle radiazioni gamma. Il fumetto esplora la paura della guerra atomica, in linea col periodo, citando Dr. Jekyll e Mr. Hyde.

Con Thor, sempre dal 1962, lo stile di Kirby raggiunge nuove vette: le architetture di Asgard sono un mix di futurismo e arte classica, fondendo in queste storie la mitologia norrena con la fantascienza.

Nel 1966 è la volta di Black Panther, il primo supereroe nero e momento estremamente importante per la rappresentazione culturale, che vive a Wakanda, una nazione tecnologicamente avanzata. In contemporanea nasce Silver Surfer, creato inizialmente da Kirby come una figura eterea, un’entità cosmica. Stan Lee cambia il personaggio e decide di umanizzarlo, facendolo diventare un araldo di Galactus.

Il successo planetario della Marvel crea però una tensione crescente tra Kirby e Lee. Il Metodo Marvel prevede che Kirby sviluppasse l’intera trama e la regia basandosi su un’idea di base, scrivendo spesso i dialoghi a matita nei margini delle tavole. Nonostante questo, Lee viene accreditato come scrittore unico e Kirby solo come disegnatore. Questa mancanza di riconoscimento morale ed economico, unita al rifiuto di restituire le tavole originali, porta Kirby ad abbandonare la Marvel nel 1970 per tornare alla rivale DC Comics.
Il passaggio alla DC Comics: la saga del Quarto Mondo
Nel 1970 l’editor di DC Comics, Carmine Infantino, dà praticamente carta bianca a Kirby. I suoi primi lavori per la DC salvano la testata che vende di meno in quel periodo, cioè Superman’s Pal Jimmy Olsen. Successivamente, Kirby lancia il progetto più ambizioso della sua carriera: la saga del Quarto Mondo, un’epopea interconnessa tra quattro testate. Kirby qui immagina due pianeti in guerra: la paradisiaca Nuova Genesi e l’infernale Apokolips.
È l’apice della sua maturità artistica: una narrazione che mescola temi biblici e un design tecnologico di natura aliena. Usa questa saga per riflettere sulla società contemporanea: anche se viene cancellata a causa dell’insuccesso commerciale, è considerata uno dei grandi capolavori dell’autore. Alcuni dei suoi personaggi, come i New Gods, sono soprvvissuti a questa saga, diventando una parte importante di altre storie targate DC Comics.

In realtà nella sua carriera Kirby torna alla Marvel, durante il periodo 1976-1978, proprio su Captain America, disegnando i numeri dal 192 al 208 e riprende anche le storie di Black Panther. Nel 1976 crea anche Gli Eterni: è la prova che la sua vena creativa non si è mai spenta, per tutto l’arco della sua carriera.
Alla fine degli anni ’70 Kirby fa un’incursione anche nell’animazione, lavorando per Hanna-Barbera. In questi anni realizza il design dei set per il film mai prodotto Lord of Light. Negli anni ’80, fu tra i primi a sostenere le case editrici indipendenti (Pacific Comics, Eclipse), aprendo la strada al concetto di proprietà intellettuale dell’autore contro il sistema del work-for-hire.
L’eredità di Jack Kirby
Jack Kirby è venuto a mancare nel 1994 e, fino alla fine, il suo stile è stato sempre riconoscibile: in tutte le migliaia di tavole a fumetti che ha disegnato si vede un vero e proprio dinamismo esplosivo. Kirby rompe letteralmente la prospettiva accademica, con un’anatomia dei personaggi non per forza iper-realistica, ma votata tutta al movimento e all’azione.

È stato tra i primi ad utilizzare le doppie splash page e far strabordare i personaggi delle vignette, creando un senso di urgenza narrativa. Ha creato la grammatica del fumetto Marvel. La sua visione estetica è ciò su cui poggia anche il Marvel Cinematic Universe.
Scendendo più nel profondo, ha dimostrato che una linea non serve solo a delimitare una figura, ma a trasmettere una forza vitale inarrestabile. È e sarà per sempre il Re dei comics.
