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I giochi di ruolo da tavolo nel tempo sono diventati sempre più complessi ed evoluti, alla ricerca di nuove meccaniche di gioco per tenere sempre alta l’attenzione dei giocatori.
Tradizionalmente i giochi da tavolo come Vampiri: la Masquerade, Cyberpunk e Il Richiamo di Cthulhu, funzionano grazie all’utilizzo di materiale cartaceo come manuali stampati, schede e carte di gioco, senza dimenticare gli immancabili dadi.
Oggi invece assistiamo alla nascita di nuovi titoli che mescolano sapientemente l’uso di materiale stampato di altissima qualità all’interazione con dispositivi digitali come smartphone, tablet e app.
L’integrazione tra carta e digitale nei giochi da tavolo
Il settore dei giochi da tavolo è sempre più in crescita: secondo i dati di Global Market Insights il mercato globale nel 2024 ha avuto un ricavo di ben 12.2 miliardi di dollari. Questa crescita è dovuta anche alla nascita di giochi “ibridi”, che mescolano le meccaniche e i materiali tradizionali con elementi digitali.

Non è semplicemente una trasposizione di grandi classici su tablet e non è come giocare a Dungeons & Dragons su iPad. Il mercato ha prodotto nuove opere che richiedono la presenza fisica dei giocatori attorno al tavolo di gioco, ma che prevede il digitale come un vero e proprio “motore invisibile”.
Sono giochi che solitamente uniscono l’utilizzo di materiali cartacei insieme ad app o piattaforme web, che agiscono come Dungeon Master o narratore. Esploriamo tre di questi giochi, che fanno dell’innovazione il loro tratto distintivo.
Alice è scomparsa: si gioca in silenzio, solo con i messaggi
Alice è scomparsa è un gioco atipico, ideato da Spenser Starke e illustrato da Julianne Griepp. È adatto a 3-5 giocatori e il tratto distintivo del gioco risiede nella sua capacità di sovvertire i canoni classici: si gioca in completo silenzio.
La premessa della storia è degna di un thriller moderno: siamo a Silent Falls, una sonnolenta cittadina della California del Nord, durante le vacanze invernali. Alice Briarwood, una studentessa liceale, è scomparsa da tre giorni. I giocatori interpretano i suoi amici e familiari (come il fratello Jack, la migliore amica Dakota o il fidanzato segreto) e devono scoprire la verità sulla sua scomparsa.
Invece di parlare con il narratore attorno a un tavolo, come vuole la tradizione dei giochi di ruolo, i giocatori comunicano esclusivamente inviandosi messaggi di testo tramite il proprio smartphone (usando WhatsApp, Telegram o Discord), pur essendo seduti nella stessa stanza o connessi in remoto.

I materiali stampati sono comunque fondamentali per proseguire nel gioco. La scatola prevede infatti 72 carte di gioco e un manuale di istruzioni, essenziali per delineare i personaggi e guidare il ritmo della narrazione.
Giocare è molto semplice: durante la prima fase si creano i personaggi, in un processo che dura 45 minuti (ma ci sono anche personaggi predefiniti), e la sessione di gioco totale dura 90 minuti, scanditi da un video che fa da timer e che offre anche una colonna sonora di sottofondo.
Per creare i protagonisti e delineare la rete dei rapporti, i giocatori devono seguire tre passaggi fondamentali:
- Scelgono la carta personaggio, che ne definisce il passato, e rispondono a una domanda specifica sul loro ruolo;
- Registrano un messaggio vocale in totale segreto, simulando l’ultimo inviato ad Alice a cui lei non ha mai risposto;
- A ogni giocatore viene assegnata una cosiddetta carta drive che descrive la reazione alla scomparsa e le relazioni con gli altri (ad esempio rivelando che Charlie è innamorato di Alice o che Dakota odia Julia).
Ma il vero cuore del sistema sono le Carte Clue (Indizio): sono numerate (80, 70, 60) e i giocatori devono girarle solo quando il timer raggiunge quel preciso minuto. Queste carte stampate sono i “trigger” narrativi: forniscono istruzioni segrete al giocatore che le pesca, obbligandolo a inserire nuovi elementi drammatici nella chat. Potrebbe essere la scoperta di un oggetto personale di Alice, o la rivelazione di un luogo sospetto come il Faro. L’ultima Carta Clue è la numero 10, quindi viene girata durante gli ultimi minuti di gioco e indica come viene ritrovata Alice.
L’atto fisico di girare una carta in una stanza immersa nel silenzio, mentre la colonna sonora cresce di intensità, porta un grande peso drammatico. Nel frattempo, i giocatori non possono letteralmente parlare, ma solo scambiarsi messaggi via chat mentre il mistero si dipana davanti ai loro occhi.
Chiaramente senza la tangibilità delle carte che dettano il destino, l’esperienza sarebbe solo una chat room; con esse, diventa un gioco di ruolo dal vivo profondo ed emozionante.
Chronicles of Crime: l’investigazione tattile in realtà virtuale
Se Alice è scomparsa lavora sulle emozioni, Chronicles of Crime lavora sulla deduzione pura, mescolando la vecchia scuola del giallo con la tecnologia moderna dei QR Code, della Realtà Virtuale, oppure degli smartphone e tablet.
Si tratta di un gioco collaborativo di investigazione, da 1 a 4 giocatori, ambientato nella Londra contemporanea. La particolarità del gioco è la fusione dell’esperienza attraverso una serie di carte fisiche e l’utilizzo di un’app, indispensabile per giocare.
All’interno della scatola si trovano diversi materiali stampati, cioè:
- Occhiali VR (presenti nella versione deluxe, a cui associare il proprio smartphone)
- 55 carte personaggio
- 52 carte prova e oggetto speciale
- 1 plancia delle prove
- 17 plance luogo
- 4 plance contatto forense
- Il regolamento

Lo scopo del gioco è semplice: i giocatori devono collaborare per risolvere casi di omicidio, furti o sparizioni, raccogliendo prove concrete per poi fare rapporto a Scotland Yard.
A differenza dei classici investigativi basati solo sulla lettura e la logica pura (come Sherlock Holmes: Consulente Investigativo), in questo caso l’azione è più dinamica e guidata da tre meccaniche principali:
- Scansione dei QR Code: non ci sono dadi o manuali da sfogliare; ogni carta (personaggio, luogo o prova) ha un codice QR che, scansionato con l’app, permette di cercare indizi, spostarsi, interrogare i sospettati o far analizzare reperti alla scientifica. L’app, quindi, decide letteralmente il contesto narrativo in tempo reale. Ad esempio, scansionando la carta “scienziato” potrebbe rivelare un testimone spaventato, oppure in un altro scenario lo scienziato potrebbe avere cattive intenzioni.
- Investigazione in realtà virtuale: usando uno smartphone, un tablet o gli occhiali VR in confezione, i giocatori possono letteralmente “guardare” la scena del crimine a 360 gradi per individuare visivamente gli indizi fisici da cercare poi nel mazzo delle carte.
- Il fattore tempo: ogni azione (una domanda, uno spostamento) consuma minuti virtuali nel gioco. Il tempo che scorre può cambiare gli eventi della storia (ad esempio, un personaggio si trova in un luogo solo a una certa ora) e influisce sul punteggio finale.

In sintesi, è un’esperienza ibrida che ricorda molto un videogioco “punta e clicca”, ma vissuto fisicamente attorno a un tavolo, dove la deduzione nasce dall’incrocio corretto tra le domande fatte e le prove trovate.
My Father’s Work: l’eredità narrativa e la memoria digitale
Chiudiamo questa rassegna con un titolo che fa della sontuosità produttiva il suo marchio di fabbrica: My Father’s Work. Si tratta di un gioco competitivo per 2-4 giocatori, caratterizzato da una durata importante per ogni partita, circa 3 ore.
La storia del gioco narra di esperimenti “pazzi” nel corso di tre generazioni. I giocatori non interpretano quindi un singolo personaggio, ma una dinastia di scienziati che cerca di completare il “capolavoro” dell’antenato, bilanciando esperimenti completamente folli con la necessità di mantenere la propria sanità mentale e non scatenare l’ira dei cittadini.

Probabilmente è uno dei giochi da tavolo più curati sul mercato, con una scatola estremamente ricca di contenuti, tra cui:
- 1 libro-tabellone rilegato
- Tabelloni per 4 giocatori
- Tantissime miniature
- Monete in cartone
- Più di 100 carte da gioco
- 3 scenari narrativi rigiocabili
E molto, molto altro. Il cuore del gioco mescola la tradizione dei bellissimi materiali stampati, in particolare il libro Village Chronicle, che fa evolvere la storia fisicamente girando le pagine in base alle scelte dei giocatori, con l’utilizzo di un’app, mai invadente durante il gioco.

L’app indica ai giocatori di aprire questo libro verso pagine specifiche in base alle scelte fatte, creando effettivamente un tabellone che evolve proceduralmente. È una fusione brillante: l’app gestisce la logica complessa delle ramificazioni narrative (ad esempio: “Se nella generazione 1 hai scatenato una piaga, allora nella generazione 2 leggi pagina Y”), ma il contenuto è presentato in un formato stampato, tattile e meravigliosamente illustrato.
Una simbiosi tra fisico e digitale
Quello che emerge dall’analisi di questi tre giochi da tavolo è che la carta e il digitale non sono nemici: possono essere due strumenti che collaborano per la creazione di nuove storie e nuovi modi di interagire.
In questi giochi, l’oggetto stampato non perde valore, anzi: la carta diventa una chiave fisica indispensabile per sbloccare nuovi contenuti digitali.

Anche con la presenza di app, piattaforme, chat o realtà virtuale, l’azione di mescolare le carte e girare le pagine rappresenta ancora il cuore pulsante dell’esperienza, mentre gli smartphone guidano i giocatori attraverso nuove avventure.
Insomma, per chi adori i giochi da tavolo si aprono nuove intriganti modalità da esplorare, mentre per chi si volesse cimentare nella creazione e produzione di avventure ludiche inedite, le possibilità sono davvero tante.
Come si suole dire “l’unico limite è la tua immaginazione”!
