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Ci sono dischi musicali che hanno fatto la storia. E c’è un caso in cui un disco già di per sé leggendario è stato surclassato dalla sua copertina. Sono cose che possono capitare quando a disegnarti la cover è… Andy Warhol in persona!
Avete già capito di cosa stiamo parlando: di The Velvet Underground & Nico e dell’iconica banana in copertina! Il disco della band newyorkese, uscito nel 1967, sembra anticipare nelle sonorità e nella ruvidità dei testi quello che sarebbe arrivato nel panorama musicale solo un decennio dopo: il punk e la new wave. È dunque considerato un album pietra miliare della storia del rock.
Eppure, siate sinceri: anche voi, come la maggior parte delle persone comuni, quando si parla di questo album ricordate prima di tutto la banana e solo dopo tutto il resto: i suoni crudi, i testi violentemente espliciti, la sensazione soffocante, eccitante e perversa della vita underground di New York!
Dietro la copertina di The Velvet Underground & Nico ci sono molte storie. Storie che raccontano di come l’iconica banana di Andy Warhol non sia una semplice cover…. Oggi ne scopriamo alcune!
The Velvet Underground & Nico: il flop iniziale del disco più influente degli anni Sessanta
Che la copertina di The Velvet Underground & Nico sia un’icona ce lo dicono anche le classifiche ufficiali (anche se non servirebbe!).
Nel 2023 la rivista musicale Billboard incorona l’opera di Warhol come miglior copertina di sempre, non senza qualche polemica. Anche per Rolling Stone la copertina è tra le più belle mai realizzate, l’undicesima per la precisione.
Anche il disco accompagnato da quella copertina oggi è considerato uno dei più significativi della storia del rock, ma la sua importanza non fu chiara fin da subito. Tutt’altro!
The Velvet Underground & Nico fu il primo disco registrato dalla band formata dalla voce di Lou Reed, le composizioni del gallese John Cale, la chitarra di Sterling Morrison e la batteria di Maureen Tucker. Nel disco assai importante è la collaborazione con la modella e cantante tedesca Nico, che fu presentata alla band proprio da Andy Warhol. L’album però fu un flop commerciale: basti pensare che tra il 1967 e il 1972 vendette appena 30mila copie. Eppure, racchiude canzoni oggi indimenticabili: “Heroin” che racconta esplicitamente come mai prima di allora delle sensazioni provate da un tossicodipendente, la perversa e ipnotica “Venus in Furs”, la più pacata “Sunday Morning”, “Femme Fatale” in cui la voce di Nico diventa leggenda.
Forse ha ragione Brian Eno quando, con un commento celebre, nel 1982 descrisse l’importanza di quelle canzoni in questo modo: “L’album ha venduto solo 30mila copie. Ma ognuna di quelle trentamila persone ha creato poi un gruppo musicale”.
L’allusiva copertina di The Velvet Underground & Nico
Non troverete in questo articolo un paragrafo del tipo “Cosa rappresenta la copertina di The Velvet Underground & Nico?” perché è fin troppo chiaro. Basti pensare che nelle prime versioni della copertina la banana si poteva sbucciare e rivelare il suo interno rosa. Cosa che faceva il paio con le sincere descrizioni della vita sessuale newyorkese del cantate nel disco.

Forse meno noto è il fatto che la prima idea che era venuta in mente ad Andy Warhol per la copertina era di tutt’altro tipo. Nel suo libro Popism, in cui l’artista racconta i suoi anni Sessanta, scrive che inizialmente voleva utilizzare una serie di immagini di interventi di chirurgia plastica. Per questo aveva chiesto ai suoi “scagnozzi” di racimolare centinaia di fotografie e illustrazioni di interventi al naso, al seno, ai glutei. Almeno personalmente mi sento di dire… meno male che Andy Warhol ha cambiato idea!
Una copertina interattiva… assai costosa!

Nella sua prima versione, la copertina di The Velvet Underground & Nico raffigura UNICAMENTE la banana insieme alla firma del famoso artista pop. Non c’era nient’altro: né il nome della band, né il titolo del disco, né la denominazione dell’etichetta Verve Records.
Accanto all’estremità superiore della banana la scritta “Peel Slowly and See” (in italiano, Sbuccia lentamente e guarda) suggeriva ai possessori del disco la possibilità di interagire con la copertina, aggiungendo una sensazione tattile al disco. Fu proprio questo stratagemma a rendere terribilmente costosa la produzione della cover!

Realizzare la cover di The Velvet Underground & Nico fu una sorta di incubo per la casa discografica Verve: fu necessaria una speciale macchina, al contempo la parte adesiva doveva essere posizionata di volta in volta a mano. Proprio a causa della copertina, l’uscita dell’album fu rinviata e nelle edizioni successive si optò per una cover più classica senza lo stratagemma adesivo.
Per decenni oltre alla rarissima edizione originale, solo la versione giapponese del disco mantenne il gioco interattivo della copertina. E solo con la ristampa in vinile del 2008 l’adesivo tornò a vedersi anche in occidente.
Curiosamente tutto lo sforzo messo in atto dalla casa discografica per la copertina non fu altrettanto profuso per aspetti forse più importanti. Il disco fu registrato in appena 8 ore e non fu adeguatamente promosso dall’etichetta che secondo alcuni non credeva veramente nella potenzialità del disco.
Andy Warhol: per i Velvet Underground fu molto più che il creatore di una copertina
Il legame tra l’artista simbolo della pop art e i Velvet Underground va molto al di là della semplice copertina di un disco. Da un certo punto di vista, la nascita della band si deve a Andy Warhol. O almeno fu lui a tirarli fuori dall’underground per consegnarli alla gloria musicale.
Dopo averli visti a un concerto alla fine del 1965, diventò il primo manager dei Velvet Underground: li fece esibire per la prima volta, pagò la produzione del primo disco, le prove, l’equipaggiamento. Li mise al centro del primo spettacolo multimediale della storia: l’Exploding Plastic Inevitable Show. La sfrenata coreografia di musica, luci, danze e filmati che si teneva alla Factory, il quartier generale di Warhol a New York. Ed è lui che convinse la band a collaborare con la bella e mondana Nico.

Un rapporto difficile da portare avanti, visto che da una parte c’era l’eclettica star artistica, dall’altra il burrascoso carattere di Lou Reed. E infatti dopo il primo disco, Andy Warhol fu “licenziato” dalla band. D’altra parte lo stesso John Cale racconta come Warhol avesse comunque perso interesse in loro: “Non credo che a Andy sia importato molto. Poteva fare molti più soldi con i film e non appena gli si aprirono le porte di quel mondo ci si fiondò,” racconta in un’intervista.
Tutto bene, finché non arrivarono le custodie degli iPhone…
Il rapporto tra i Velvet Underground, Andy Warhol e la leggendaria copertina del disco ha un colpo di coda nel 2012.
In questo anno, la band ormai dismessa citò in giudizio la Andy Warhol Foundation. Il caso era curioso: al centro della diatriba c’era una nuova linea di custodie per iPod e degli iPhone per cuila Andy Warhol Foundation aveva permesso alla Apple di utilizzare la celebre immagine della banana.
I Velvet Underground intimavano di interrompere l’uso dell’immagine da parte dell’azienda di Cupertino e sostenevano di avere diritto alla sua parte di guadagno per le custodie già vendute: l’immagine, secondo i suoi membri, non apparteneva più a Andy Warhol ma ormai era diventata un simbolo dei Velvet Underground in toto.

Il giudice diede però ragione alla Warhol Foundation. I restanti membri dei Velvet Underground (Lou Reed è scomparso nel 2013) si sono dovuti arrendere: la banana è diventata parte integrante dell’immaginario collettivo. Ed è per questo destinata a essere immagine di consumo… come ci insegna proprio la pop art di Warhol!
Voi cosa ne pensate di questa storia? Quali sono i sentimenti che vi legano alla copertina di The Velvet Underground & Nico? Ne avete tratto qualche buon spunto per il vostro prossimo progetto?
