Parigi è così bella che spesso i viaggiatori rimangono accecati dal fascino dalle sue attrazioni turistiche. Ma chi guarda oltre la superficie, scopre che la città vera ha un’altra storia. Una storia fatta di gente che mette l’arte e la creatività al centro della sua vita quotidiana. Uno sguardo alle facciate di alcuni dei negozi di Parigi, e alla vita che scorre dietro di esse, rivela il ritmo pulsante della città.
Librairie des archives

Dai cappelli ai libri

Nel 2002, quando Stefan Perrier stava ristrutturando questo locale per aprire una libreria, scoprì l’insegna di una fabbrica di cappelli degli anni 20. “Decisi di mantenerla ed ora la gente la fotografa almeno 50 volte al giorno!”, dice. Non ci vuole molto per riconoscere la passione per l’arte ed il design di Perrier. “Ho creato la libreria d’arte che sognavo come collezionista di libri”, afferma con orgoglio. Figlio di due librai - “sono nato fra i libri” – decise di aprire il suo negozio dall’altra parte del fiume rispetto a quello dei genitori. La sua libreria è sulla Riva Destra, nel Marais, fra la Galleria Pompidou e il Museo Picasso. È un piccolo spazio, ma gli scaffali arrivano fino a 3.6 metri di altezza e sono pieni di libri rari o fuori catalogo, di arte, design, moda o gioielleria, insieme a qualche pubblicazione recente specialmente interessante. In 15 anni, si è guadagnata una buona reputazione internazionale ed ha attratto l’attenzione di stilisti, galleristi, collezionisti ed intenditori d’arte. “Voglio condividere il mio sapere ed i miei gusti, ma anche imparare dei miei clienti, e scoprire nuovi artisti e designers ogni giorno”, afferma Perrier.
Alain Maître Barbier

The art of shaving

Lo stile si riconosce istintivamente. E quando si entra nel negozio di Alain lo stile si sente nell’aria. Questo elegante signore sulla sessantina è il maître barbier piú famoso di Parigi. Negli ultimi 20 anni, i suoi rasoi hanno toccato le guance e i colli di personaggi di ogni genere. È un artista così apprezzato che dà veri e propri “corsi di rasatura” a chiunque compri un rasoio nel suo negozio. Il locale è diventato una specie di tempio della barba, perché Alain ha collezionato un tesoro fatto di oggetti legati alla rasatura: rasoi da tutto il mondo, strumenti da barbiere di ogni genere, e addirittura stampe che illustrano le glorie e le miserie della sua professione. Non è un caso che Alain Maître Barbier sia nella lista dei Musei Insoliti di Parigi.
Galerie d'Art Jacqueline Lemoine
Photo credit Sebastian Erras

Fede nel colore

La prima volta che vidi questo posto, fu amore a prima vista: ho saputo da subito che dovevo stare qui e in nessun altro luogo”, racconta Jacqueline Lemoine, ricordando il suo primo incontro con quella che ora è la sua galleria d’arte nell’Ile Saint Louis, vicino a Notre Dame. Era il 1981 e Jacqueline stava cercando un locale per esporre i quadri di suo marito Nghjiem-Phu Hai. La prima cosa che attira l’attenzione di questo negozio è il leone che sormonta la porta. “Questo lion d’or si rifà alla tradizione del 17° secolo che con questo simbolo indicava ai viaggiatori un luogo in cui potevano dormire e riposare”, spiega. All’interno della galleria, i quadri sono un’esplosione di colori. “Sono molto sensibile al colore”, spiega Jacqueline. Oltre ai lavori di suo marito, ha esposto le opere di molti altri artisti francesi, giapponesi e vietnamiti.
Les Ceramics du Marais
Photo credit Sebastian Erras

Lo zoo di porcellana

Dietro la facciata blu scura di Céramiques du Marais, Dorothée trascorre la giornata con il suo grembiule addosso e la sua cagnetta, Dharma, in mezzo ai piedi. “È la mascotte del negozio, nessuno sa resistere alle sue grazie – è un’eccellente commerciale!”, scherza Dorothée. Gli scaffali e le vetrine albergano una folla di piccoli animali di ceramica, una delle sue specialità. È esperta in ceramica, ma anche in terracotta, porcellana e vetro. Oltre agli animali di ceramica, propone il lavoro di una decina di artisti internazionali. “Tutti i pezzi sono insoliti ed unici, non li potresti trovare in nessun altro posto”, afferma. Come restauratrice, dà nuova vita a porcellane danneggiate o rotte. Dorothée ha aperto il suo negozio nel 2011 nel Village St Paul, una zona dedicata all’arte, l’antiquariato ed il design. Ha già una clientela internazionale: una delle sue clienti più famose è stata Scarlett Johansson.
Huygens
Photo credit Sebastian Erras

La crema fai da te

Se non ci sono due pelli uguali, non ci dovrebbero essere nemmeno due cosmetici uguali. “Tutti i consigli che diamo sono personalizzati”, dice Daan. Nel negozio che lui e Sébastien hanno aperto nel Marais tre anni fa c’è persino un piccolo laboratorio dove i clienti possono scegliere il loro mix personale di estratti di piante, come in un’antica officina. Forse, anche il chirurgo che viveva in questo locale nel 1600 aveva il suo laboratorio. Gli attuali proprietari sono degli appassionati di botanica e piante medicinali e tutti i loro prodotti sono naturali. Il loro peeling facciale e la loro acqua florale sono famosi a Parigi. “Il benessere è la cosa più importante: ci occupiamo che sia così sia nei nostri prodotti che nella relazione con la clientela”, dice Daan. Diversi personaggi famosi si affidano a Huygens per mantenere la loro bellezza. “I nostri prodotti si trovano solo qui”, spiega Daan. “Siamo un’istituzione molto amata dai Parigini”.
Fish La Boissonerie

Pesce e vino

Un mosaico con conchiglie e pesci dà il benvenuto a chi entra in Fish La Boissonerie, il posto giusto per provare il miglior pesce e il miglior vino di Parigi. Nel 1905, il locale apparteneva a un pescivendolo (poissonerie in francese). Quando Drew Harré e il suo collega di affari Juan Sánchez lo comprarono, sostituirono la “p” con una “b”, giocando con la parola boisson, bevanda: da qui il nome boissonerie. Quando aprirono il negozio, nel 1999, era solo un wine bar. Recentemente, lo hanno trasformato in un bar gastronomico “che offre cibo semplicemente delizioso e più di 200 vini francesi”, spiega Drew. Il nuovo chef Valentin Vasser vuole portare a un livello ancora più alto la passione per il cibo dei proprietari.
Hotel du Petit Moulin

Scenario di sorprese

La sorpresa ci accompagna dal momento in cui mettiamo piede nell’Hotel du Petit Moulin. “A volte la gente è tratta in inganno dall’insegna del panificio, e quando entra rimane perplessa”, spiega Vannessa Jacquiot, responsabile di vendite e marketing dell’hotel, che ha aperto nel 2005, in un edificio storico del 17° secolo, nel quale si trovava il primo panificio di Parigi. “Qui Victor Hugo veniva a comprare ogni giorno la sua baguette”, racconta. Le sorprese continuano, se ci si addentra nell’hotel. “Il restauro ha mantenuto gli scorci eccentrici e l’architettura labirintica del locale originale”, spiega Vanessa. L’interno è stato progettato dallo stilista Christian Lacroix, che ha creato 16 stanze e una suite junior tutte diverse, ciascuna delle quale racconta una storia diversa sul Marais, il quartiere dell’hotel. Non ci sono due stanze uguali: si va dalle più luminose e audaci (una ha persino il soffitto a specchi) alle più tradizionali e rustiche. La sala della colazione è un vecchio café de Paris. “Questo design teatrale fa in modo che dietro ogni angolo ci sia una sorpresa”, afferma Vanessa.
Le Bonhomme de Bois
Photo credit Sebastian Erras

La stanzetta ideale

Se vuoi vedere la stanzetta in cui sognavi di dormire quando eri piccolo, vai a Bonhomme De Bois, vicino alla piazza della Bastiglia. Dietro la facciata verde e rossa (i colori del Natale), ti aspetta un paradiso di giochi classici. “Per me è fantastico quando i bambini rimangono incantati davanti alla vetrina, ma forse non lo è tanto per i genitori, specialmente quando i bimbi li trascinano dentro”, scherza Yann Bilhaud. Qui sono in vendita giocattoli che non si trovano nelle grandi catene di negozi. Yann è innamorato del Hochet skwish, un sonaglio di legno che assomiglia a un atomo, che i bebè amano manipolare e mettere in bocca.
L’International Records
Photo credit Sebastian Erras

Il trionfo del vinile

Ricordo un concerto: il gruppo era in fondo del negozio pieno di gente, e ce n’era ancora di più fuori, proteggendosi dalla pioggia con una selva di ombrelli. È stato un momento magico”. Momenti come questi sono i migliori nel lavoro di Dave Kouliche. “Sono orgoglioso che questo posto sia diventato un punto d’incontro per artisti, dove sono nati molti progetti nuovi”, dice. Dave ha aperto il negozio quattro anni fa insieme a un amico, e in collaborazione con il bar L’International (che sta dall’altra parte della strada), nel quartiere Ménilmontant-Oberkampf. Vende soprattutto vinili, di ogni genere musicale – jazz, classica, techno, hip-hop, disco o world music. “I clienti possono trovarci i Led Zeppelin, Michael Jackson o i Daft Punk, ma anche dischi autoprodotti o di etichette indipendenti”, spiega. Un aneddoto dimostra che l’atmosfera è davvero cool. Recentemente, un fotografo è entrato ed ha detto che doveva assolutamente fare una sessione fotografica nel negozio. Dopo aver ricevuto l’OK, è tornato col suo modello: era Vincent Cassel.
La Galcante
Photo credit Sebastian Erras

Una macchina del tempo di carta

Se un fatto è stato notizia in Francia fra la fine del 1700 e ieri, lo troverai a La Galcante. Localizzato in una via senza uscita vicino al Louvre, questo negozio è una vera e propria macchina del tempo, basata su otto milioni di copie di giornali, riviste, opuscoli e cataloghi, stampati fra l’epoca dell’ancien régime e i nostri giorni. Solo il 10% di questo tesoro è disponibile al negozio: il resto è immagazzinato in un deposito di 1200 metri quadrati fuori Parigi. Tuttavia, La Galcante (il nome è una fusione di “galleria” e “brocante”) è un autentico labirinto di carta: uno spazio immenso con scale per accedere agli scaffali e tavoli invasi da cartelle, il tutto avvolto dal profumo della carta antica. Quando aprì, nel 1975, vendeva facsimili di quotidiani. Ora, ci puoi comprare il giornale del giorno del tuo compleanno o di un giorno storico. Tuttavia, alcuni pezzi fondamentali, come il famoso J’accuse di Emile Zola, non sono in vendita.
Clair de Reve

La bottega dei sogni

I fabbricanti di burattini, automi e scatole musicali sono una specie in via d’estinzione. Clair de Reve è l’ultimo negozio di questo tipo a Parigi. “Vendere pezzi unici permette a molti artisti di mantener viva la loro attività creativa”, afferma Gilles con orgoglio. Mettere piede in questo piccolo negozio nell’Ile Saint Louis è come entrare in un mondo di sogni infantili. Cavalieri e principesse sono appesi al soffitto, con i loro fili pronti per farli vivere. Un minuscolo carnevale veneziano salta fuori da una scatola. Orologi artistici ticchettano in fila in un angolo. “I negozi artigianali mostrano il savoir faire francese che è apprezzato in tutto il mondo”, dice Gilles. Lui ha aperto il negozio nel 1991 in un edificio del 17° secolo ed è deciso a non mollare. “Questo posto è una creazione affettiva”, afferma.
La Pharmacie
Photo credit Sebastian Erras

Medicina per l’anima

Il colore azzurro della facciata è quello delle farmacie parigine dei primi del novecento. Dentro, scaffali di legno e vetrine mostrano ancora gli antichi recipienti delle medicine. Ma in mezzo ad essi ci sono bottiglie di vino, calici e teiere. Questa mescolanza dà un’atmosfera speciale a La Pharmacie, il ristorante dello chef Christophe Duparay. A volte un buon vino e un piatto ben preparato sono la miglior medicina per l’anima, e non mancano mai nel menù di questo ristorante del quartiere République. “Proponiamo ricette tradizionali, con prodotti freschi di stagione che prepariamo nella nostra cucina aperta”, spiega Christophe. “E offriamo vini di piccoli produttori”. Queste medicine si prendono senza versare una lacrima.
 
Photo credit Sebastian Erras
Video credit Pablo Apiolazza

Deyrolle
Photo credit Sebastian Erras

L’ultima camera delle meraviglie

Un gruppo di lontre imbalsamate osserva il viavai di Parigi dalle vetrine di Deyrolle, come se venisse da un altro epoca. Questa società di tassidermia ed entomologia sembra infatti congelata nel 19° secolo, l’età dell’oro dei naturalisti e degli avventurieri. Il locale ricorda le antiche camere delle meraviglie, luoghi dove si potevano osservare oggetti sorprendenti provenienti da paesi lontani, ben prima dell’invenzione della televisione e di Internet. Fin dalla sua creazione nel 1831, la Società di Storia Naturale Deyrolle è stata un’importante istituzione pedagogica e un luogo d’ispirazione per artisti e collezionisti. I suoi diagrammi didattici di zoologia ed anatomia erano sui muri di molte scuole francesi. Nel 2009, Deyrolle subì un grave incendio che distrusse il 90% della sua collezione. Una valanga di solidarietà da persone e imprese fu il segnale che Parigi non era disposta a perdere questo luogo. Un gruppo di artisti organizzò un’asta per sostenere la ricostruzione della collezione. Ora, Deyrolle organizza mostre sulla relazione fra arte e natura (in artisti come Dalí, Breton, Hirst o Huang Yong Ping, per esempio). Le sue pubblicazioni didattiche, Deyrolle pour l’Avenir, aiutano a mantenere vivi nei ragazzi l’amore per la natura e per l’ambiente.
Au Petit Versailles du Marais

Dolce palazzo reale

La grandeur francese abbonda a Parigi persino dove non te l’aspetteresti: per esempio, in una pasticceria. Au Petit Versailles du Marais è un piccolo palazzo reale. A destra e a sinistra dell’entrata ti ricevono affreschi che rappresentano scene rurali. All’interno, nella sala da tè e nelle terrazze, sei circondato da specchi, che ricordano la Sala degli Specchi del palazzo di Versailles. Contenitori di vetro pieni di dolci e ogni tipo di pane, riflessi dagli specchi, fanno venire l’acquolina in bocca. Ma non dimenticarti di guardare il soffitto. La luce di candelabri di cristallo si riflette su dipinti realizzati con la tecnica della pittura inversa su vetro. Questa tecnica, creata nel 1835, venne applicata nella pasticceria dal pittore e decoratore Charles Anselm nel 1860, l’anno della sua apertura.
Cine Images

Il Nirvana dei cinefili

“Quello che mi emoziona dei piú del mio lavoro è che ho la sensazione di vendere sogni”, afferma Alexandre Boyer, gestore della più antica galleria in Europa specializzata in fotografie e poster cinematografici. “Adoro i film ed i cartelloni: lavorare in un posto così era il mio sogno da bambino”, afferma. La facciata color vino della galleria risale al 19° secolo, quando venne aperta. Ma fu nel 1976 quando Jean-Louis Capitaine, con l’appoggio del cineasta Louis Malle, la orientò verso il mondo della celluloide. “Siamo gli specialisti mondiali in cinema muto francese”, dice Alexandre. Molti grandi nomi del cinema sono diventati clienti leali di Cine Images: fra gli altri, Martin Scorsese, Steven Soderbergh, Spike Lee e Nicole Kidman.
Sennelier
Photo credit Sebastian Erras

Aggeggi per pittori

Stai cercando piume nere per dipingere a mano? Foglie metalliche per una doratura? Una griglia di composizione (oeil de vieux) per dipingere paesaggi? Una pipetta per spruzzare colori (soufflé au cul)? C’è un posto dove puoi trovare tutte queste cose: Sennelier, uno dei più antichi negozi d’arte di Parigi. Dietro la sua tipica facciata verde c’è un santuario dell’arte e del commercio. Gli scaffali originali di quercia sono pieni di curiosi aggeggi: da pinze per figure di carta giapponesi a scatole con 125 pastelli diversi. Gustave Sennelier aprì il negozio nel 1887 nella Quai de Voltaire, una zona molto frequentata da artisti, all’epoca. Cézanne e Chaim Soutine ci compravano i loro colori ad olio. Picasso ci fabbricava i sui pastelli ad olio. Sonia Delaunay chiedeva mescolanze speciali di colori in vecchi barattoli di marmellata. Nel 1936, Sennelier aprì una filiale nel nuovo quartiere di moda per gli artisti, Montparnasse, ed un altro in Denfert Rocherau. Fin dagli anni 60, i colori di Sennelier si sono affermati anche all’estero, specialmente negli Stati Uniti. “Vogliamo mantenere la nostra tradizione di artigiani, e allo stesso tempo mantenerci al passo con le ultime novità”, spiega Sophie Sennelier, la manager attuale. “Il nostro logo è un uomo volante, ispirato a un tentativo di volo fatto da un inventore alla Quai de Voltaire negli anni 20: la sua audacia rappresenta lo spirito del negozio”, spiega.
Julien Aurouze and Co
Photo credit Sebastian Erras

Il vero Ratatouille

Entra in questo negozio a tuo rischio e pericolo se sei di quelli che svengono quando vedono un topo. Questo posto è pieno di roditori impagliati, a cominciare dalla macabra fila trappole con ratti appesi nella vetrina. Quest’immagine stupefacente ha attratto gli sguardi dei passanti fin dalla sua apertura nel 1872. Julien e Cécile, che appartengono alla quarta generazione di proprietari, non hanno nessuna intenzione di cambiarla. “I media ci chiamano continuamente per parlare degli animali nocivi e ogni giorno migliaia di turisti fotografano la vetrina” spiegano. “Questo negozio rappresenta una bella storia familiare e per noi è un piacere mantenerla viva”. Il negozio, specializzato in pesticidi e trappole (un modello di trappola è stato inventato qui), appare in una scena del cartone animato Ratatouille, di Pixar. Nella scena, il padre del roditore protagonista, Remy, gli mostra la vetrina per convincerlo a stare lontano dagli esseri umani. Per saperne di più, vale la pena di dare uno sguardo a un libro pubblicato da Aurouze: “Un ratto a Parigi”.
Paris Jazz Corner
Photo credit Sebastian Erras

Senza stonature

Se il jazz ha un colore, probabilmente è il blu: un colore di concentrazione, tensione e anche un po’ di tristezza. Forse è per questo che Paris Jazz Corner, il riferimento per gli amanti del jazz a Parigi, è dipinto di blu intenso. Si trova davanti all’Arena di Lutezia, i ruderi romani sulla riva sinistra del fiume. Ritratti di idoli del jazz e una fila di vinili lungo tutte le vetrine fanno da aperitivo per i fans che si avvicinano al negozio. Dentro, il locale è strapieno di LP vecchi e nuovi, CD, libri, volantini – un mondo di musica. Gli impiegati del negozio hanno sempre un buon suggerimento, sia per il novizio che per l’esperto. Questo atteggiamento rilassato e uno splendido sito web hanno reso il negozio famoso nella comunità jazz mondiale.
Patisserie Boulangerie Boris
Photo credit Sebastian Erras

La mecca del “petit choux”

Boris Lumé ha preso la gestione di questa pasticceria-panificio solo tre anni fa, nel 2013, ma è consapevole della sua storia centenaria. Fra le belle decorazioni della facciata, si riconosce un disegno del Moulin de la Galette, un antico mulino che è il simbolo del quartiere di Montmartre. Il Ballo al Moulin de la Galette di Renoir è uno dei quadri più famosi dell’impressionismo, un movimento promosso da artisti che usavano Montmartre come la loro bottega a cielo aperto verso la fine del 19° secolo. La pasticceria-panificio Boris è sulla lista dei monumenti storici francesi. E sono dei piccoli monumenti anche i dolci che Boris sforna ogni giorno. In particolare, l’adorabile petit choux, una pasta sfoglia riempita di panna montata. A quanto pare, Meryl Streep ne diventò una fan quando filmò qui una scena del film Julie e Julia.
Charvin
Photo credit Sebastian Erras

Colori locali per artisti locali

Un pezzo della mitica Parigi artistica – quella piena di pittori che lavoravano en plen air con i loro cavalletti e i loro berretti di paglia – esiste ancora. La fabbrica di colori Charvin è un esempio vivo di com’erano i negozi di belle arti del 19° secolo. “Siamo in una posizione straordinaria, sulle quais [sponde del fiume] nel quartiere artistico di Saint Germain”, dice Laurence Charvin, la fondatrice del negozio. Gallerie d’arte e musei sono dietro l’angolo, e Charvin è il punto d’incontro di una comunità di artisti che accorrono al negozio per compare tempere ed acquarelli in scatole di legno, manichini anatomici flessibili per dipingere figure umane, cornici e tavolozze. Il negozio è anche la nave ammiraglia della marca Charvin, che commercializza colori in tutta la Francia.
Parfait Elève de Pouyanne
Photo credit Sebastian Erras

I dottori dei vestiti

“Ci capita di lavare i vestiti del battesimo e quelli del matrimonio dello stesso cliente”, racconta Nathalie per spiegare la fedeltà della clientela alla sua tintoria. Le lussuose lettere dorate su fondo nero dell’insegna del negozio riflettono il suo prestigio. Il bisnonno di Nathalie, Louis Pouyanne, aprì la tintoria nel 1903. Lavava e stirava gli abiti del vicinato del Boulevard Haussmann, compresi i vestiti ed i completi che usavano per andare all’Ópera. Oggi, il talento dei Pouyanne è cosí famoso che si occupano persino di pulire abiti storici per musei e mostre. “Qualunque sia la sua età, un vestito può sempre recuperare la sua freschezza e luminosità”, dice Nathalie. Lo slogan del negozio è “Dottori dei vestiti”. L’interno è rimasto immutato, con i suoi tre grandi tavoli di legno ricoperti di vestiti. Non tutte le tintorie hanno così tanto glamour.
Bastille Optic
Photo credit Sebastian Erras

L’arte di guardare

Bastille optic non è un negozio che passa inosservato: il giallo-ananas della sua facciata e l’insegna composta con lettere di altri negozi risalenti agli anni ’50 catturano immediatamente l’attenzione. L’interno non è meno attraente. Moderni occhiali di designers francesi (compresa la marca del negozio Eva La Java) sono in bella mostra, insieme a modelli antichi di tutto il mondo. Pascale, manager e direttrice artistica di Bastille optic, li ha collezionati fin dai tempi dell’apertura del negozio nel 1986, nel quartiere Bastille. Pascale si prende sul serio il motto del negozio: “occhiali per vedere oltre la punta del tuo naso”. Sui muri, ci sono foto di grande formato. “Negli ultimi 15 anni ho organizzato mostre dedicate alle tribù di Bastille: camerieri, babysitters, giardinieri, fioristi, amanti…”, spiega. Bastille optic ospita regolarmente perfomance di danza. Nel 2010, Pascale ha creato il festival Bastille Quartier Libre, che presenta il lavoro degli artisti e artigiani indipendenti della zona. “Dopo questi eventi, c’è gente che viene a trovarmi e mi dice: non ho bisogno di occhiali, ma da te me li farei fare volentieri lo stesso”.
Le Bistrot Saint André
Photo credit Sebastian Erras

Essenza del bistrot

Se c’è un simbolo della Parigi quotidiana, sono i suoi bistrots, nei quali trascorre una parte importante della vita della città. Le Bistrot Saint André, nel Quartier Latin, offre un’atmosfera tipicamente francese, accompagnata dai piatti della cucina tradizionale. Un elemento che non manca in nessun bistrot è la terrazza, per prendere qualcosa da bere. Ma questo luogo ha un ingrediente ancora più parigino: il cinema. “La vicinanza col cinema Saint André des Arts fa che molti cineasti scelgano questo bistrot per le loro conversazioni”, dice Bernard Hadid, che gestisce il ristorante, fondato da un amico di famiglia nel 1992. Il ristorante ha avuto fra i suoi ospiti l’attrice Monica Bellucci, il musicista Ait Menguelet, il giornalista Jean Lacouture, l’inventore Roland Moreno, e molte altre personalità.
Les Degres di Notre Dame
Photo credit Sebastian Erras

Una maison de plaisirs artistica

Se sei un artista, questo è il posto che fa per te per dormire a Parigi. Qui l’arte è di casa. Questo hotel è centralissimo, vicino ai tesori artistici della città. L’edificio è del 17° secolo ed ha un’architettura e degli affreschi notevoli. Fra il 1800 e il 1900 era una maison de plaisirs (postribolo): la reception è nel luogo in cui i clienti legavano i cavalli e lo stile del luogo è ancora riconoscibile dagli affreschi dei bagni. Oggi, i plaisirs dell’hotel sono artistici. Il gestore, Avijid Gosh, utilizza l’ingresso come uno spazio d’esposizione ed un laboratorio artistico. Vi si trovano anche piccoli souvenir fatti a mano. “Poeti, pittori e cantanti d’opera hanno apprezzato la nostra ospitalità”, dice Avijid. “Abbiamo clienti che sono venuti regolarmente negli ultimi 25 anni: uno di loro mi ha presentato la figlia, che ha 30 anni, e che venne qui la prima volta quando ne aveva solo cinque”, spiega.
Cire Trudon
Photo credit Sebastian Erras

Un tributo alle api

Uno stemma con un alveare, l’emblema di Luigi XV e il motto Deo Regique Laborant (“lavorano per Dio e per il re”) campeggia all’entrata di Cire Trudon. Il simbolo riassume la storia del più antico fabbricante di candele in Francia. Nel 1643, il mercante Claude Trudon si stabilì a Parigi e comprò un negozio nel quale vendeva spezie e candele. Suo figlio Jacques divenne farmacista della regina Maria Teresa a Versailles. Nel 1737, dopo aver acquistato la Fabbrica Reale di Cera, la famiglia divenne fornitrice della corte francese, sotto Luigi XV, e giunse ad avere più di 100 impiegati. Quasi due secoli dopo, la compagnia aprì un negozio vicino a Saint Germain des Pres, dove riceveva soprattutto clientela religiosa. Oggi, Cire Trudon ha fra i propri clienti alcune delle marche internazionali più prestigiose. Le candele di Cire Trudon sono famose per la loro brillantezza straordinaria, dovuta alla loro purezza. La formula della cera è tale che le candele non producono fumo e non lasciano cera nei loro speciali bicchieri di vetro, fatti a mano in Toscana. Le fragranze delle candele vengono sviluppate in collaborazione con famose imprese di profumi. Oltre al pubblico generale, il negozio riceve regolarmente visite di religiosi, artisti o delegazioni diplomatiche.
Bistrot Melac
Photo credit Sebastian Erras

Omaggio a Bacco

Bacco riceve tutti gli onori al bistrot Melac: appare in disegni e sculture, come una statua racchiusa in una nicchia a forma di botte al di sopra della porta d’entrata. Ma il dio del vino è presente soprattutto nelle molte bottiglie che si possono assaggiare in questo ristorante. Il locale è stato un’osteria per 75 anni. Recentemente, è diventato un ristorante con radici profonde nell’Aveyron, una regione vinicola nel sud della Francia. Il Bistrot Melac è famoso anche per la sua festa della vendemmia, che viene organizzata ogni anno davanti al ristorante: il vendanges de Charonne, il cui nome deriva dal quartiere in cui si trova.
La Dame Blanche
Photo credit Sebastian Erras

Rifugio classico

“Questo negozio è come un bebè per me: è la mia vita, la mia attività a tempo pieno”, dice Régis Page. È un bebè esigente: qui c’è la più grande collezione in Francia di vinili di musica classica. Régis ha accumulato pazientemente un tesoro fatto di 100.000 album (immagazzinati nel negozio e in un deposito sulla strada posteriore), soprattutto a base di acquisti da collezioni private. Cominciò nel 1987, quando aprì il negozio. Fra i gioielli che sono passati sui suoi scaffali c’è un cofanetto che è stato venduto per 2000 dollari: Mozart en Paris, sette LP che contengono tutta la musica composta da Mozart durante le sue visite in Francia, suonata esclusivamente da musicisti francesi nel 1956, sotto la direzione di Fernand Oubradous. Il nome del negozio (“la dama bianca”) viene da un’espressione con cui viene chiamata la donna che da il nome alla strada: Rue Saint Genevieve de la Montaigne, una bellissima strada nel Quartier Latin.
Debauve et Gallais

Il tempio della dolcezza

“Caro amico, ti raccomando di mangiare regolarmente la cioccolata di Debauve & Gallais, è un sistema per non perdere mai di vista il vero senso della vita”. Queste parole dello scrittore Marcel Proust riassumono cosa si sente quando si prova uno dei gioielli di questo chocolatier. Nel Maggio del 1800, Sulpice Debauve aprì questo negozio a Saint Germain (a due passi dal Bon Marché e dal Café de Flore) con grande ambizione. Nella facciata campeggiano le parole “Utile dulci”, dal motto di Orazio “mescolare l’utile con il dolce”. Appena si entra, ci si trova in un semicerchio perfetto, con un tavolo come quelli degli antichi farmacisti (professione precedente di Debauve). Progettato de architetti che lavoravano per Napoleone, è l’unico negozio di cioccolata registrato nella lista dei monumenti storici francesi. Napoleone stesso era un assiduo frequentatore di questo tempio della dolcezza, così come Anatole France, Arthur Rimbaud e Coco Chanel, fra gli altri. È imprescindibile provare le mitiche “pistole di Maria Antonietta”, inventate da Debauve: erano delle dolci capsule per le medicine che la regina prendeva a malincuore. Oggi il negozio è gestito da Bernard Poussin, nono discendente della famiglia, e Diane Juique, giovane manager. Insieme, hanno accentuato il profilo internazionale di Debauve & Gallais, aprendo filiali in diversi paesi.
La Bonne Franquette
Photo credit Sebastian Erras

L’anima di Montmartre

Pochi ristoranti possono vantare di essere stati dipinti da un artista famoso: La Bonne Franquette è uno di essi. Vincent Van Gogh amava il suo giardino e nel 1886 lo dipinse ne La Guinguette, ora esposto al Museo d’Orsay. Questo ristorante a Montmartre era un punto di ritrovo per alcuni dei grandi della pittura del 19° secolo: Degas, Cézanne, Toulouse-Lautrec, Pissarro, Sisley, Renoir e Monet si fermavano qui a bere dopo essere saliti per la ripida Rue des Saules. Anche l’insegna del ristorante è un’opera d’arte: venne realizzata da un artigiano che dipingeva con oro su vetro (probabilmente l’ultimo capace di farlo). La famiglia Fracheboud ha gestito il ristorante (che ha 4 secoli di storia) dal 1971. Ha cercato di evitare la deriva turistica del quartiere e di difendere la qualità dei propri piatti e del proprio vino (sempre servito in caraffa). Ma ha anche cercato di evocare l’anima del vecchio Montmartre: questo è uno dei luoghi in cui si può godere di un genuino cabaret montmartrois, cancan compreso.
Norbert Bottier
Photo credit Sebastian Erras

Fragranza di cuoio e di colla

Sono cresciuto fra pile di scarpe nel negozio di calzolaio di mio padre. E sono rimasto leale a quel profumo di cuoio, pittura, colla, pece e filo”, afferma Norbert. La lealtà è reciproca, a giudicare dal successo di questo appassionato calzolaio. Nel 1981, Norbert avviò il suo primo negozio gestito in proprio e nel 1991 cominciò a vendere scarpe di lusso. Qualche anno dopo, cominciò a disegnare calzature ed oggi è molto apprezzato per la qualità delle sue scarpe. “Da adolescente, passavo ore guardando mio padre che lavorava con macchine che sembravano nascondere un segreto”, ricorda. Oggi Norbert quel segreto l’ha fatto suo.
Cosa abbiamo imparato.
La bellezza di Parigi va oltre i suoi straordinari musei e monumenti. Antiche famiglie di artigiani e giovani designers, fanatici della gastronomia e adoratori della musica, esercenti di negozi di ottica e di lavanderie, hanno un savoir faire unico, che riempie di creatività la loro vita quotidiana. I loro laboratori, officine e botteghe raccontano una storia diversa della città. La prossima volta che ci andrete, datevi del tempo per immergervi in quel mondo: non ve ne pentirete.
License: Creative Commons Attribution No Derivatives 4.0