Studio Fludd è un collettivo multidisciplinare che intreccia nei suoi progetti grafica, illustrazione e design autoprodotto. Nato a Venezia nel 2008, è composto dalle menti fertili di Sara Maragotto, Caterina Gabelli e Matteo Baratto.

E’ Caterina, anima veneziana del gruppo, ad accogliermi nella sua casa-laboratorio nei pressi della Chiesa di Santa Maria dei Miracoli. L’appartamento è come te l’aspetti: matite e pastelli abbandonati sul tavolo, una compulsione creativa che invade lo spazio decorandolo di patterns e mosaici floreali; un bagno che, con le sue altissime pareti piastrellate rosa confetto, è un mix tra un hammam e il salone di bellezza di Nancy Reagan. Arrivati in soggiorno la costringo a farmi un tè allo zenzero: con grande naturalezza, mentre grattugia buccette di ginger, Caterina mi racconta di Robert Fludd. Medico, disegnatore e alchimista, Fludd è stato un genio prolifico che li ha subito folgorati: la sua multidisciplinarietà, l’attenzione per il rapporto tra macro e microcosmo, tra il grande mondo dell’universo e il piccolo mondo dell’uomo diventeranno i cardini sui quali far ruotare il loro progetto.

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Certo, un alchimista prima di ottenere l’oro da metalli vili passa attraverso esperimenti più o meno fallimentari; così anche lo Studio ha avuto esordi difficili. Come il mercatino artigianale natalizio a cui si presentarono con “dei bellissimi pupazzetti dismorfici. Fu una catastrofe, non vendemmo nulla.”
Uno scontro tra mondi troppo lontani, una conversazione impossibile tra esoterismo del Seicento e artigianato per signore.

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In questa tensione tra il fallimentare e il grandioso si è sviluppata negli anni la forza del motore Fludd, cioè lo studio di un metodo progettuale ordito per disciplinare e armonizzare le tre anime del gruppo.

Caterina trova lo spunto per spiegarmi il loro percorso creativo mentre siamo in sala, le finestre fanno entrare la luce riflessa dai marmi chiari della chiesa e noi mastichiamo biscotti trasformandoli in bolo: il cibo, la digestione e i marmi veneziani sono 3 elementi chiave per raccontare Gelatology, libretto illustrato a tre mani, un lavoro in quattro fasi che costituiscono una guida esemplare per districarsi nel labirinto della creazione.

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Fase 1: archivio.

Il punto di partenza è un lavoro precedente del collettivo, incentrato sulle superfici marmoree delle chiese e il rapporto tra la texture del marmo naturale con quella artificiale del legno dipinto.

Fase 2: ricerca del tema.

Dal marmo parte una riflessione sulla geologia, si abbandona il vetro delle collane di design e si comincia a sperimentare sulle pietre e il legno marmorizzato. Sapevate che la carta marmorizzata è un classico veneziano e deriva a sua volta dalla tradizione persiana? Neanch’io.

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Fase 3: approfondimento.

Qui comincia lo studio di immagini antiche a tema geologico. Lavorando sempre sull’analogia, e la trasformazione alchemica della materia, ci si accorge di come molte di esse somiglino a delle grasse, tronfie torte gelato multistrato. La pensa così anche il geologo del XIX secolo Charles Lyell, per il quale nel corso di un movimento tettonico “le pietre si muovono sulla lava come mandorle sullo zucchero”. Si delineano i dettagli di un quadro fatto di realtà fluide di creme e magma, di crosta terrestre e semifreddi stratificati.

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Fase 4: realizzazione.

Ognuno lavora su una tavola che poi passa all’altro in una sorta di rotazione compilativa. Trame sottili ed elementi figurativi per Caterina, pennellate selvagge e macchie ripetute in centinaia di copie poi rifinite in digitale per Sara, figure tridimensionali per Matteo.

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Il libretto, stampato a risograph in bianco e nero con solo alcune pagine a colori, viene selezionato nel 2014 da Bologna Children’s Book Fair. Da quest’esperienza nascono un workshop itinerante e una cena a tema geologico, un banchetto allestito prima a Venezia e in seguito presentato a Ljubljana e Torino, in cui gli elementi edibili delle diverse portate si camuffano da ametiste o malachiti e i gelati diventano piatti salati.

Questa reazione a catena di esperienze tese a coinvolgere il pubblico seguite alla stampa di Gelatology dimostrano un’idea chiara del collettivo: creare ponti tra i diversi linguaggi del visivo così come tra arte e vita pubblica. “L’illustrazione spesso è vista come una realtà svincolata dal mondo, isolata in una bolla, mentre qui dev’essere solo il punto di partenza per combinare altre follie”.

gelatology_05gelatology_06gelatology_12Foto di Studio Fludd riprodotte su concessione