Codex Seraphinianus, viaggio in un mondo immaginario

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Se vi chiedessimo di pensare a un libro assurdo, al più assurdo che vi viene in mente, voi a quale libro pensereste? Noi al Codex Seraphinianus, un’enciclopedia scritta in un alfabeto inventato che, con la sistematicità di un inventario medioevale, descrive e cataloga un mondo immaginario.

Ogni volta che sfogliamo le sue pagine, quel mondo prende vita nella nostra mente. Il bello del Codex Seraphinianus è che ogni lettore è chiamato a immaginare, completare e dare un senso a questo universo fantastico. Oggi vogliamo ripercorrere la storia di questa opera così come è stata concepita dal suo creatore, Luigi Serafini.

IMMAGINE DELLE TAVOLE DEL CODEX SERAPHINIANUS
IMMAGINE DELLE TAVOLE DEL CODEX SERAPHINIANUS

Che cos’è il Codex Seraphinianus

Il Codex Seraphinianus è un libro di Luigi Serafini, architetto e designer italiano nato a Roma nel 1949. L’autore iniziò a lavorare alla sua opera nel 1976, vi lavorò per ben due anni mezzo, e nel 1981 il Codice fu pubblicato dall’editore Franco Maria Ricci che a proposito del testo scrive “Il Codex appartiene a quella ricca famiglia di imprese e di miraggi di cui fanno parte la Naturalis Historia di Plinio, il De Rerum Natura di Lucrezio sino all’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert.

Alla prima pubblicazione ne seguirono altre e ben presto il Codex divenne un vero e proprio oggetto di culto: chi provava a decriptarne la lingua e a leggervi un senso; chi lo apprezzava semplicemente come la più grandiosa opera prodotta dalla fantasia. Tra i suoi più grandi estimatori si contano Roland Barthes, Italo Calvino, Federico Fellini e Tim Burton.

Il Codice, così come si confà a una vera e propria enciclopedia, si divide in diverse sezioni tematiche, ognuna riccamente illustrata e accompagnata dal testo.

IMMAGINE DELLE TAVOLE DEL CODEX SERAPHINIANUS

L’opera ha fatto il giro del mondo. Del resto, una lingua inventata ha il vantaggio di non avere problemi di traduzione: chiunque può interpretarla come vuole. Il suo successo è stato incredibile: dal 1981 a oggi ne sono state vendute oltre 70.000 copie. Tante, se si considera il prezzo decisamente poco abbordabile: 100 euro per la versione economica, 300 per quella più pregiata.

In Cina, in particolare, il Codex è andato letteralmente a ruba, vi basti pensare che si vendono addirittura copie contraffatte a 20 euro l’una. Anche negli Stati Uniti l’opera ha suscitato grande interesse, a proposito: vi proponiamo questa breve intervista a Luigi Serafini realizzata il 13 dicembre 2015 dai giornalisti di Great Big Story (video network finanziato da CNN).

Ora andiamo a ripercorrere la storia del Codex Seraphinianus, cerchiamo di capire come nasce questo mondo fantastico nella mente del suo creatore.

Dall’idea alla messa in opera

Era un giorno imprecisato di settembre del 1976, Luigi Serafini aveva ventisette anni e, nel suo scriptorium in via Sant’Andrea delle Fratte a Roma, iniziò a buttar giù illustrazioni con le matite colorate. “Erano corpi umani ibridati, con protesi a forma di pinza, ruota di bici e penna stilo, come se fossi a scuola di nudo-cyborg in un’Accademia di Belle Arti Spaziali”. Così leggiamo nel Decodex, il libretto che accompagna l’edizione Rizzoli del Codex Seraphinianus e che ne racconta la genesi.

A quei tempi Luigi Serafini non aveva un progetto, non sapeva cosa stava creando, stava semplicemente dando vita a delle “visioni” che abitavano la sua mente. In un’intervista al Post racconta: “Se non era il gatto, forse era qualche civiltà di un’altra galassia a trasmettermi quelle visioni, un po’ come nel film Incontri ravvicinati del terzo tipo di Spielberg. Loro mi indicavano e io disegnavo”.

IMMAGINE DELLE TAVOLE DEL CODEX SERAPHINIANUS
IMMAGINE DELLE TAVOLE DEL CODEX SERAPHINIANUS

E a giudicare dalle illustrazioni, dalla dovizia di dettagli con cui vengono presentate, diventa quasi verosimile credere a un suggerimento che proviene da civiltà aliene, o a un gatto che si fa portavoce di un mondo sconosciuto. Del resto, la grande capacità di Luigi Serafini è proprio quella di catapultarci nell’inverosimile.

Pian piano, nella mente dell’autore, iniziò a prendere forma un progetto: un libro che raccogliesse le sue illustrazioni. Fu così che i fogli illustrati divennero le tavole di un’enciclopedia, e a queste tavole fece da contrappunto un testo scritto in una lingua fantastica, liberata dai codici di un alfabeto, che rinnega e si fa beffa dell’obiettivo principe di ogni lingua: la comunicazione. Creò una scrittura caratterizzata da lettere morbide e arrotondate, ricca di ghirigori e arabeschi. Una scrittura che assecondava i suoi gusti estetici e che rendeva il gesto di scrivere scorrevole e automatico.

Nel codice, immagini e parola attingono al mondo della fantasia, entrambe si liberano dalla necessità di esprimere un significato univoco. Così facendo, testo e immagini si appellano direttamente alla nostra fantasia.

IMMAGINE DELLE TAVOLE DEL CODEX SERAPHINIANUS
IMMAGINE DELLE TAVOLE DEL CODEX SERAPHINIANUS

Quale sensazione si prova sfogliando le pagine del Codex? Ce lo spiega il suo autore.

“L’avvicinamento di un testo a un’immagine, si sa, genera un’apparenza di senso, anche se non comprendiamo o l’uno o l’altra. Vi ricordate quando da piccoli sfogliavamo i libri illustrati e, fingendo di saper leggere, fantasticavamo sulle loro figure, davanti ai più grandi? Chissà, pensai, forse una scrittura indecifrabile e aliena ci avrebbe reso liberi di rivivere quelle vaghe sensazioni infantili.”

IMMAGINE DELLE TAVOLE DEL CODEX SERAPHINIANUS
IMMAGINE DELLE TAVOLE DEL CODEX SERAPHINIANUS

E noi, davanti al Codex Seraphinianus, rimaniamo incantati come bambini, mentre nella nostra mente prende forma un mondo fantastico. Il mondo di Luigi Serafini.

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